Malombra, dramma decadente sulle rive del Lario… e del Verbano



Immagini verbanesi, insieme a quelle del Lario, compaiono anche nel film Malombra, prodotto nel 1917 dalla Cines per la regia di Carmine Gallone (1886-1993), con l’interpretazione indimenticabile di Lyda Borelli, affiancata da Amleto Novelli e Augusto Mastripieri. Tratto dal romanzo di Fogazzaro, racconta la vicenda di Maria di Malombra, prigioniera in un castello sul lago di Como. Il film venne presentato a Roma la sera del 15 febbraio 1917; in sala c’era un giovanissimo Luchino Visconti che rimase affascinato dalle immagini e dallo spirito decadente del romanzo. Malombra fu uno dei grandi successi della cinematografia italiana, ma ciò non impedì che cadesse nell’oblio come tutto il cinema muto (Raymond Borde stima le perdite della produzione italiana intorno all’85%!). Del film non si conoscevano copie superstiti fino al 1982, anno in cui fu ritrovata in una cantina di Trento una serie di vecchie pellicole, tra cui anche Malombra: ma dei quattro rulli (‘pizze’) fu ritrovato solo il primo. La Cineteca di Bologna avviò allora una lunga operazione di restauro e la ricerca all’estero di una copia completa; cheinfine è venuta in luce presso la Cineteca del Sodre di  Montevideo (Uruguay). È stato così possibile il recupero del film, ciò che ha permesso di riconoscere alcune immagini dell’isola Pescatori, delle cave di Baveno, di una processione di barche per una festa religiosa sul Verbano, della Rocca di Angera.

 

Fotogramma della Rocca di Angera, ripresa dal lago, con barca In primo piano, dal film Malombra, regia di Carmine Gallone, 1917.

Fotogramma della processione di barche sul lago, dal film Malombra, regia di Carmine Gallone, 1917.

La trama

Una giovane donna si convince di essere posseduta dallo spirito di una sua antenata. Lei uccide un parente e l’uomo che ama prima di togliersi la vita. Tratto dal romanzo di Antonio Fogazzaro. Maria di Malonbra, un’orfana, è affidata allo zio, il Conte Cesare d’Omengo, e arriva alla sua casa sulla riva del Lago di Como. Chiede di essere ospitata in una camera con vista e le viene data la stanza di Cecilia, la prima moglie del Conte che era stata tenuta prigioniera lì prima di morire. I domestici avvertono Maria che la camera è maledetta. La giovane, che  inizia a leggere poesie e romanzi gotici per passare il tempo, accusa strani pensieri. Nella scrivania trova il diario di Cecilia, in cui è scritto che lei vivrà ancora per ottenere la sua vendetta tramite chiunque legga il diario dopo la sua dipartita. Maria trova nella scrivania anche lo specchio di Cecilia, che nel restituire il suo volto di Maria si rompe, confermando la profezia nel diario. Maria crede di essere posseduta dallo spirito di Cecilia e sviene. Mentre è in convalescenza legge un libro, Il sogno, che ha un particolare effetto e le ricorda i suo i stessi sogni. Scrive quindi all’autore del librio, firmandosi come Cecilia. Un giorno Corrado Silla, l’autore del libro, è chiamato al castello, dove presto scopre di essere il figlio illegittimo del Conte e si innamora di Maria. Durante una partita di scacchi, lei gli racconta della sua corrispondenza con l’autore del libro e Corrado decide di nasconderle la sua identità. Prima di lasciare il castello Corrado dichiara il suo amore a Maria, ma la chiama Cecilia, rivelando così se stesso come l’autore del libro, ma anche, inavvertitamente, rafforzando la sua convizione di essere posseduta. Trascorrono tre mesi e sembra che Maria si sia rimessa in salute. Lo zio decide che lei diventerà la moglie di un cugino in visita. La richiesta di matrimonio del cugino si confonde, nella fragile mente di Cecilia, con quella del Conte a Cecilia. La primavera successiva, la sera del matrimonio, Maria si nasconde nella stanza del Conte, per attuare la vendetta di Cecilia. Il giorno dopo il Conte viene ritrovato fuori di sé, incapace di profferire parola. Il dottore sospetta Maria, ma nessuno dei parenti gli crede. Lei scrive a Corrado per avere un appuntamento. Quando si incontrano Maria racconta gi avvenimenti della notte precedente e nello stesso momento in cui parla il Conte viene trovato morto. Silla inizia a pensare di essere involontariamente colpevole, mentre Maria perde completamente il senno. Il giorno successivo, all’ora di cena, lei entra nella stanza di Silla e lo uccide. Subito dopo fugge su un’imbarcazione e si allontana sulle acque del Lago per non tornare mai più.

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Da: Le prime immagini del lago Maggiore al cinema di Davide e Giovanni Pozzi, Verbanus 24, 2003.

 

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