La vera storia del falso Buffalo Bill nel Cusio


“E’ uno dei pochi misteri della mia vita che non sono riuscito a svelare”. Così ha commentato Celeste Barducci, presidente del Circolo Filatelico Omegnese, quando gli abbiamo chiesto di quella misteriosa cartolina: un invito allo spettacolo del Buffalo Bill Wild West presso il Teatro Sociale di Omegna, organizzato dall’Unione Sportiva Omegnese. Data, il 20 Febbraio, sabato grasso. L’anno non si sa, non è scritto. La cartolina, che è autentica, è stata pubblicata in un libretto su Omegna com’era.

Una vista estiva di Omegna dal Lago d’Orta all’inizio del Novecento

Da qui è partita la nostra lunga e laboriosa indagine, che aveva come oggetto una  domanda: è dunque possibile che William Frederick Cody, noto come Buffalo Bill, soldato dell’esercito americano nella guerra di secessione, famoso cacciatore di 4000 bisonti, attore e impresario del West Wild Show, abbia scelto proprio Omegna come tappa del suo spettacolo? All’inizio del secolo scorso era una una ridente cittadina a vocazione industriale, che contava 4923 abitanti. La strada percorsa ci ha portato lontano dal Cusio, fino in Canada, attraverso l’America e l’Inghilterra, ma abbiamo deciso di pubblicarla ugualmente perché la storia ci è piaciuta.

Omegna al giovedì, giorno del mercato, nel 1910. Sullo sfondo l’Albergo Savoia. Buffalo Bill avrebbe visitato la cittadina del Cusio per uno spettacolo al Teatro Sociale. Ma era veramente William Cody, il famoso cacciatore di bufali, o si trattava di un’imitatore?

Alessandra Magrin, studiosa presso l’Università scozzese di Strathclyde a Glasgow, che si occupa delle turnée e dell’attività di Buffalo Bill in Italia, ha fornito una preziosa indicazione. La sua opinione è che si tratterebbe di un altro Cody. Infatti il “vero” Buffalo Bill il 20 Febbraio 1906 era in viaggio verso Marsiglia, dove sarebbe sbarcato il 4 Marzo,  quindi non poteva certo essere ad Omegna! Dalla Francia avrebbe portato il suo show nel Vecchio Continente fino a Settembre, con venticinque tappe in Italia. In Piemonte si fermò a Torino, Alessandria, Asti e Novara. L’ultimo spettacolo europeo si tenne a Ghent, in Belgio, il 21 Settembre. Quell’invito non è riferibile nemmeno al 1890, l’unico altro anno in cui Buffalo Bill visitò l’Italia, perché quel 20 Febbraio si trovava a Roma. John Rumm, curatore di Storia del West Americano al Buffalo Bill Historical Center di Cody in Wyoming, che possiede una route list completa delle città visitate in Italia dal Wild West Show, ha confermato che Omegna manca all’appello, sia nel 1890 che nel 1906.

La cartolina-invito di Buffalo Bill allo spettacolo del 20 Febbraio ad Omegna, Collezione Privata

L’iconografia utilizzata solitamente dal “vero” Buffalo Bill in occasione delle rappresentazioni italiane era sempre uguale. La cartolina omegnese è molto diversa. L’ipotesi della Magrin e di Rumm è che ad Omegna ci fu sì lo spettacolo, ma che ad esibirsi non fu il vero Buffalo Bill bensì un’imitatore, il cosidetto “falso Buffalo Bill”, ovvero un certo Samuel Franklin Cody, attore e aviatore americano. Dopo un’attenta verifica sui calendari, abbiamo scoperto che il Sabato 20 Febbraio, il giorno in cui il fantomatico Buffalo Bill si esibì ad Omegna, cadde soltanto negli anni 1892, 1897, 1904 e 1909.

Un ritratto giovanile di Samuel Franklin Cody, il cowboy americano che sfruttò la sua strabiliante somiglianza con il “vero” Buffalo Bill per far fortuna. Dall’inizio del Novecento cambiò mestiere e divenne un pioniere dell’aviazione nel Regno Unito. Washington, Library of Congress

Jean Roberts è una piacevole signora inglese, che, dopo aver acquistato la casa in cui aveva vissuto Samuel Franklin Cody, ne è diventata un’esperta biografa. Secondo i documenti in suo possesso, Cody visitò l’Italia dal 1894 al 1896. Nel 1894 Cody avrebbe sfidato il velocista Romolo Buni al Parco Trotter di Milano. Nel 1904 era occupato a fare dimostrazioni con i suoi aquiloni all’Alexandra Palace di Londra e lavorava per l’esercito ad Aldershot, mentre nel 1909 volava a Farnborough. Quindi gli unici anni possibili per lo spettacolo di Omegna potrebbero essere il 1897 o il 1904. Nel 1897 Cody sarebbe rimasto in Italia almeno fino al 20 Febbraio per partire subito dopo per la Francia. Infatti il 28 Febbraio del 1897 lo troviamo al a Tolouse con uno spettacolo al Vélodrome du Bazacle. Il 1904 è l’anno meno probabile, ma è anche vero che il Teatro Sociale di Omegna fu inaugurato solo nel 1902.

Il Teatro Sociale di Omegna, inaugurato nel 1902 dalla Societò del Mutuo Soccorso, dove si sarebbe esibito Buffalo Bill il 20 Febbraio, sabato grasso, di un anno sconosciuto. Da storia.php

Ma chi era Samuel Franklin Cowdery? La sua biografia è di difficile ricostruzione. Ogni volta ne dava una versione diversa, per rendere la sua origine più mitica. Nato con il nome di Samuel Franklin Cowdery a Davenport, in Iowa, il 6 Marzo 1867, discendente dei primi pellegrini giunti in America, Cody raccontava che il padre era stato un eroe nella guerra contro il Messico. Diceva che la sua famiglia era stata sterminata dai Sioux e lui solo era sopravvissuto. In realtà Samuel era uno dei cinque figli di un veterano riformato per malattia che aveva abbandonato moglie e prole nel 1875. Il giovane Cowdery, dopo un precoce apprendistato come cowboy in Iowa e sul mitico Chisholm Trail, dove aveva imparato a cavalcare stalloni, era arrivato come cercatore fino a Dawson City, in Canada, capitale della famosa corsa all’oro del Klondyke. A 21 anni, nell’Aprile del 1888, iniziò a lavorare nel circo di Adam John Forepaugh, che per primo dedicò una parte dello show al Wild West.

L’impresario Adam Forepaugh fu il primo a includere scene dal Wild West nel suo spettacolo. Il numero di Cody si intitolava “Captain Cody, re dei Cowboys”. Washington, Library of Congress

Cowdery, sfruttando la sua strabiliante somiglianza con l’originale, si era fatto passare per Buffalo Bill Junior, cioè il fratello minore del vero Buffalo Bill. Infatti il suo soprannome era “Captain Cody, re dei cowboys”. L’aspetto era indimenticabile: capelli lunghi, pizzetto e baffi, cappello, abiti da cowboy, giacca di pelle e stivali a punta. In quello stesso anno, durante uno show a Norristown, in Pennsylvania, aveva incontrato una graziosa ragazza bruna, Maud Maria Lee ed era stato amore a prima vista. L’anno dopo si sposarono. Lei aveva soltanto 17 anni. Da quel momento si persero le tracce di Cowdery e subentrò “Cody Jnr”; sul certificato di matrimonio la professione era quella di “tiratore di precisione con fucile e pistola e cowboy”. Maud lo seguì nel suo spettacolo e insieme girarono l’America. In un articolo di giornale furono definiti “i più grandi tiratori viventi di revolver”. Nel giugno del 1890 si imbarcarono per l’Inghilterra, forse per evitare procedimenti legali da parte del vero Cody. Assieme alla sposa, che iniziò a utilizzare il soprannome Lillian Cody, girò l’isola con uno spettacolo con il fucile. Nel 1890 si spostò in terraferma.Il matrimonio non dev’essere stato un idillio, tanto che Maud tornò in patria triste e sola, abbandonò la carriera di tiratrice per delle ferite riportate durante uno spettacolo, e si assicurò una dipendenza da morfina e i prodromi della schizofrenia. Disse alla sua famiglia che il marito aveva incontrato una donna inglese. Trascorse i suoi successivi 41 anni come ospite dell’ospedale psichiatrico di Norristown in Pennsylvania e ricevette in tutta la sua vita una sola lettera dal marito. Si fece viva con gli eredi nel 1912, alla morte di Samuel, per rivendicare parte dell’eredità.

L’inglese Elizabeth Mary King Davis, nota successivamente come Lela Marie Cody, divenne l’amante di Cody nel 1890. Già madre di tre figli dal primo matrimonio, diede a Cody il suo unico figlio nel 1897. Lela si prestò a fare da bersaglio a Cody durante gli spettacoli e lo supportò quando decise di dedicarsi all’aviazione.

A due mesi dall’arrivo, Maud fu effettivamente sostuita dalla minuta Mrs Elizabeth Mary King Davis, nota successivamente come Lela Marie Cody. La Davis era figlia di un’importante commerciante di cavalli che lavorava per la Regina. Di quindici anni più anziana di Cody, Lela King non portò soltanto con sé coraggio e esperienza come amazzone, ma anche tre bambini, i due maschi Edward e Leon e una femmina, Vivian. I piccoli, a cui Cody insegnò i trucchi del mestiere, si affezionarono subito al nuovo compagno della madre e lo seguirono sul palcoscenico, adottando il cognome Cody. Si esibirono in spettacoli teatrali nei music-hall con numeri a cavallo, tiro con il fucile e acrobazie con il lazo. Il loro spettacolo che si chiamava Captain Cody and Miss Cody: Buffalo Bill’s Son and Daughter. Nel giugno del 1891 si fece vivo  l’autentico Buffalo Bill con la sua Wild West Company, è portò l’agente di S.F. Cody in tribunale, ottenendo la diffida ad usare termini come “figlio di Buffalo Bill” e “Wild West Show”.

William Frederick Cody, il “vero” Buffalo Bill  nel 1891 denunciò l’agente di Samuel Franklin Cody e lo portò in tribunale con l’accusa di truffa. Buffalo Bill Museum and Grave, Golden, CO

La fedeltà e la fiducia di Lela non sfumarono in 22 anni di vita insieme, e furono tali che lei si prestò spesso a fare da bersaglio per Cody. Circondata da 20 sfere di cristallo, Lela stava stoicamente immobile mentre lui le faceva saltare una dopo l’altra. Indossava sempre un abito rosso, in modo che, in caso di errore, il sangue fosse invisibile. Cody non ammise mai di aver usato cartucce alleggerite, che non fossero davvero letali o che non rimbalzassero. Il nuovo show intitolato SF Cody and Family, Champion Shooters of America debuttò a Londra nel 1892.

La corsa con la biga era una variante prevista da Cody negli spettacoli, come in questa immagine scattata probabilmente a Malta nel 1896. Foto di Jean Robert, http://www.sfcody.org.uk

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Fra i tanti numeri in cui era specializzato Cody c’era anche il lancio dei coltelli

Lela e i suoi figli, accompagnarono, nel 1893, Cody nel tour europeo, dove si specializzarono in numeri arditi, come quello in cui Samuel sparava da cavallo alla sigaretta che Lela stava fumando o mirava alle mele sulla testa dei bambini. Una volta, quando la colpì per errore sulla coscia, a lei non restò che stringere i denti e aspettare la fine dello spettacolo. Per farsi pubblicità Cody cavalcava nelle strade del paese di turno, in costume da cowboy su un cavallo mustang, a capo della sua piccola troupe. In quel periodo Cody sfruttò la nascente passione per i velocipedi, nuovo mezzo di locomozione, organizzando una serie di gare contro famosi ciclisti e contemporaneamente si dedicò alla scrittura di commedie e melodrammi. Lo spettacolo da questo momento era incentrato su Cody e il campione di bicicletta del luogo. Girarono l’Europa per anni e nella maggior parte dei casi Cody veniva scambiato per Buffalo Bill.

Cody incassò una clamorosa sconfitta nella gara contro il ciclista Meyer e perse il premio di 10.000 franchi per una rocambolesca caduta da cavallo. Washington, Library of Congress

Nel 1894, a Milano, sfidò il più grande velocista dell’epoca, il ciclista Romolo Buni, classe 1871, prestinée di Porta Ludovica e velocissimo ciclista. Buni era soprannominato “il piccolo diavolo nero”, le petit diable noir, come l’avevano ribattezzato in Francia, per via del fisico minuto e di un maglione nero che usava indossare in gara. La corsa si svolse al vecchio Parco Trotter di via Andrea Doria, dove oggi c’è la Stazione Centrale. Si può ben immaginare chi vinse la tenzone, dopo uno spossante match di tre ore in cui l’americano cambiò ben 11 cavalli, mentre il povero Buni era solo con la sua bici.

Romolo Buni, classe 1871, prestinaio e prodigioso cicista, era soprannominato “il piccolo diavolo nero”. Gareggiò e perse contro Cody nel 1894 a Milano

La sfida ebbe così tanto successo che fu ripetuta per altri due giorni, ma vinse sempre Cody, che in 10 ore percorse 336 chilometri, 16 in più dello sprovveduto ciclista, che aveva accettato l’impari sfida. Ovviamente un cavallo galoppante era molto più veloce anche del ciclista più svelto, ma il cowboy era un maestro nel fingere incidenti durante la corsa che davano la possibilità di ritardare e di far passare davanti l’avversario su due ruote, salvo poi, con un colpo di scena, riprendersi e vincere all’ultimo momento. In questi anni si fece crescere i capelli sulle spalle, adottò il pizzetto e i baffi incerati, come citazione di Napoleone III.

Il fascino di Cody era amplificato dall’aspetto originale. Ai penetranti occhi azzurri faceva da contrasto uno cappello nero e due simmetrici baffoni incerati

Al pubblico poco interessava che fosse il vero o il falso Buffalo Bill, bastava che sapesse cavalcare e che lo spettacolo fosse pieno di acrobazie. Nel Novembre del 1895 il maratoneta Carlo Airoldi, classe 1869 di Origgio, allora in provincia di Milano, sfidò a sua volta Cody, proponendo una gara di 500 chilometri. Airoldi sarebbe stato a piedi, mentre l’americano a cavallo. Quest’ultimo rifiutò perché pretendeva di avere a sua disposizione due cavalli.

Cody rifiutò la sfida con il podista Carlo Airoldi di Origgio, noto per aver camminato a piedi da Milano ad Atene, per partecipare alle Olimpiadi. Da index.php?id=3073&img=1

Il 7 Settembre 1896 Lela diede alla luce l’unico figlio di Samuel, il piccolo Samuel Franklin Leslie Cody, che morì precocemente nel 1917 in una battaglia aerea e fu sepolto vicino al padre. Nel 1897 la combriccola tornò in Inghilterra, proponendo ancora gare con ciclisti, corse con la biga, scene dal Wild West in spettacoli all’aria aperta e all’Alexandra Palace di Londra, che ebbero un grande riscontro. Non c’era traccia di autentici indiani: l’unico era interpretato dall’attore Edward Le Roy, il figlio più grande di Lela, fratello di Leon e Vivian, nati dal primo matrimonio con Edward John King). La fortuna della famiglia aumentò quando, nel 1898, si avventurarono nel mondo del teatro tradizionale, con il Wild West Melodrama, uno spettacolo molto popolare, scritto dallo stesso Cody, e aumentò ancora con la commedia The Klondyke Nugget (La Pepita del Klondyke), ispirata alla febbre dell’oro dello Yukon.

Il melodramma in salsa western “La pepita del Klondyke”, rappresentato per la prima volta nel 1898 , era basato sull’esperienza fatta da Cody in Canada, durante la cosiddetta febbre dell’oro

Si trattava di un melodramma western, ambientato nella tundra canadese, che prevedeva sparatorie, battaglie di coltelli, cavalli al galoppo, ponti che esplodevano, una guerra con gli indiani e una serie di effetti spettacolari, come l’esplosione di un ponte e il passaggio di un guado. Erano previste sette scene in cui i cercatori d’oro dovevano lottare contro uno sceriffo maldisposto, interpretato da Cody, che aveva il privilegio di una morte tragica alla fine della recita. Il successo fu grandissimo, sin dal debutto e la piéce fu poi rappresentata fino al 1904 in tutta la nazione. Divenne uno degli spettacoli più famosi e redditizi dell’epoca, generando la ricchezza che Cody avrebbe poi investito nell’aviazione.

Il poster pubblicitario della commedia. Assieme a Cody, che interpretava uno sceriffo senza cuore, recitavano anche Lela e suo figlio maggiore Edward Le Roy

L’entusiasmo infantile di Cody per gli aquiloni pare che si risvegliò nel Lancashire, nel 1899, quando, in turnée con lo spettacolo, suo figlio Leon, vestito con una camicia rossa, pantaloni da cowboy e sombrero, girava per la città con un aquilone a forma di pappagallo. Presto fu circondato da una folla di bambini che lo seguivano. In quel momento Cody si disse: “se un bambino può attirare l’attenzione di un gruppo con un piccolo aquilone, perché un uomo con un grande aquilone non potrebbe entusiasmare un’intera nazione?”.

Cody prese possesso dell’antica sala da pranzo all’Alexandra Palace di Londra, che divenne dal 1903 il suo quartier generale per le sperimentazioni con gli aquiloni. Da Colonel%20S%20Cody.htm

Così divenne ossessionato dall’idea di far volare un uomo con un aquilone. Il suo interesse potrebbe essere nato in seguito all’amicizia con Auguste Gaudron, un appassionato di volo con il pallone e paracadutista francese. All’inizio gli aquiloni erano un’attrattiva per lo spettacolo teatrale. Venivano portati nelle città in cui si esibivano. Una volta lanciati in aria attraevano una folla di gente a cui veniva poi data in mano il volantino con tutte le informazioni. Quando lo spettacolo si teneva a Londra, Cody teneva i bambini al mattino, già pronti nei loro costumi da cowboy e faceva esperimenti con gli aquiloni, lanciando questi enormi oggetti volanti nei parchi, nei campi. Lela e i figli volarono in una sedia di vimini sospesa sotto l’aquilone per dimostrare il potenziale utilizzo per il trasporto umano e per attrarre il pubblico allo spettacolo. Il primo brevetto depositato fu un aquilone a forma di scatola nel 1901 che Cody offrì all’esercito per l’utilizzo durante la guerra boera.

Esperimenti con gli aquiloni nei primi anni del Novecento ad Aldershot. Da far3.html

Nell’agosto del 1903 Cody riuscì a raggiungere l’altezza di 1300 metri, con il Queen Alexandra, conosciuto come il Cody 2. L’aquilone iniziò ad apparire nei poster pubblicitari di The Klondyke Nugget e Cody disse al “Pearson’s Magazine”: “Io non posso dire di aver inventato una macchina volante nel vero senso del termine, ma devo confessare di avere questa ambizione; spero, tra qualche tempo, di giocare un ruolo importante nella conquista dell’aria”. Con questo annuncio pubblico dichiarò che si sarebbe dedicato in modo serio a quello che fino ad allora era stato un hobby. Si ritirò dalle scene nel 1905, ma già dal 1903 stabilì il suo laboratorio nella vecchia sala da pranzo dell’Alexandra Palace, mentre altre attori recitavano The Klondyke Nugget, pagando a lui i diritti. Anche se si stava trasformando in un aviatore professionale, Cody era ancora percepito dai più come il cowboy-attore. Nello stesso anno fece un tentativo coraggioso, seppur fallimentare, di attraversare la Manica su una barca attaccata a due aquiloni. L’exploit attirò l’attenzione di Percy B. Walker, ex capo dell’ufficio strutture alla Royal Aircraft. Walker scrisse che “la capacità di Cody nell’innovazione meccanica si eleva al livello di genio e la sua comprensione dei fondamentali principi della meccanica trascende quella di molti ingegneri professionisti”. Finalmente venne assunto dall’esercito ad Aldershot, la cittadina a sudovest di Londra, sede dell’Esercito, con uno stipendio di 1000 sterline all’anno più le spese, per testare aquiloni, palloni e aeroplani.

L’enorme mole del dirigibile Nulli Secundus, che volò tre volta sulla cattedrale di St Paul nel 1907

Nel 1907 Cody fece parte del team del Nulli Secundus I, assieme al  Colonnello JE Capper, sovrintendente alla scuola di palloni dell’esercito inglese. Superarono in record di volo, da Farnborough a Londra in tre ore e cinque minuti, volando addirittura tre volte sopra la cattedrale di St Paul per atterrare al velodromo Cycle Stadium. Cody aveva progettato la navicella e le aste che collegavano la navicella al guscio e lo tenevano rigido. La struttura, in noce americano, pino e bambù, era simile a quelle adottare per gli aquiloni e per gli alianti. Con questa impresa Cody fu finalmente accettato dal pubblico come un vero pilota.

Il British Army Aeroplane No. 1B in un test di volo nel 1909. Il mitico No. 1A era stato il primo aereo a motore capace di volare in Inghilterra. Purtroppo si era stato danneggiato all’atterraggio, ma Cody aveva salvato il motore francesce Antoniette, per utilizzarlo sul No. 1B. Da cody.htm

Il 16 Ottobre 1908 fece il primo, mitico, volo con il British Army Aircraft Number One, noto come il “Cody 1”, un biplano l’aereo che aveva progettato per l’esercito, ispirandosi ai suoi aquiloni e alianti, dotato di un motore Antoniette da 50 cavalli, collegato alle due eliche con una catena. Fu il primo aereo capace di volare mai utilizzato in Gran Bretagna, soltanto cinque anni dopo il primo volo effettuato dai fratelli Wright. Rispetto agli esperimenti precedenti, voli brevissimi o saltelli, questa volta durò più di un quarto di miglio. Alla fine però l’aereo si schiantò a terra per il tentativo di farlo girare velocemente a un altezza troppo bassa. Cody restò illeso, a parte qualche taglio sulla fronte. Come eroe dell’aviazione conquistò la fama e la gloria che nei panni di Buffalo Bill Junior non aveva potuto raggiungere. Le autorità militari non erano però convinte di voler investire in queste macchine volanti che tendevano a cadere. Il finanziamente fu ritirato e Cody fu costretto a finanziare gli esperimenti e la costruzione di aerei con i suoi fondi.

Il cosiddetto “Cody Omnibus” nel 1901. Era un velivolo in grado di trasportare quattro passeggeri

Iniziò a lavorare nell’hangar di Laffan’s Plain vicino a Farnborough, con una squadra di volontari e aiutanti. Cody era superstizioso e sopra l’entrata aveva appeso un ferro di cavallo. C’era anche un faggio, alla fine della pista di atterraggio, dove legava l’aereo con una corda. Le abitudini di un cowboy sono dure a morire! La cosidetta Cattedrale, per il termine francese “katahedral” in riferimento alla curvatura delle ali, decollò il 14 Agosto del 1909. Cody caricò il Colonnello JE Capper, che fu il primo passeggero ad essere trasportato su un aereo in Inghilterra. L’aspetto originale delle sue creazioni di Cody era lo zimbello dei critici, che lo criticavano sia per l’eccesso di seta, sia per l’utilizzo del bambù al posto del metallo, anche se questa scelta era dovuta alla penuria di fondi e all’attaccamento di Cody alle tecnologie tradizionali. Con la Cattedrale Cody battè numerosi record, come una gara di 40 miglia in un’ora e tre minuti, volando su Aldershot, Camberley, Fleet, Fanham e Farnborough l’8 Settembre 1909. Questo, all’epoca, fu il volo più duraturo e lungo del mondo.

In posa con la nuova auto, una Simms. Pur non avendo mai guidato Cody fece il primo viaggio con la vettura fino ad Aldershot e arrivò sano e salvo

Le circostanze forzarono Cody a utilizzare la sua popolarità. Quando i proventi di The Klondyke Nugget iniziarono a scarseggiare si dedicò alle gare di volo, alle lezioni e al trasporto di passeggeri a pagamento. Era spesso sull’orlo della bancarotta perché raramente fu in grado di vendere i suoi brevetti. Iniziò a nascondere la sua lunga chioma sotto il cappello, per essere più credibile come pilota, e infine li tagliò. Ciònonostante l’esperienza da attore teatrale rimase ben presente nel tono della voce in cui si rivolgeva alla folla e  nel suo istinto per il pubblico. Il taglio dei capelli fu un chiaro segno della sua difficoltà rispetto al passato da showman, dopo essere stato accettato come un aviatore. Talvolta veniva enfatizzato l’attore, altre volte il pubblico lo idolatrava come un pioniere del volo. Cody era invece poco a suo agio con questa doppia identità.

Una curiosa immagine di Lela Cody nel giorno del suo battesimo dell’aria. Lela fu la prima donna a volare in America e in Inghilterra. La sua gonna era stata legata per evitare imbarazzanti visioni. Londra, Imperial War Museum

Lela King seguiva Cody nelle sue “follie” e sperimentò anche lei gli aquiloni e gli aerei. Nell’agosto del 1909 Lela fu la prima donna passeggera in volo d’Inghilterra e d’America. Cody stava diventando una star. Al primo air show di Doncaster nel 1909 volò per un terzo di miglio e pubblicamento dichiarò il suo amore per la corona d’Inghilterra diventando cittadino inglese. Nel 1910 vinse 10.000 sterline della Michelin Cup dopo aver volato per 4 ore e 47 minuti. Fu lunico pilota inglese a completare la prima gara Round Britain nel 1911 con il Cody III. Divenne un’eroe del popolo, atteso dalla folla dovunque atterrasse. Trasportava persone sulle ali (senza paracadute) e caricò anche un gruppo di indiani americani vestiti con frange e penne sulla testa. Sempre cosciente della propaganda, si fece anche immortalare su pellicola.

Il colonnello Cody organizza una caccia in areoplano

Un giro in biplano nel 1910

Continuò il lavoro sugli aerei usando i propri soldi, fino al 7 Agosto 1913 quando, mentre testava il funzionamento della sua ultima invenzione, il maledetto idrovolante Mark VI, si spiaccicò al suolo da un’altezza di 500 piedi per un cedimento strutturale. Il Mark VI era il velivolo più grande mai progettato da Cody e, malgrado la sua stazza, funzionava perfettamente e il motore 100 cavalli Green lo rendeva anche abbastanza veloce. Cody aveva previsto di partecipare alla gara Coastal Circuit of Britain indetta dal “Daily Mail” nell’agosto del 1913. Gli aerei avrebbero duvuto volare in 72 ore, da Calshot, vicino a Southampton fino a Inverness e dal lì fino a Dublino, poi girare a Land’s End verso Falmouth e ritornare a Southampton. Cody era fiducioso di poter vincere, anche perché si erano iscritti soltanto altri tre piloti. Invece l’aereo si ruppe in aria il 7 Agost, e cadde a Cove Common. Cody e il suo passeggero W.H.B. Evans non sopravvissero all’impatto e furono dichiarati morti all’Ospedale di Connaught. Cody aveva previsto di caricare il figlio adottivo Leon, quando si era proposto Evans e Cody aveva detta “Porterò prima su lui, sembra un tipo sportivo, gli darò lo spavento della sua vita”!

Il relitto del maledetto idrovolante che si schiantò il 7 Agosto del 1913 per un cedimento strutturale. L’impatto fu fatale per Cody e il suo passeggero, che morirono immediatamente

I suoi figli Leon e Frank stavano lavorando vicino all’hangar di famiglia e corsero sulla scena dell’incidente dove si inginocchiarono sul corpo senza vita del pilota gridando “Oh papà, papà, papà”. Una morte tragica, ma anche prevedibile, che il Cody drammaturgo avrebbe sicuramente approvato. Un matinée fu organizzato all’Ippodromo di Leicester Square con 45 artisti di music-hall per la tradizionale raccolta di fondi per la famiglia di Cody e due passaggi in aereo per Hendon furono messi all’asta dal palcoscenico, come tributo, sottilmente macabro, alla ferrea fiducia del pubblico per il volo. Uno spettacolo di ricordo ci fu anche ad Aldershot, mentre alcuni valorosi piloti salutarono simbolicamente Cody con un’esibizione aerea sul circuito di corse di Aintree a Liverpool. Il re, Giorgio V, mandò un telegramma di condoglianze alla vedova. Lela Marie Cody visse fino a 87 anni e morì il 5 febbraio 1939.

Il re Giorgio V mandò a Lela Cody un telegramma di cordoglio ricordando la figura dell’aviatore americano. Al funerale di Cody parteciparono 100.000 persone

Cody fu seppellito, con tutti gli onori di un membro dell’esercito, al cimitero militare di Aldershot, l’11 Agosto del 1913 in compagnia degli eroi di guerra inglesi, il primo civile e l’unico americano ad avere tale privilegio. La bara fu trasportata su un affusto di cannone trainato da sei cavalli neri come il carbone. Accorsero centomila persone e tutti i reggimenti dell’esercito, per l’ultimo saluto al cowboy volante.

Il centro storico di Omegna agli inizi del Novecento con il Municipio sulla sinistra e il campanile della chiesa di Sant’Ambrogio al centro

Non sapremo mai, con certezza se, Samuel Franklin Cody fu ad Omegna in quel 20 Febbraio, Sabato Grasso, nell’anno, forse, 1897. Qualche probabilità c’è. Un’ulteriore ricerca sui giornali dell’epoca potrebbe essere risolutiva per ristabilire la verità dei fatti. Magari in qualche solaio di Omegna si troverà un vecchio giornale con una recensione dello spettacolo, o apparirà un’altra cartolina, come quella che ci ha portato a conoscere il Colonnello Cody, il cowboy romantico venuto dall’Iowa che è stato, ironia della sorte, il primo uomo a volare in Gran Bretagna.

“I have done very little to shout loud about, but still, I have accomplished one thing that I hoped for very much, that is, to be the first man to fly in Great Britain” (Ho fatto poche cose degne di essere ricordate, ma sono riuscito a farne una che ho a lungo desiderato: essere il primo uomo a volare in Gran Bretagna)

Si ringraziano Alessandra Magrin, John Rumm, Jean Roberts, Garry Jenkins, Celeste Barducci e Vincenzo Progida.

Scarica il pdf dell’articolo qui: La vera storia del falso Buffalo Bill nel Cusio

Bibliografia: The Sun, 12 Agosto 1913; G.A., Broomfield, Pioneer of the Air: The Life and Times of Colonel S.F. Cody, Aldershot, Hampshire, Gale and Polden, 1953; Alberto Lorenzi, Milano in carrozza,  Milano, Bestetti Editore, 1973; Arthur Stanley Gould Lee, The flying Cathedral, London, Methuen & Co. Ltd, 1965; L. Caioli, In bici contro Buffalo Bill, in “La Gazzetta dello Sport Magazine”, 3 febbraio 1996; S.F. Cody Archive, Sotheby’s 1996; Garry Jenkins, Colonel Cody and the Flying Cathedral – The Adventures of the Cowboy Who Conquered Britain’s Skies, New York, Simon & Schuster, 1999; Daniele Marchesini, Benito Mazzi e Romano Spada, Pàlmer, borraccia e via! Storie e leggende della bicicletta e del ciclismo, Portogruaro, Ediciclo Editore, 2001; Gianfranco Manfredi, Il piccolo diavolo nero, Milano, Marco Tropea Editore, 2001; Andrew Horrall, Popular culture in London c. 1890-1918: the transformation of entertainment, Manchester, Manchester University Press, 2001; John R. Hulls, David Weitzman, Rider in the Sky: How an American Cowboy Built England’s First Airplane,  New York, Crown Publishers, 2003; Manuel Sgarella, La leggenda del Maratoneta, Legnano, Macchione Editore, 2005; P. Reese, The Flying Cowboy, Samuel Cody Britain’s First Airman, Stroud, Gloucestersh, Tempus Publishing House, 2006; Alexander Frater, The ballon factory: the story of the men who built Britain’s first flying machine,  London, Picador, 2009; Giancarlo Ascari, Matteo Guarnaccia, Quelli che Milano. Storie, leggende, misteri e varietà, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2010; Jerry Kuntz, A Pair of Shootists – The Wild West Story of S.F. Cody and Maud Lee, Norman OK, University of Oklahoma Press, 2010; Richard Alexis Georgian, Cossacks, Indians and Buffalo Bill, Naples FL, Barringer Publisher, 2011. Link: Buffalo Bill Historical Center www.bbhc.org; un breve documentario sulla vita di Samuel Franklin Cody 7672390.stm; il vero Samuel Cody cody_feature.shtml; il sito di Jean Roberts su Cody www.sfcody.org.uk; SF Cody at The Drachen Foundation www.drachen.org.

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8 commentiLascia un commento

  1. Mistero interessante. E bel blog, complimenti.

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    • Grazie Alfa! A noi piace molto anche il tuo blog, spesso ci capita di navigare quando facciamo le ricerche in Internet per l’Archivio. Su BB non sappiao se veramente sia stato ad Omegna, ci pare francamente improbabile! Però non si sa mai… A presto e ancora grazie. Paola e Marco

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  2. Vi comunico che al capitolo che tratta di Buffalo Bil ad Omegna, il nome del presidente del Circolo Filatelico non è Bardazzi ma bensì BARDUCCI, prego correggere. Grazie

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  3. Cody Omnibus nel 1901 non poteva avere un aereo che trasportasse 4 passeggeri, perché il primo volo dei F.lli. Vright fu nel 1903.
    Celeste Barducci

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  4. Leggo solo oggi (4/2/2017) questo interessantissimo articolo. Una osservazione sulla data: il manifesto dice “Febbrajo 20 Sabato Grasso Ultimo Quarto”. Non basta quindi considerare gli anni con il 20 febbraio di sabato, ma tenere conto che era un sabato GRASSO, cioè il sabato della settimana grassa, che si conclude con il martedì grasso, vigilia delle Ceneri (inizio Quaresima). Solo il 20 febbraio 1909 ha questa caratteristica; il mercoledì 24/02/1909 è il giorno delle Ceneri. Inoltre, solo il 20 febbraio 1909 cade l’ultimo quarto della luna.
    Il 20/02/1904, invece, era già in piena Quaresima (Ceneri il 17/02); il 20/02/1897 non era “grasso” (Ceneri il 03/03), come pure il 20/02/1892 (Ceneri il 02/03). Inoltre in questi tre anni l’ultima quarto lunare NON inizia il 20/02.

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    • Grazie mille della precisazione. Quindi secondo lei la data dello show del finto BB dovrebbe essere il 1909?

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      • Certamente! Solo il 20 febbraio 1909 si ha la coincidenza di “sabato grasso” e “ultimo quarto di luna”.
        Cordiali saluti,
        Pier Paolo Falcone

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