Nel naso di Carlo, gran Santo e politico de’ suoi dì


Veduta del Colosso di S. Carlo Borromeo sul Monte d'Arona, dal Viaggio pittorico ai tre laghi di Friedrich e Caroline Lose, Milano 1818, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense

Fuori del Borgo di Arona, nella cui rocca or atterrata nacque nel 1538 S. Carlo Borromeo, si vede innalzata sopra un’eminenza, che domina il lago, una Statua colossale di questo Santo. Il novarese Pittore Gio. Battista Cerrano ne fu l’inventore, e nel 1614 sotto Federico Cardinale Borromeo Arcivescovo di Milano ebbe principio questo gran lavoro, come si legge nella bella iscrizione latina posta in altro dei lati del piedistallo. Ma per la morte del Cerrano, per la peste, che indi fatalmente scoppiò, e per la perdita in seguito avvenuta anche dello stesso Federico non si è potuto perfezionare, se non negli anni 1694, 1695 e 1696 coll’opera del pavese Siro Zanella, e di Bernardo Falconi di Lugano, i quali ne ampliarono l’altezza e la larghezza già disegnata. Nel 1697 fu poi elevato a spese degli abitatori di que’ finitimi paesi del lago, e d’altri divoti, e specialmente de’ Borromei, ed inaugurato solennemente il 19 maggio 1698 dal Cardonale Arcivescovo Federico Caccia nell’occasione, in cui visitava que’ luoghi per i pastorali suoi ufficj. Questo Colosso sorprende a ragione chiunque lo esamina. Esso rappresenta al vivo l’immagine del gran Santo, e del gran politico de’ suoi dì, ed è si ben proporzionato, che da lungi si reputa una statua gigantesca, e nulla più. Ha ben 112 piedi d’altezza compresovi il piedistallo di granito, che ne ha 46. La testa, le mani, ed i piedi sono di bronzo fuso: il resto è una grossa lastra di rame. Internamente ha, direm così, per anima una specie di griglia costruita di grossi sassi, da cui sporgono delle barre di ferro, che servono a tenere, e ad assicurare contro l’impeto de’ venti la Statua. Servono anche da scala a chi entrandovi dentro per una piega del rocchetto (la quale è grande abbastanza per quest’oggetto) vuol salire sino al capo. Ove comodamente, a menoché uomo non sia d’enorme mole, potrà sederglisi entro il naso. Non lungi da questo sito ritrovansi le cave di rozzo marmo calcareo, con cui, oltre a molti altri edifizj si va fabbricando il Duomo di Pavia, ed osservando i pezzi di quel sasso vi si trovano alcune belle dentriti.

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Da: Friedrich e Carolina Lose, Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como, Milano 1818, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense.

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