L’acqua “ardente” di Bognanco


Si festeggerà nel 2013 il centocinquantesimo anniversario dell’acqua di Bognanco. Fu nel 1863 che una pastorella di Prestino, un piccolo paese della Valle, si fermò a bere presso una polla d’acqua che nasceva da una roccia, sulla riva del torrente Bogna. Trovò che l’acqua aveva un sapore strano, quasi pizzicava e pareva “ardere”. Secondo alcuni la ragazza si chiamava Felicita Pellanda, secondo altre era invece Anna Maria Possetti. Al suo ritorno, raccontò la vicenda al proprietario del fondo, tale Giovanni Pellanda, che non le diede troppo peso, ma raccontò l’accaduto al parroco del paese, Don Fedele Tichelli, un appassionato naturalista. Il prete si incuriosì. Pensò che potesse trattarsi di una fonte ricca di sali ferruginosi e, giunto sul luogo, la sua ipotesi fu confermata dalla presenza di tipici depositi rossi e giallastri. Il proprietario del fondo aveva sempre pensato che l’acqua  fosse “marcia”, proprio per le tracce che lasciava sulla roccia.

Il parroco, avendo intuito l’importanza della scoperta, cercò dei soci e chiese un’analisi dell’acqua chimico H. Brauns di Sion. Il primo dicembre del 1863 lo scienziato svizzero accertò  la peculiare composizione dell’acqua. Allora i centri abitati erano semplici gruppi di case che si chiamavano Al Ponte e Prestino. Don Tichelli acquistò per 40 lire austriache il campo e la fonte dal Pellanda, con il progetto di sfuttare la sorgente, ribattezzata Luigia. Sei anni dopo l’ossolano Dottor Albasini scrisse che l’acqua poteva avere proprietà terapeutiche. L’acqua venne commercializzata con il nome di Acqua gazosa di Bognanco e prodotte dalla Tichelli & C., il nome della società fondata, assieme ad altri soci, dall’industrioso sacerdote.

Una vista delle cime che circondano la Val Bognanco dal fondovalle. A sinistra il Pizzo d’Andolla, al centro la cima Weissmies (schiuma bianca) con i suoi 4.023 metri e, a destra, il Pizzo Straciugo

I clienti erano soprattutto a Domodossola, dove le bottiglie arrivavano tramite un certo Juva di Vagna, che la trasportava da Prestino con la gerla. Guadagnava due soldi per ogni bottiglia, ma il committente doveva procurare il turacciolo. Tra i primi assaggiatori c’erano, in città, i frequentatori degli Stabilimenti Bagni Albasini, conosciuti anche come Il Pechino, che si trovavano al posto dell’attuale ospedale San Biagio. Non tutte le bottiglie arrivavano in buono stato. A causa dei movimenti e della naturale effervervescenza alcune scoppiavano lungo la strada! In seguito, i Borgnis, rimasti gli unici azionisti della società, desideravano liquidarla, ritenendo impossibile risolvere il problema dell’imbottigliamento e del trasporto a valle.

La Villa del Senatore Gaspare Cavallini a Solcio di Lesa sul Lago Maggiore

La notizia dell’acqua gazosa era arrivata fino a Solcio di Lesa, sul Lago Maggiore, dove il senatore di origine pavese Gaspare Cavallini possedeva una bellissima villa. Nella casa, arredata con mobili di pregio in sale affrescate, viveva, oltre a una muta di cani di razza amatissimi dal senatore, anche il figlio Emilio, avvocato, afflitto da fastidiosi e continui disturbi di natura gastrica e intestinale. Il giovane, malgrado i consulti con svariati medici, non riusciva a trovare una cura risolutiva. Perché non provare l’acqua gazosa di Bognanco? L’avvocato partì nel 1890. Il viaggio fu confortevole, grazie alla nuova carrozzabile, costruita tra i 1885 e il 1881 su progetto dell’ingegner Giorgio Stiglio, incaricato dal consorzio dei cinque comuni di Domodossola, Vagna, Monteossolano, Bognanco Fuori e Bognanco Dentro.

Il paese di Prestino e, in alto, le case di San Lorenzo. La Val Bognanco, famosa per i torrenti e le cascate, è diventata meta preferita dagli appasisonati di canoa e rafting

Cavallini giunse alle case di Ponte, una manciata di edifici incassati nella valle, dove alloggiò nella spartana osteria del vecchio Pianezzi. Alla mattina del giorno dopo iniziò a bere a ore prestabilite l’acqua gazosa simile alla grappa. Cavallini notò subito un notevole beneficio e intuì le potenzialità curative dell’acqua ferruginosa. Forte di un sostanzioso patrimonio e di un buon intuito imprenditoriale il Cavallini acquistò la fonte e alcuni terreni vicini per cercare altra acqua termale. Dopo due anni di scavi scovò nel 1892 una polla, non lontano dalla fonte Luigia. La battezzò Adelaide, per omaggiare la sorella.

Un gruppo di persone si riposa all’ombra della tettoia vicino alle sorgenti Luigia e Adelaide. Quest’ultima era stata scoperta da Emilio Cavallini nel 1892

Verso la fine dell’anno trovò un’altra sorgente e, per ringraziare anche il patrono di Bognanco, la registrò con il nome di San Lorenzo. Emilio, con il suo milieu e le sue conoscenze, invitò a Bognanco illustri personaggi e progettò un moderno centro termale con Kurhaus, luogo di accoglienza per i visitatori. Venne disegnato un  parco di conifere ingentilite da cespugli di ortensie, che racchiudesse al suo interno la cascata Claudia, formata dalle impetuose acque del torrente Bogna. All’inaugurazione del centro termale erano presenti il clinico Augusto Murri da Bologna, Paolo Mantegazza e i senatori Porro e Verga, il piemontese Antonio Carle e l’illustre Dottor Luigi Mangiagalli.

Un’antica cartolina raffigurante il Kurhaus fondato da Emilio Cavallini

Il 20 Ottobre del 1906 si costituì Milano la società anonima per azioni Acque e Terme di Bognanco, con sede sociale in via Meravigli 7. Gli obiettivi erano l’espansione di Bognanco come centro termale e lo sfruttamento industriale delle acque minerali. Il capitale sociale era di seicentomila lire, diviso in seimila azioni, divise tra la Banca Bergamasca con 1950 azioni, l’avvocato Cavallini con 1500 e le restanti 2570 di altre cinque soci. Come scriveva il Professor Edmondo Brusoni, nella Guida per la Valle d’Ossola il Sempione e località circostanti, scritto nel 1908, la località era già nota perché qui convengono nella stagione estiva taluni a fare la cura delle acque dette del Prestino (nome della vicina frazione) o meglio di Bognanco. Per accedere alle acque bisogna dapprime seguire per breve tratto la strada rotabile in salita, poscia deviare a sinistra per un sentiero che attraversa i verdi prati e che passando di fianco sl casolare di legno in rovina (che serviva di opificio per la macinazione della terra d’ocra) mette alla sponda sinistra di un rampa del Bogna. Deversi quindi scendere nel letto del rivo e tosto si scoprirà la sorgente (eccellente acqua acidula ferruginosa, molto ricca di gaz acido carbonico e che se fosse in maggior quantità meriterebbe davvero l’erezione di uno stabilimento balneario). Questa fonte trovasi a metri 651 sul mare. Negli alberghi e caffé di Domodossola si può avere l’acqua minerale, che sostituiscie mirabilmente l’acqua di seltz.

Gli stabilimenti di Bognanco in una cartolina dei primi anni del Novecento

Al primo consiglio di amministrazione c’erano il presidente, l’ingegnere tedesco Eraldo Krumm, il vicepresindente ragioniere Carlo Zanchi, oltre a Teodoro Koelliker, il dottor Giuseppe Magnetti e Giuseppe Zanchi, consigliere delegato dalla Banca. La ditta fu presentata ufficialmente all’Esposizione Universale di Milano del 1906. Sei anni dopo a Montecitorio si beveva già l’acqua ossolana.

Era in stile “alpino” il chiosco delle acque minerali di Bognanco all’Espozione Universale del 1906

Grazie all’impegno della Società si diffuse la fama di Bognanco, aumentarono gli alberghi e i visitatori, soprattutto negli anni Venti e Trenta. Fu inuagurato in quell’epoca l’imponente Grand Hotel Milano. Il nome Acqua di Bognanco arrivò anche in America, come dimostra la bottiglia con l’etichetta inglese che si conserva ancora oggi nello stabilimento. Il nuovo Padiglione Rubino fu inaugurato alla presenza di membri della famiglia reale. Venne anche scavata una grotta, tutt’ora visitabile, tra stalattiti e stalagmiti, per raggiungere la sorgente della fonte Ausonia. La direzione sanitaria fu affidata al Dottor Carlo Angela, docente all’Università degli Studi, la prima persona che codificò le proprietà curative delle acque. Il figlio Piero, che sarebbe poi diventato il più famoso divulgatore scientifico della televisione italiana, andava a scuola a Bognanco e imparò a suonare il pianoforte nel Padiglione Rubino. Uno straordinario documentario sulle Terme negli anni Trenta è conservato Nell’Archivio dell’Istituto Luce. Per vederlo cliccare qui: Le terme di Bognanco

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Un elegantissimo gruppo di uomini con una signora davanti alle terme di San Lorenzo nel 1913

L’entrata alle fonti di Bognanco negli anni Trenta

Il Padiglione delle Terme sul fiume Bogna

La peculiare posizione del Padiglione sul fiume consentiva agli ospiti delle terme di passeggiare sul ponte e rinfrescarsi durante i mesi più caldi

I frequentatori delle terme in una cartolina degli anni Trenta

L’interno del Padiglione in una foto “dal vero”, come è specificato nella didascalia

La distribuzione dell’acqua San Lorenzo. In primo piano un curioso porte enfant

Le terme furono costruite intorno a un parco di conifere

Il parco delle terme era punteggiato di fontanelle

Il Padiglione Rubino in una cartolina degli anni Trenta

Foto di gruppo davanti all’imponente Grand Hotel Milano

Per il divertimento degli ospiti c’è anche la grotta visitabile della sorgente Ausonia

Al centro il Padiglione Musso sul torrente Bogna

La prima macchina automatica per l’imbottigliamento attiva dal 1928

 

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Le bottiglie pronte per la distribuzione

Il viaggio dell’acqua dalla fonte alle tavole italiane, europee ed americane era un’avventura lungo la strada tortuosa e stretta della Val Bognanco, come si può osservare in questa preziosa foto di famiglia, gentilmente concessa da Lidia Gibroni

eeeeNella foto di famiglia, gentilmente concessa da Lidia Gibroni, il trasporto dell’acqua di Bognanco per il porto di Genova, dove veniva imbarcata per l’America

Una pubblicità dell’acqua Ausonia nel quartiere di Little Italy a New York

Un gruppo in posa davanti al Padiglione nel 1932

Negli anni Cinquanta il cavaliere del lavoro piemontese Crescentino Rampone contribuì al successo delle terme, promuovendo la realizzazione di infrastrutture, come il cinema teatro, un bocciodromo, un parcheggio su due livelli e un nuova fabbrica per l’imbottigliamento, ricavata da un’area creata ex novo con la copertura di un tratto del torrente Bogna. Inoltre Rampone, con la collaborazione dell’ingegnere Marcello Bologna, rinnovò l’ingresso al parco, il salone della fonte San Lorenzo e i servizi igienici. Nel 1954 fece la prima salita la funivia tra Bognanco Fonti e il paese di San Lorenzo, amato dagli escursionisti. Le terme erano frequentatissime.

L’esterno del Nuovo Cinema Teatro Terme

L’ampia sala nel Nuovo Cinema Teatro Terme

Il Bar del Cinema Teatro con l’immancabile fontanella in primo piano

La stazione della funivia di Bognanco Fonti

La stazione di arrivo della funivia a San Lorenzo

Il piazzale della fonti con due bambini a passeggio

Il nuovo ingresso alle fonti, costruito nel dopoguerra

Lo stabilimento della società per l’imbottigliamento delle acque

L’ambiente, allegro e spensierato, favoriva il riposo e gli incontri galanti. In paese non mancava nulla. Felice Lunardi, che negli anni Cinquanta era impiegato come tuttofare in un albergo del centro, ricorda la bella e indimenicabile stagione trascorsa  a Bognanco in Bognanco, tu Bognanco. Così suonava, infatti, un ritornello pubblicitario degli anni Cinquanta: Bognanco tu Bognanco, rifugio sei del cittadino stanco, e l’acque tue, per vie non conosciute, ridanno nuova giovinezza al cuor. Il nome tuo vuol dire, campar cent’anni e forse non morire, perché tu rendi a tutti la salute, che della vita è l’unico tesor.

Il Padiglione San Lorenzo sul Bogna; il ponticello è coperto da una tenda per il sole

L’ombroso giardino attorno al Padiglione Rubino

Negli anni Sessanta il turismo venne promosso anche con l’offerta di pacchetti completi. A prezzi bloccati il turista può trascorrere otto giorni a Bognanco, ottenendo diverse prestazioni complementari: una visita medica, un viaggio in funivia a San Lorenzo, il libero accesso a cinema e campi da gioco. E prima di tornare a casa riceverà anche un omaggio-souvenir. Dopo una serie di passaggi di proprietà dal dopoguerra, dal 2003  l’amministratore unico della società è l’imprenditore greco Harlabos Melenos, che ha rilanciato sia la produzione che il centro termale, dotato di piscina riscaldata a 32 C°, centro medico ed estetico. La stagione inizia a metà maggio e arriva sino ad ottobre. Oggi sono prodotte e distribuite acque minerali con diverse proprietà curative e indicazioni terapeutiche. La San Lorenzo, una minerale naturale, ricca di magnesio e adatta agli sportivi; l’Ausonia, effervescente naturale che favorisce i processi digestivi; la Gaudenziana, una fonte scoperta di recente, aiuta a prevenire le infiammazioni delle vie urinarie e la formazione di calcoli renali; la Lindos, utile per il ripristino dei sali minerali. Nel 2013 saranno trascorsi centocinquant’anni dalla casuale, ma fortunata scoperta della sorgente Luigia. L’Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola festeggia con una raccolta di immagini sulle terme e sul paese di Bognanco. Un percorso à rebours attraverso l’osservazione di tantissime cartoline e documenti d’epoca. Buon compleanno acqua “ardente”!

La pubblicità di Bognanco firmata da Osvaldo Ballerio negli anni Trenta

In apertura: una cartolina colorata della sorgente San Lorenzo a Bognanco.

Il Grand Hotel Milano è stato demolito nel 2009. Potete vedere il video cliccando qui: Demolizione Grand Hotel Milano a Bognanco. Al posto dell’albergo è stato costruito un centro polifunzionale.

Nell’Archivio Immagini su Flickr troverete moltissime altre immagini sulle terme di Bognanco, gli alberghi, il paese e i dintorni. Basta cliccare qu: L’acqua “ardente” di Bognanco. Raccolta di immagini

Scarica qui il pdf dell’articolo: L’acqua “ardente” di Bognanco

Bibliografia: Edmondo Brusoni, Guida per la Valle d’Ossola il Sempione e località circostanti, 1908; Paolo Bologna, Il Paese delle cento cascate, guida-zibaldone per il turista, il curioso, il valligiano, Bresso, 1976.

Link: Il sito della Val Bognanco con le informazioni sulle terme e il sito della Acqua di Bognanco

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Published in: on 2 febbraio 2012 at 12:15  Comments (3)  
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3 commentiLascia un commento

  1. Bellissimo articolo!! Peccato non aver fatto in tempo a fotografare il Milano 😦

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