A Baveno, culla del migliarolo


Passando da Baveno, ove fuor della Chiesa certamente delle più antiche di quei contorni leggesi una romana iscrizione dedicata all’Imperatore To. Claudio si giunge al torrente, che porta il nome di fiume, su cui fu da tre lustri circa costrutto questo magnifico ponte. Li cinque eleganti archi, che lo compongoni, sono di un granito bianco a vene rosse, e difendono la nuova strada dai sassi, che dal sovraposto monte vi rotolano sovente dall’impeto delle acque trasportativi. Il naturalista costeggiando il fiume potrà salire il monte formato dal scisto micaceo, ossia gneiss, ove rinverrà una torba avente secondo le osservazioni del chiarissimo Amoretti un buon piede d’altezza, composta non solo d’erbe palustri, ma di legni ancora di larice, e coperta da un angusto strato di rottami di granito e di scisto. Ivi veggonsi i bei prati, nei quali numerose mandre di vacche passano tutta l’estate.

Ernesto Rayper (Genova, 1840 – Stella di Gameragna, Savona 1873), Paesaggio a Baveno, 1867, Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti

Il curioso viaggiatore poi non perderà vanamente tempo, se per la strada sufficientemente cavalcabile ascenderà la vetta del Pizzo Marone, da dove stando quasi su d’un perno veggonsi al mezzodì la maggior parte del Verbano da Luvino a Ispra, e Sesto Calende, i laghi di Varese e di Biandrono, ed una vastissima pianura dell’Olona, e dell’Agogna;  a sinistra l’ampio bacino dalle Isole, le Comuni d’Intra, Pallanza e Suna. Il lago colla riviera d’Orta a destra, le vallate dell’Ossola al nord col corso del maestoso fiume Toce sino al suo sbocco nel Verbano. Fra li particolari lavori antichi e moderni, che abbiamo del granito di Baveno detto fra noi migliarolo, contansi le due colonne di un pezzo solo presso la porta maggiore nell’interno della Metropolitana di Milano, le quali hanno quattro piedi di diametro, e quaranta d’altezza; quelle della Collegiata di San Fedele, non che le altre che veggonsi nel prospetto del ducale Palazzo Serbelloni, del pulvinare, e di molti altri celebri edifici di questa Capitale.

Pompeo Calvi (Milano 1806-1884), Interno del Duomo di Milano, Milano, Gallerie d’Italia, Collezione Fondazione Cariplo. Il granito di Baveno, conosciuto anche con il nome di “migliarolo” fu utilizzato nel Duomo per le colonne del portale interno

In Tre fiume finalmente, luogo poco distante dal ponte, si hanno i vivai delle trotte, che in gran copia pescansi nella vicina foce della Tosa, e si trovano dei bei cristalli di Rocca e di feldspato bianco e carneo, e della laumonite ossia zeolite fatiscente. Fra i cristalli quadrangolari di feldspato veggonsi dei quarzosi esagoni, e su di essi e fra essi miransi indizj di belle cristallizzazioni metalliche. Fu benanche scoperta da poco tempo nel letto del fiume alla distanza d’un miglio della sua foce una ricca miniera di rame, di cui si hanno più filoni, ed altri filoni per vi sono d’altre metalliche sostanza segnatamente di piombo argentifero.

Per scaricare il pdf dell’articolo cliccare qui: A Baveno, culla del migliarolo

Da: Friedrich e Carolina Lose, Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como, Milano 1818, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense

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