Due vagoni tra le nuvole


Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Wagristoratore Portaluppi Val Formazza

Il Wagristoratore era un surreale progetto di Piero Portaluppi, il noto architetto milanese nato nel 1888. A quarantadue anni aveva già realizzato molte abitazioni per la borghesia lombarda, ridisegnato il sagrato di Piazza Duomo e stava lavorando al planetario Hoepli nei Giardini Pubblici ambrosiani.

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Un ritratto dell’architetto Piero Portaluppi alla scrivania. Per la conservazione dei suoi progetti e la conoscenza della sua opera è stata fondata a Milano la Fondazione Piero Portaluppi

In Ossola l’eclettico Portaluppi aveva già costruito alcune bellissime centrali idroelettriche (Verampio, Crego, Valdo, Sottofrua, Crevola, Cadarese) e l’albergo sulla Cascata del fiume Toce, “dotato di tutte le comodità più moderne, appartamenti con bagni, segnalazioni luminose, grande veranda, campo da tennis, campo da skating coperto con annesso tavernino”.

Il progetto iniziale del Wagristoratore, dedicato a San Giacomo Pescatore, prevedeva un corpo di fabbrica al centro dei due vagoni, con una forma che ricordasse la figura del Santo

Intitolato a San Giacomo Pescatore, il bizzarro punto di ristoro, una dépendance del vicino albergo, fu inaugurato nel 1930 al Passo di San Giacomo, l’estremo confine naturale tra la Val Formazza e la Svizzera, a 2318 metri di altezza. La costruzione della strada, costruita nel 1927 dalla Società Umberto Girola assieme alla Edison, poteva consentire la realizzazione di un cos’ ardito progetto. Il disegno originale prevedeva due vagoni ferroviari, una carrozza ristorante e un vagone letto, posti in quel luogo remoto e appoggiati su dodici pilastri in cemento armato. Al centro era previsto, da principio, un edificio a tre piani a forma di torre che ricordasse la figura del Santo.

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La pubblicità del Wagristoratore con un tipico carattere anni Trenta

Un altro fotomontaggio mostra la seconda idea: uno chalet in stile alpino, con tetto spiovente, finestroni verso la valle. Alla fine vennero portati i vagoni, secondo alcuni tagliati in due parti e poi ricomposti in loco, grazie all’aiuto dell’Impresa Girola, ma l’edificio non fu realizzato. Decorate da velluto rosso e da stucchi dorati le carrozze servivano rispettivamente per mangiare, il wagon-restaurant, e per dormire il wagon-lit, ed erano costrette a una paradossale immobilità. La pubblicità coeva raccontava che il Wagristoratore “ha incontrato il pieno favore di quanti lo hanno visitato per l’abbondanza, la qualità e la signorilità del servizio … Il Wagriposatore invece ha cabine a uno e due posti, riscaldamento a termosifone, acqua corrente, segnalazioni ed illuminazione elettriche”. Era gestito dalla Società Anonima Alberghi della Formazza di cui lo stesso architetto era stato cofondatore e presidente.

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La messa in posa del primo vagone

Ideato per turisti e alpinisti, a sole tre ore d’automobile da Milano, la treno-architettura di Portaluppi si trovava in un ambiente incontaminato, ricco “della più smagliante flora alpina di magici boschi di conifere, di tersi laghi alpini e di una corona di colossi montani le cui cime svettano maestose nell’azzurro cielo, in uno scenario di completa bellezza montana”.

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Un gruppo di allegri escursionisti davanti ai vagoni

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Il ministro Giuseppe Bottai, penultimo a destra, in Ossola per l’inaugurazione del bacino idroelettrico in Val Formazza, nell’Agosto del 1930, rende omaggio con una visita collettiva al Wagristoratore. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondo Fotografico Bottai

Il Wagristoratore venne dimenticato e trascurato durante la seconda guerra mondiale e nella resistenza, quando i passi della Val d’Ossola si erano trasformati in vie di fuga per chi scappava dall’Italia fascista e razzista. Verso la fine del conflitto fu utilizzato come postazione strategica, ma poco dopo il Wagristoratore venne distrutto dai partigiani in fuga. Secondo la testimonianza del partigiano Salvatore Giordano, che si salvò in Svizzera quando i tedeschi riconquistarono la zona liberata, il Wagristoratore fu incendiato dai partigiani quando si liberarono delle armi gettandole nel lago. Chi si avventura al Passo di San Giacomo, noterà un strana teoria di pilastri, a testimonianza del sogno di Portaluppi.

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Il triste destino del Wagristoratore fu la distruzione per mano dei nazifascisti, che dopo averlo usato come postazione strategica, decisero di appiccare il fuoco per evitarne l’utilizzo da parte dei partigiani in fuga verso la neutrale Svizzera

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In apertura: il secondo progetto di Piero Portaluppi per il Wagristoratore, che prevedeva una costruzione in stile chalet tra i due vagoni.

Scarica qui il pdf dell’articolo: Due vagoni tra le nuvole

Nel numero di Settembre Ottobre della rivista svizzera Randonner.ch, Remy Kappeler ha dedicato un articolo al Wagristoratore, con interessanti approfondimenti e notizie inedite. Per scaricare il pdf dell’articolo in francese cliccare qui: Deux wagons dans le nuages

Bibliografia: Rossella Favino, Un ristorante al termine dell’universo, Ossola.it, anno III, n. 6, 2010; Rocco Stanislao Tironi, “Egregio Architetto Portaluppi…” Cartoline di architetti e di archietettura, Politecnico di Milano, tesi di laurea, a.a. 2010-2011, relatore Roberto Dulio.

Link: Fondazione Piero Portaluppi

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3 commentiLascia un commento

  1. Che peccato che sia stato distrutto..

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  2. e pensare che la prima volta che che sono andato al rifugio MariaLuisa
    (1965) la strada era un bigliardo oggi non é + transitabile siamo andati indietro ma tanto

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  3. emozionante documentazio storica !

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