Cannobio


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Vuolsi, che questo borgo situato sulla sponda destra del lago abbia avuto tele denominazione da un canneto, che sorgeva ne’ tempi andati alla riva, ove ora si estende il caseggiato, e quest’opinione è convalidata da quattro canne verdi e fiorite collocate nello stemma del comune. Il Maccaneo Scrittore del XV secolo, ed il Moriggia del XVI rammentano lo smercio considerabile delle pelli conciate, tra le quali in Cannobio meglio che altrove riescono quelle dette a sommacco, ciò che si attribuisce alla purezza delle acque. Sussistono anche oggidì le stesse manifatture sebbene meno estese. E vi è pure come ne’ passati secoli il donnesco lavoro di pizzi. Merita d’essere osservata la chiesa detta della Pietà eretta su disegno di Bramante, in cui v’ha delle belle tavoloe e de’ bei freschi di valenti Pittori, far i quali si nomina Gaudenzio Ferrari. Il paese è posto alle falde di un monte, che sorgendo a mezzogiorno gli toglie nel verno per buona parte del giorno la vista del sole. Il clima è piuttosto freddo, e va soggetto a subitanei cambiamenti; in compenso riesce grato nella state non provandosi calori eccessivi. Si coltivano nel territorio di Cannobio a preferenza le viti, che danno vino piuttosto aspro quen’è recente, ma che migliora invecchiando. Non ometterà il cuorioso naturalista di recarsi al piccolo paese d’Oltrafiume (trans flumen) a un mezzo miglio da Cannobio per godere la vista d’un orrido formato dal fiume detto Cannobino che dà il nome ad una valle popolosa. Fa ribrezzo l’osservare da un ponte le acque, che scorrono profonde infra scoscesi scogli cupamente romoreggianti, e circondate da altissime montagne di pietra tirante al nero e tagliate quasi a picco. Quando il fiume per le piogge e lo squagliarsi delle nevi ingrossa, si fanno considerevoli condotte di legna da fuoco, che è tagliata ne’ boschi della valle Cannobina.

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La pala d’altare del Santuario della Pietà di Cannobio, dipinta nel 1535 da Gaudenzio Ferrari

Nel XVIII secolo la famiglia da Mandello era padrone di Cannobio ove come in sicuro asilo si rifugiò nel 1222 Ottone da Mandello governatore di Piacenza quando gli riuscì di sfuggire colla sua famiglia dalla carceri di questa città, nelle quali era stato rinchiuso per le fazioni popolari di quello Stato. Egli aveva tratti con sè in Cannobio sessantadue ostaggi piacentin, li quali furono da lui ritenuti per due anni nelle carceri di quel luogo finché dal popoli di Piacenza non furono riscattati con grossa somma. Quivi pure cinquant’anni dopo si rifugiò l’Arcivescovo Ottone Visconti sconfitto dai Torriani, esule e profugo nella patria, anzi potè in quel porto riunire un conveniente numero di navi armate, che sotto la condotta di Simone da Locarno vinsero l’armata navale de’ Torriani sortita contro di loro dal porto d’Angera. Ma infine la potenza de’ Torriani prevalse. Migliorate però essendo coll’andar del tempo del cose de’ Visconti, l’Arcivescovo Ottone per segno di benevolenza ai borghigiani di Cannobio fondò quivi dopo un decennio uno spedale, ed assegnò a quei nuovi Frati spedalieri la regola di Sant’Agostino: ma di questo beneficio più non esiste memoria.

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Da: Friedrich e Carolina Lose, Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como, Milano 1818, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense.

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