Sesto Calende


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Nella parte sinistra orientale del lago, ed ove il Ticino sorte, vedesi questo Borgo dai latini chiamato Sestium, distante 32 miglia da Milano, 20 da Novara, e 5 da Arona. Molti fra gli Scrittori che del Verbano hanno fatta parole, derivano questo nome dalla fiera, ossia pubblico mercato, che prima dell’era cristiana vi si faceva il sesto giorno delle calende d’ogni mese, in cui li Pagani celebravano il loro sagrificj in onore di Mercurio, d’Ercole, di Silvano e di Panteo, come ne fecero testimonianza li molti monumenti dei bei tempi di Roma che vi esistevano, e de’ quali si hanno oggidì le sole scarse memorie lasciateci dagli autori amanti delle cose antiche. Nella Chiesa però costrutta sugli avanzi del tempio, ove i Gentili adoravano le loro divinità, ed ora dagli abitanti di Sesto dedicata a S. Donato  molto tempo in cui fu scoperta un’urna di marmo piuttosto vasta, in cui stavano riposte le ceneri di una Matrona con un anello ed orecchini d’oro di gran peso conparativamente al moderno lusso. Ma li Dotti dell’antichità che la visitarono, non seppero prudentemente giudicare sull’età, nè sul soggetto a cui appartener poteva. Se il tempo, o l’incuria delle genti tolsero a quaesto Borgo le prove più certe dell’antica sua gloria, vi erano però rimaste alcune vetuste iscrizioni, che nel secolo XVI ha un Archinto raccolte, e portate insieme a quelle d’altri paesi nella di lui casa in Milano ora spettante al Sig. Giuseppe Rossi presso S. Bartolomeo, ponendole così in istato di facile deperimento, e sottraendole all’uso, cui sono destinate.

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Un affresco dell’Abbazia di San Donato a Sesto Calende. Foto di Torsade de Pointes da Wikimedia Commons

Vicino a Sesto Calende Liutardo Vescovo di Pavia, alla cui giusrisdizione è soggetto nelle materie ecclesiastiche, vi fondò l’anno 860 l’Abbazia di San Donato, sulla quale molte cose ha scritto circa l’anno 1300 Innocenzo III in una sua pistola a Filippo Lampugnani Arcivescovo di Milano e che da Pio IV fu dappoi donata allo Spedal Maggiore di detta Città, a cui mentr’era ancor Cardinale aveva graziosamente assegnato l’annua reddito di qattro mille scudi per risarcire li danni apportati dal di lui fratello Gian Giacomo de-Medici già Castellano di Musso, paese del Lario, e per sollievo della povertà languente. Questo Borgo fu capo di una Prefettura, il cui Pretore veniva ogni triennio nominato dalla nobile famiglia Cusani milanese la quale nel 3 Agosto 1656 ne fu nella persone del Card. March. Agostino Cusani Vescovo di Pavia investita del feudo; ma non ci consta quanto scrive il Vagliano, che li Visconti cioè vi avessero precedentemente esercitati li feudali diritti.

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Il Vescovo di Pavia, l’umanista Agostino Cusani era anche Signore di Sesto Calende. Ritratto di Giuliano Pozzobonelli , trail 1598 e il 1603, Milano, Raccolte d’Arte dell’Ospedale Maggiore

Ne’ tempi presenti, dirette nel Vallese, a Lugano, a Domodossola ec., e viceversa per Ticino, che pel mezzo del Po continua senza interruzione fino al mare. Molte famiglie rigguardevoli vi si contano oggidì, ed un tempo vi abitarono li Passarini detti Passari, che divenuti Signori di Mantova ne furono dai Gonzaga a forza spogliati. Non lungi da Sesto sta la terra di Cimbro, che secondo il savio raziocinio dell’Abb. Amoretti fu con tutta probabilità fondato dagli avvanzi fuggitivi dell’esercito di que’ Cimbri, che varcate avendo le alpi in numero di 200000 con animo di conquistar l’Italia furono sconfitti nelle pianure del Vercellese dalle squadre Romane condotte dai Consoli Q. Catullo, e C. Mario. Il Naturalista poi non perderà inutilmente il tempo portandosi nella distanza di quasi cinque miglia al vicino torrente Strona, presso il quale fra i graniti di ogni varietà potrà ritrovare agevolmente della bianca lumachella, composta di chiocciolino, per lo più discoliti dette comunemente ammonniti frammentarie o lenticolari.

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Tra i graniti reperibili vicino a Sesto Calande c’è anche la roccia lumachella, composta di ammonniti frammentarie. Nella tavola le ammonniti di Ernst Haeckel (1834-1919)

Poco al di sotto di Sesto veggonsi ancora i resti d’un antichissimo ponte dai Romani, e non già dai Galli, com’altri vollero, costruttovi; e nell’opposta riva scorgesi la terra di Castelletto, ove le fondamenta delle fabbriche presentano gli avvanzi della prima magnificenza di questo luogo. Una rocca quivi sorgeva assai celebre, la quale non avendo potuto li Visconti superare nel 1275, devastarono il paese colle rapine, e coll’incendio. Riedificato in seguito ne furono dall’Imperatore Lodovico di Baviera con diploma 1729 conferiti li diritto del mero, e misto Impero a Vittorino Visconti figlio di Pico Umberto, e Galeazzo Visconti nel 1258 vi distrusse ogni monumento coll’idea di tenere nel dovere que’ abitanti, che mostraronsi meno subordinati al di lui governo. Questa rocca fu nelle fortificazioni accresciuta da Faccio Cane, allorché vi si rifugiò nel 1408 contro Giovanni Maria Visconti, che se n’era fatto nimico.

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Per scaricare il pdf dell’articolo clicca qui: Sesto Calende

Da: Friedrich e Carolina Lose, Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como, Milano 1818, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense.

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  1. il lavoro che andate svolgendo sulle località del lago Maggiore ha davvero il valore di un documento storico pregevole ed interessante al di là del fascino della documentazione iconografica. vi ringrazio. io non riesco a scaricare il documento L’isolino dell’amore, che mi interessa moltissimo. potete mandarmelo in PDFper mail direttamente al mio indirizzo? Vi ringrazio moltissimo. M. Grazia Ferraris

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