D’amore e d’arte. La storia di Federico e Carolina Lose


Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Lose Menaggio Viaggio pittorico ai tre laghi

Federico e Carolina Lose sono gli autori del Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como. Il volume, corredato di incisioni colorate di grande qualità, è trascritto e proposto dall’Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola, nella categoria Racconti di Viaggio, per le pagine riguardanti il Lago Maggiore. L’opera, dedicata al Feldmaresciallo Conte Enrico di Bellegarde, fu stampata a Milano nel 1818 dalla Tipografia di Francesco Bernucca di Contrada dei Tre Re n. 4091.

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Vista di Dresda, porcellana, manifattura di Meissen, Sèvres, Cité de la céramique

Heinrich Lohse e Karoline von Schlieben si erano incontrati a Dresda durante il loro apprendistato artistico. Heinrich, che poi prenderà il nome di Friedrich come il padre, era nato il 4 Ottobre 1776 a Görlitz, una zona rurale vicino a Dresda, dove si trasferì per seguire all’Accademia i corsi del pittore, paesaggista e incisore tedesco Friedrich Ludwig Oeser. Karolina, nata nel 1784, era la figlia del consigliere di Corte d’Appello Ernst von Schlieben. La loro storia d’amore si intrecciò, nei primi anni, con quella dello scrittore prussiano romantico Heinrich von Kleist (Francoforte, 18 Ottobre 1777 – 21 Novembre 1811), il futuro autore della Marchesa von O. Von Kleist, in viaggio verso Parigi con la sorellastra Ulrike, nel 1801 si fermò tassativamente a Dresda per poter vedere la Madonna Sistina, il capolavoro di Raffaello.

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Il ritratto di Heinrich von Kleist in miniatura, dipinto da Peter Friedel nel 1801 ed eseguito per farne omaggio alla promessa sposa Wilhelmine von Zenge

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Miniatura di Ulrike von Kleist, la sorellastra cui Heinrich era legatissimo, avendo perso entrambi i genitori in tenera età. La sua ultima lettera prima di morire era per lei

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Tappa obbligata del viaggio verso Parigi di Heinrich Von Kleist del 1801 era Dresda, dove si fermò per vedere la Madonna sistina di Raffaello alla Gemäldegalerie

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Il Neumarkt di Dresda in un quadro di Bernardo Bellotto del 1749, conservato allo Staatliche Kunstsammlungen di Dresda. Sulla sinistra l’edificio delle stalle imperiali, oggi noto come Johanneum, dove von Kleist vide con Karoline von Schlieben la collezione reale di dipinti. Al centro della veduta la Dresden Frauenkirche rasa al suolo dalle bombe il 15 Febbraio del ’45

Nella città anseatica, tramite alcuni parenti, conobbe le deliziose sorelle Karoline ed Henriette von Schlieben, da lui definite “povere, gentili e buone, tre qualità che messe insieme, sono quanto di più commovente io conosca”. La famiglia von Schlieben, pur vantando nobili origini, infatti non aveva mezzi, tanto che le due giovani confezionavano abiti, scialli ricamati e fazzoletti per indossarli e per ricavare denaro vendendoli ai commercianti. L’amicizia tra von Kleist, Karoline e Heinrich Lohse è stata magistralmente ricostruita nel saggio di Nel segno di Kleist. I coniugi Lose e il paesaggio romantico lombardo di Franco Monteforte, pubblicato nel “Notiziario della Banca Popolare di Sondrio”, n. 124, 2012.

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Karoline von Schlieben in una stampa conservata nella collezione Miriam and Ira D. Wallach della New York Public Library. Nella miniatura Karoline indossa uno degli scialli ricamati, che lei stessa produceva per ricavare denaro con la vendita ai commercianti

Le signorine von Schlieben strinsero subito una sincero legame con i von Kleist durante il loro soggiorno a Dresda. Karoline, che aveva diciassette anni e studiava pittura e incisione, accompagnava volentieri lo scrittore nelle lunghe passeggiate lungo l’Elba e al museo. Fu lei a presentarlo al fidanzato Heinrich, che si era già traferito a Parigi per perfezionare la sua formazione artistica. Raggiunta la Francia, von Kleist si annoiò presto di Parigi e convinse Lohse a partire con lui per un viaggio in Svizzera, dove i due volevano stabilirisi. Von Kleist voleva diventare contadino, mentre il Lohse progettava di riprodurre in pittura i paesaggi drammatici delle montagne elvetiche. Il sodalizio si ruppe quasi subito. In una locanda di Basilea, Heinrich Lohse abbandonò l’altro Heinrich a causa di una lite furibonda. I due amici si riconciliarono dopo poco tempo, grazie a una lettera riparatoria di von Kleist, ma diradarono gli incontri, che rimasero comunque affettuosi.

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Lo scrittore Heinrich von Kleist in un disegno di Karl Bauer. L’amicizia di von Kleist con Karoline von Schlieben ed Heinrich Lose emerge dalle loro lettere come un ménage à trois

Nel 1802 von Kleist, di passaggio nuovamente a Dresda, scriveva al Lohse riguardo alla preoccupazione dell’intera famiglia Schlieben per la mancanza di sue lettere da Parigi, dove l’artista viveva, lontano da Karoline. Von Kleist lo rassicurava: “Non c’è malanno sulla terra per il quale Karoline non ti veda sospirare e soccombere. Ora le sembra più probabile che tu sia malato, ora che le sia infedele …. Forse la verità sta in certo qual modo nel mezzo…”. L’amico arrivava a prefigurare quello che sarebbe avvenuto: “…Karoline è avviata a diventare una vera artista e un giorno non potrà più che aiutarti … non potresti far di meglio che ritornare nella tua patria tra persone che ti amano e ri sono congiunte o perlomeno intendono il tuo linguaggio”. Nell’estate del 1803 i due si incontrarono ancora, brevemente e per l’ultima volta a Varese, in un giorno che von Kleist definì “uno dei … più lieti della mia vita”.

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Un cavallo baio in un paesaggio, dipinto da Karoline von Schlieben

Karoline raggiunse finalmente Heinrich a Parigi e lì si sposarono. Abbandonata l’idea di vivere nella Confederazione, nel 1805 partirono per Milano, a seguito del figliastro di Napoleone, il viceré Eugenio Beauharnais e si stabilirono sul Naviglio, in Contrada San Damiano 299. Federico si impiegò presso il Bureau Tipografico Francese, mentre Carolina, per contribuire all’economia domestica di una famiglia che contava una manciata di bambini, si specializzò nella decorazione tessile e nel ricamo. Con il crollo del sogno napoleonico del Regno d’Italia i due artisti decisero di restare in Lombardia, dove si dedicarono alla produzione di romantiche vedute di Milano e dei paesaggi circostanti, che potevano essere anche incise e poi stampate. Il lavoro era perfettamente diviso secondo le reciproche eccellenze: il disegno era affidato a Federico, mentre il colore era specialità di Carolina. A Milano decisero anche di italianizzare i loro nomi. Heinrich divenne prima Ulderico e poi Federico e Karoline si trasformò in Carolina, mentre il cognome perse la “h” e divenne Lose.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Lose Menaggio Viaggio pittorico ai tre laghi Villa Carolina Lose Belgioioso verso il giardino copia

Villa Belgiojoso verso il giardino di Federico e Carolina Lose

Il 20 Novembre del 1811 von Kleist si uccise improvvisamente sparandosi, insieme alla compagna malata di cancro Henriette Vogel, sulla riva del Wannsee nei pressi di Potsdam. L’omicidio suicidio era stato meticolosamente preparato. Partiti in carrozza verso una locanda, i due amanti trascorsero l’ultima notte scrivendo le loro lettere di addiio. Al mattino presto andarono a camminare sulla riva del lago e si fermarono a bere un caffé. Dopo essersi nascosti nel tronco di un albero cavo, von Kleist estrasse dal cestino dell’amica due rivoltelle. Dopo aver sparato un colpo al cuore di Henriette, diresse l’arma verso la sua bocca e fece fuoco. Nell’apprendere quella tragica notizia Carolina si ricordò di quando, anni prima, aveva confidato all’amico scrittore che il silenzio del fidanzato la faceva impazzire e von Kleist le aveva proposto di morire insieme a lui con due colpi di pistola.

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Il 20 Novembre del 1811 von Kleist si uccise sul Wannsee, dopo aver sparato un all’amica Henriette Vogel. Dipinto di Anton Graff, 1808, Dresden, Gemäldegalerie Alte Meister

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Una miniatura di Henriette Vogel. La donna, che scelse consapevolmente di essere uccisa da von Kleist sulle rive del Wannsee, era affetta da una malattia incurabile

Sotto gli austriaci di Maria Teresa Milano conobbe un grande slancio economico e culturale e con l’apertura della strada carrozzabile dello Spluga, divenne tappa dei Grand Tour. I Lose colsero l’occasione per pubblicare, dal 1815 al ’21, con l’editore Francesco Artarìa, le dispense di Le bellezze pittoriche di Milano, dedicate alle vedute architettoniche meneghine. Tra il ’16 e il ’21 uscì il Viaggio pittorico ai tre laghi, edito dal Bernucca, dove disegnarono 26 della 56 vedute. Le loro si distinguono dalle altre per l’ampiezza prospettica e la sapiente profondità in cui è inserito il soggetto. Le altre trenta vedute erano tutte ispirate a cliché già esistenti.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Lose Viaggio Pittorico ai tre laghi 1818 Introduzione

Il frontespizio del Viaggio pittorico ai tre laghi, edito nel 1818 da Francesco Bernucca

Veduta del Borgo di Bellano sul Lago di Como da Viaggio pittorico ai tre laghi dei Lose

Veduta del Borgo di Bellano sul Lago di Como da Viaggio pittorico ai tre laghi dei Lose

Federico e Carolina si improvvisarono editori loro stessi nel 1823, con il Viaggio pittorico nei Monti di Brianza, un album di 24 soggetti, che, nonostante il tema meno famoso, ebbe uno straordinario successo tra i collezionisti. Per far conoscere l’opera disegnarono un manifesto con la proposta di sottoscrizione delle prime dodici vedute, disponibili in bianco e nero a 175 lire austriache. La versione colorata era prodotta su ordinazione, per chi la richiedeva e le stampe erano vendute anche singolarmente nella loro casa studio. Proprio in quell’anno Manzoni terminava il Fermo e Lucia, la prima versione de I Promessi Sposi, ambientato proprio in Brianza.

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La Molera presso Viganò nei Monti di Brianza, da Viaggio pittorico nei Monti di Brianza, 1823

Il volume dei Lose piacque così tanto a Maria Luigia, la bella arciduchessa di Parma, che, quando lo trovò in mostra nella sua stanza a casa del conte Porro dov’era ospite, e dove il podestà di Como Luraschi aveva avuto l’idea di metterlo in bella mostra, la nobildonna se lo portò a casa, senza nemmeno lasciare un biglietto di ringraziamento. Il Luraschi scrisse al conte Neipperg, secondo marito di Maria Luigia, per sapere se avesse “aggradito” le stampe e come risposta ebbe la conferma che la signora aveva “sommamente aggradito l’offerta” e univa alla lettera il librone delle Più insigni pitture parmensi.

00-006188 Inventory Number : N.435(2) Collection : Miniatures and illuminations Title : Ensemble de 9 miniatures représentant la famille impériale : portrait de Marie-Louise. Author : Counis Salomon-Guillaume (1785-1859), Isabey Jean-Baptiste (1767-1855) (d'après) Photo Credit : (C) RMN-Grand Palais (maison Bonaparte) / Gérard Blot Period : 19th century, contemporary age, période contemporaine de 1789 à 1914 Technic/Material : copper, painted glaze Height : 0.039 m. Length : 0.030 m. Location : Ajaccio, musée de la maison Bonaparte

L’arciduchessa Maria Luigia aveva “aggradito” il Viaggio pittorico nei Monti della Brianza dei  Lose. Miniatura di S.G. Counis e J.B Isabey, Ajaccio, Musée de la Maison Bonaparte

La successiva e ultima impresa dei due artisti, fu, nel ’24, il Viaggio pittorico e storico al Monte Spluga da Milano a Coira,  una sorta di guida turistica illustrata con 16 incisioni, progettata in occasione dell’apertura della carrozzabile. Il disegno  delle vedute risultava piacevole, ma mancava il tocco di Carolina, indisposta per la sua ultima gravidanza. Nel ’26 uscirono le 40 Vedute di Milano, di cui solo 4 incise da Federico e tutte le altre di Carolina. Nel 1831 i Lose avevano lasciato la loro dimora in via San Damiano e si erano spostati in una casa, forse più piccola, in via del Chiossetto. Il 2 Giugno 1833 Federico morì e quattro anni dopo se ne andò anche Carolina.

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Vista dell’Arena civica di Federico Spiridione Lose, 1840

Restarono i cinque figli: Ernesta, Federico Spiridione, Elisabetta, Carola Augusta e Ferdinando Marco Aurelio. Quest’ultimo, intrapresa la carriera di tessitore di seta, si convertì al cattolicesimo e prese il nome di Padre Marcellino nell’ordine dei Fatebefratelli. Federico Spiridione (1809-1874) tentò la carriera di vedutista. Dopo aver frequentato all’Accademia di Brera le lezioni di Ferdinando Albertolli e di Domenico Aspari, firmò un album di vedute milanesi a penna e matita, ma gli mancava il telento dei genitori. Lavorò come litografo presso stamperie milanesi e divenne in seguito un esperto di architettura medievale in terracotta, di cui pubblicherà a Londra nel 1867 un notevole trattato, con 48 sue tavole incise e colorate.

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In apertura: Federico e Carolina Lose, Vista del Borgo di Menaggio sul Lago di Como, da Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e ComoMilano, Francesco Bernucca, 1818.

Per scaricare il pdf dell’articolo clicca qui: D’amore e d’arte

Bibliografia: P. Arrigoni, Gli “Artaria di Milano”, in “La Martinella di Milano, 1952; O. Vergani, Introduzione al Viaggio pittorico e storico nei Monti di Brianza, ristampa anastatica dall’album originale, Milano, Il Polifilo, 1959; H. von Kleist, Le lettere, a cura di E. Pocar, Firenze, Vallecchi, 1962; A. M. Cito Filomarino, A. Orombelli,  Viaggio pittorico in Brianza, Milano, Valentina Edizioni, 1999; V. Squara, Federico e Carolina Lose, in “Grafica d’arte”, n. 58, aprile-giugno 2004; A. M. Carpi, Un inquieto batter d’ali. Vita di Heinrich von Kleist, Milano, Mondadori, 2005; F. Monteforte, Nel segno di Kleist. I coniugi Lose e il paesaggio romantico lombardo, in “Notiziario della Banca Popolare di Sondrio”, n. 124, 2012.

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Published in: on 18 settembre 2013 at 23:44  Lascia un commento  
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