Da Stresa a Venezia navigando nella Chiocciola


Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola La Chiocciola da Stresa a Venezia Basile

Al Lido di Stresa era attraccata negli anni Venti una chiatta dall’aspetto bizzarro. Tutti sapevano che era la barca del sindaco, il barone Carlo Emanuele Basile. Nato a Milano il 21 Ottobre del 1885, il nobiluomo era figlio del senatore siciliano Achille e di Carlotta Bossi. Aveva trascorso la sua infanzia nella Villa Carlotta, sul Lago Maggiore, dove era rimasto orfano. La casa, che portava il nome della madre, fu poi demolita e al suo posto venne costruito l’Hotel La Palma.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola La Chiocciola da Stresa a Venezia Basile 1914

Carlo Emanuele Basile nel 1914, quando fu eletto sindaco di Stresa e pubblicò il romanzo La vittoria senz’ali. Da “L’Illustrazione popolare”, Wikipedia

Dopo essersi laureato in giurisprudenza all’Università di Torino nel 1909, il Basile prese nl 1913 una seconda laurea in lettere. Voleva diventare scrittore e pubblicò nel 1914 La vittoria senz’ali, che ebbe un discreto successo. Nello stesso anno fu eletto sindaco di Stresa, carica che coprì fino al 1927. Di carattere impetuoso, allo scoppio del primo conflitto mondiale, lo scrittore-politico si arruolò subito come volontario: ferito gravemente nella battaglia di Pozzuolo del Friuli e fatto prigioniero dagli austriaci, tornò a casa con due medaglie in bronzo, una croce al valore e un fratello morto.

La cavalleria italiana nella prima guerra mondiale

Nella grande guerra Basile combattè nella battaglia di Pozzuolo del Friuli, dove restò ferito e perse il fratello. Nella foto la cavalleria italiana nella prima guerra mondiale, da Forum GW Tilea

La sua consorte, sposata nel 1917 a Treviso, si chiamava Donna Francesca dei marchesi Bourbon del Monte Santa Maria. Era nata a Roma, da antichissima famiglia patrizia, il 26 Maggio del 1895. Ebbe cinque figlie femmine e un solo maschio, morto in tenera età: Valentina, Rosalba, Maria, Francesca, Laura e Benito. Fascista della prima ora, il Basile fu segretario federale di Novara dal 1926 al 1929, per normalizzare il clima in città e isolare gli estremisti locali. Fedelissimo di Mussolini, ricoprì vari incarichi. Designato nel 1931 ispettore generale dei Fasci all’estero, mantenne l’incarico fino al ’41. Dal ’31 al ’35 fu Podestà di Stresa. Partecipò, sempre come volontario, alla guerra di Etiopia e di Spagna, accumulando diverse onorificenze. Aderì immediatamente alla Repubblica Sociale Italiana, prima come capo della provincia di Genova e poi come sottosegretario alle Forze Armate.

 Capo Provincia Genova Carlo Emanuele BasileStoria della guerra civile in Italia 1943-1945 di Giorgio Pisanò

Basile in un ritratto ufficiale, foto da Wikipedia. Il fascista, che a posteriori può sembrare un simpatico dandy, ebbe importanti responsabilità politiche e fu accusato di aver deportato mille e quattrocento operai, oltre al collaborazionismo con i tedeschi. Fedelissimo al Duce e alla Repubblica Sociale Italiana, nonostante i numerosi processi, fu sempre assolto e in seguito continuò tranquillamente a fare politica nel Movimento Sociale e a scrivere sul “Secolo d’Italia”

Il 25 Aprile del 1945 il Basile fu catturato dai partigiani a Sesto, mentre cercava di scappare, per raggiungere Mussolini a Milano. Aveva con sé una valigia ripiena di trenta milioni in valuta straniera e oro, prelevati dalla segreteria particolare del duce e che sarebbero serviti per facilitare la fuga all’estero di Mussolini e di altri gerarchi. Anche se alla radio fu data la notizia della sua fucilazione, Basile fu risparmiato, per essere interrogato: i partigiani pensavano che avrebbe potuto fornire importanti rivelazioni. Portato in carcere, fu accusato di collaborazione con il tedesco invasore. Tra i capi d’imputazione gli veniva contestato anche il suo operato a Genova. L’accusa sosteneva che Basile fosse responsabile della deportazione di circa 1400 operai in Germania, come avrebbero provato, tra l’altro, i manifesti in cui egli minacciava l’adozione di provvedimenti. Mandato a giudizio alla fine della guerra, fu sottoposto a lunghi e complicati processi in diverse procure d’Italia, ma fu sempre assolto, sia per alcuni vizi e, successivamente, per l’Amnistia Togliatti. Sandro Pertini e altri socialisti protestarono fortemente per l’esito delle istruttorie. Nonostante tutto, Basile, personaggio fasullo, vanesio ed esibizionista, che era stato un vero criminale di guerra, fedele fino alla fine alla Repubblica Sociale Italiana e a Mussolini, con importanti e gravi responsabilità politiche, restò impunito. Sopravvisse alla resa dei conti in una provincia, quella di Novara, dove i capi repubblichini, fedeli alleati dei tedeschi, compirono le stragi più feroci. Pagarono con la vita solo gli indifendibili: il prefetto Enrico Vezzalini, il questore Pasqualy e pochi altri. Dopo l’assoluzione Basile seguitò traquillamente a far politica nel Movimento Sociale Italiano e fu autore di numerosi articoli sul “Secolo d’Italia”.

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La casa galleggiante “Chiocciola”  di Carlo Emanuele Basile fu progettata da Aldo Taroni nel suo cantiere di Carciano. Il disegno è tratto da “Verbanus” n. 23-2002

Torniamo a Stresa negli anni Venti, dove Basile, oltre a fare il sindaco, praticava molti sport acquatici ed era appassionato di nautica. Così commissionò ad Aldo Taroni, esperto costruttore di natanti a Carciano, un’imbarcazione con il fondo piatto e divisa in stanze, che poteva essere utilizzata come abitazione, per dare ricevimenti, ma anche per navigare. La chiamò “Chiocciola”, proprio per la sua qualità di barca-casa o, forse,  per assonanza con il “Nautilus” del romanzo di  Jules Verne. La Chiocciola aveva otto finestre rettangolari, corredate da persiane in legno in cui erano intarsiati quattro leziosi cuoricini, nello stile tipico delle dimore lacustri. Sulla sommità una ponte con balaustra di legno, i due alberi e il lungo timone a poppa. Nel 1922 con quell’insolito mezzo il Basile e la moglie Francesca partirono da Stresa e in 14 giorni, dopo 740km di tragitto, arrivarono sulla Riva degli Schiavoni, a Venezia. Il podestà voleva essere il primo in italiano a compiere tale percorso con una casa galleggiante. Il viaggio fu poi rievocato dallo stesso Basile nel romanzo di sapore dannunziano Le quattro mie amiche, pubblicato nel 1958: “Venne a salutarci … Aldo Taroni, padrone del cantiere, autodidatta che rivaleggiava coi più noti costruttori di scafi da corsa a motore: piccolo, con una faccia tutta spigoli, che pareva scavata con la sgorbia, con due baffi da foca che gli spiovevano sulla bocca. Sotto di lui, intorno al natante ch’egli aveva soprannominato ‘arca di Noé’, lavoravano a cottimo dei “marangoni” di Golasecca, rudi maestri d’ascia che, conoscendo la forza rapinosa del Ticino libero, sapevano mantenere al fondo della chiatta quella certa elasticità che le consentisse di strusciare sui fondali pietrosi senza sfasciarsi”. Il libro è una mescolanza di invenzione e verità, in cui il barone racconta di fortunate, quanto incredibili avventure amorose durante il viaggio, avvenuto in realtà in compagnia della moglie Francesca.

fatta costruire nei Cantieri Taroni di Carciano, con cui lo scrittore e uomo politico fascista Carlo Emanuele Basile nel 1922 salp˜ da Stresa alla volta di Venezia insieme alla moglie. Il viaggio dur˜ 14 giorni lungo il Ticino fino a Pavia e poi lungo il Po toccando Mantova e Ferrara.Nel 1958, dopo una lunga gestazione, Basile pubblic˜ il romanzo Le quattro mie amiche, che trae spunto dal viaggio.Carlo Emanuele Basile (Milano 1885 Ð Stresa 1972) nel 1922 fu tra i primissimi ad aderire al fascismo. Fu prima segretario del Fascio di Stresa (1923-1925) e poi segretario federale di Novara (1926-1929) e di Torino (1928-1929); nel 1928 fu nominato console della Milizia e, l'anno seguente, membro del Direttorio Nazionale del Partito Fascista. Volontario alla guerra di Etiopia ed alla guerra di Spagna, fu Deputato al Parlamento Nazionale dal 1929 al 1943. Ader“ alla Repubblica Sociale Italiana, ricoprendo le cariche di Prefetto di Genova (1943-44) e, successivamente, di Sottosegretario alle Forze Armate.

La Chiocciola ancorata al Lido di Stresa, davanti all’Isola Bella

Francesco Rusconi-Clerici, esperto marinaio, grande nuotatore e gentiluomo, nonché autore del fondamentale volume Barche del Lago Maggiore, ha dedicato un capitolo alla Chiocciola, in cui racconta che “quell’incredibile natante, se dobbiamo credere a quanto finora scritto, era arredato con mobili d’epoca, corredato di argeneterie e candelabri, ma con la cabina armatoriale arredata frugalmente come la tenda da campo nella quale il barone in guerra aveva passato molti mesi per lui significativi. Il barcone nella navigazione fluviale scendeva controllando la direzione con i soliti timoni ma per gli spostamenti sul lago aveva due alberi e vele, confezionate a Chioggia, ed attrezzato anche con un motore da 60 HP con elica retrattile … Alla navigazione vera e propria invece il libro non dà grande risalto, ma anche i pochi accenni sono per noi di grande interesse, in particolare i racconti del passaggio delle rapide, le rabbie, di Porto Torre con la barca che stride raschiando sui sassi del fondo e dell’avventura al ponte di Boffalora, più basso del previsto e superato solo pagando una bella marcia al campiere per fare abbassare il livello dell’acqua del canale dopo aver già caricato il barcone di sassi e ghiaia, mi immagino con quale contentezza della padrona di casa!”.

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Una cartolina del Lido di Stresa: a sinistra l’inconfondibile prua della Chiocciola

Forse, in qualche album di famiglia, esistono ancora delle fotografie, magari dell’interno o del viaggio verso la Serenissima. E che fine avrà fatto la Chiocciola?

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Bibliografia: Carlo Emanuele Basile, Le quattro mie amiche, Bologna, Cappelli, 1958; Vittorio Grassi, Da Stresa a Salò (e ritorno). Le “quattro amiche” di C.E. Basile, in “Verbanus”, Verbania, Alberti Editore, 23-2002; Francesco Rusconi-Clerici, Barche del Lago Maggiore, Verbania, Tararà Edizioni, 2013.

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3 commentiLascia un commento

  1. Bellissima storia…chissà che fine ha fatto…

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    • Grazie Mirko! Chissà, forse sarà servita come legna da ardere durante la guerra. Speriamo di scoprirlo, o che qualcuno della famiglia Basile si faccia vivo con altre foto! Un caro saluto. Marco e Paola

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      • Eh si…. La guerra ha spazzato via tante cose bellissime….

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