“Mary” per gli amici


Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Orta Mary Curoni Mario Nunes Vais 1916 2

di Giovanni Ragazzoni

da “Lo Strona”, anno IV, n. 4, Ottobre-Dicembre 1981

Ricca, intelligente, bellissima e pazza da morire, possedeva il fascino, lo stile e lo sfarzo di una cortigiana rinascimentale. Le cronache mondane della Torino del suo tempo ne riportavano l’eleganza, il tono disinvolto, le bizzarrie, i ricevimenti fastosi, i mutevoli amori. Figlia del celebre avvocato Giovanni Curioni, deputato del collegio di Borgomanero per ben cinque legislature, divideva lo scorrere delle stagioni fra il palazzo di Torino, la villa a Roma e quella paterna di Orta dove amava trascorrere l’autunno. Ortese per nascita e per discendenza aveva di Orta il continuo pensiero struggente e di tutti i suoi amori, quello per Orta, fu probabilmente, il più fedele e il più appassionato.

sssss

La Villa Curioni, in alto sulla collina della riviera di Orta, era detta “Il Sasso”, perché fabbricata su uno scoglio. I terreni vennero  comprati nel 1885, per conto dell’onorevole Curioni, dal segretario comunale G. Olina; il progetto era dell’ingegner Perincioli di Valduggia. La costruzione fu affidata all’efficientissimo Bisetti di Pettenasco. Dalla terrazza centrale della villa si ha l’impressione di sporgersi dalla carlinga di un aeroplano, tanto la villa incombe sul lago

Dalla madre, una belga che proveniva dal circo dove si esibiva come cavallerizza-acrobata e che in famiglia tutti chiamavano la “sciourascia”, doveva avere ereditato la grana liscia e compatta della carnagione ambrata, le movenze feline, il frasario disinibito e una certa qual furberia spicciola. Dal padre aveva preso, invece, la fierezza dello sguardo, la verde pupilla, le lunghe ciglia vellutate, il raffinato buon gusto nonché la forense vis istrionica unita ad una rara agilità di pensiero. Teneva carrozze e cavalli, mense imbandite, domestici in livrea, il parco al Regio e, fin da bambina, le prime sartorie di Parigi e di Torino e i nomi più prestigiosi della moda s’inchinavano ai suoi piedi e al libretto d’assegni di suo padre, il signor onorevole.

sss

L’onorevole Giovanni Curioni, papà di Mary e di Orsola. Nato a Orta nel 1841 da modesta famiglia, fece gli studi nel Seminario di Miasino e poi a Varallo.  Si laureò in legge nel 1863, diventando subito uno dei più valorosi giuristi italiani. La sua tesi fu stampata dalla Tipografia Sociale di Genova. Tra i suoi tanti clienti c’erano l’Ordine Mauriziano, la Navigazione Generale Italiana, la città di Torino, il Banco di Napoli. Eletto deputato al Parlamento prima nel collegio di Biella poi in quello di Borgomanero, mantenne il mandato per sette legislature. Membro delle Giunta Generale del Bilancio, fece parte di tutte le commissioni più importanti e fu nominato alla Camera relatore sulla Convenzione Internazionale per la realizzazione della linea del Sempione. Consigliere comunale ad Orta, fu per oltre quarant’anni una figura di riferimento. Per alcuni aspetti fu precursore di idee all’avanguarda: basti ricordare la sua lettera dell’agosto 1908 diretta al senatore Vigoni in cui proponeva la creazione di una lega antimassonica

vvv

Orta, Villa Curioni, in alto sulla collina e, in primo piano, villa Beatrice-Riva-Greppi-Formenti-Carminati. Quest’ultima proprietà si fa notare per un poderoso muro di sostegno nel quale si apriono delle finestrine tonde a forma di oblò, cerchiate di pietra. Ha tutto intorno un parco secolare e al suo interno una cappella privata con altare. Fu edificata da certi signori Riva intorno al 1876, secondo i disegni dell’architetto Brentano. Passò quindi ai Greppi, poi ai Formenti, e, nel 1929, al Cavalier Attilio Carminati. Nella villa di Giovanni Curioni si potevano ammirare quadri e mobili collezionati negli anni dal deputato: due grandi tele del Tancredi, allievo del Maratta, quattro sopraporte del Baschenis, il ritratto di un Medici del Bronzino, un altro ritratto di Moretto da Brescia, una deliziosa Annunciazione del Veronese

aaass

Tra le opere della collezione di Giovanni Curioni c’era anche Goie materne di Gerolamo Induno

ddd

Una cartolina dei primi del Novecento raffigurante la villa Curioni a Orta

pppp

Notvevole il camino cinquecentesco che campeggia nella sala, con lo stemma dei Gemelli e dei Gippini. Il Curioni lo riscattò per salvarlo da sicura rovina: era nel vetusto castello di Orta, situato all’inizio della Motta. In casa Curioni c’era anche una ciotola, forse pure proveniente dal castello, con il manico accartocciato e recante anch’essa lo stemma dei Gemelli. Due bei quadri a olio del Cavaleri ricordavano ai visitatori le sembianze dell’onorevole Curioni e della sua signora

Con la sorella Orsola, anch’essa molto bella sebbene di una bellezza meno aggressiva e vistosa, si vestiva da mendicante e, ancora adolescenti, l’una con la chitarra e l’altra col mandolini, andavano nei quartieri più malfamati di Torino dove, nei cortili e nelle osterie cantavano certe canzoni che, dati i tempi, eramo decisamente osé.

“E con lo zigo zago / tu m’hai rotto l’ago / m’hai ferito il cuore, / mi farai morir…”

E poi facevano il giro col piattino. Quando il padre venne a saperlo aprì le braccia esclamando col tono melodrammatico che gli era consueto: “Riesco pur a vincere i miei avversari politici, ma per quelle due lì non c’è forza che tenga e dal rest se non le diféndo mi ca son so pare che vusto ca le difénda?”. A Orta, durante le vacanze, saliva in villa un precettore che impartiva alle due sorelle nozioni di cultura generale, giusto un’infarinatura tanto perché non avessero a dimenticare quel poco che avevano imparato durante l’anno.

hhh

Un ritratto fotografico di Mary Curioni, tratto da “Lo Strona”, n. 4, Ottobre-Dicembre 1981

Questo pedagogo, brutto e goffo, era il loro bersaglio preferito, tanto più perché si dava grandi arie di dongiovanni col risultato che tutte le donne che tentava di riconquistare o gli ridevano sul muso o lo cornificavano spietatamente. Una volta riuscirono ad incollargli sul nastro della bombetta un vistoso paio di corna ritagliate da un pezzo di cartone e a fare in modo che il poveraccio scendesse in paese senza che si accorgesse di quel trofeo. Anche nei salotti non brillavano come esempio per le giovinette di buona famiglia.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Orta Mary Curoni Delphin Enjolras Thé et Potins High Tea

La visita in villa della marchesa Borlati era un occasione imperdibile per Mary e Orsola Curioni. Le birbanti sorelle ne approfittavano per lasciar cadere mosche nella cioccolata della miope e sorda nobildonna e per farla inciampare, disponendo a bella posta ostacoli e oggetti per terra. In alto Te e pettegolezzi di Delphin Enjorlas (Coucouron, 13 Maggio 1865 –Toulouse 1945)

Quando veniva in visita la marchesa Borlati, miopissima, linguacciuta, intrigante e sordastra, le mettevano le mosche nella cioccolata e oggetti vari fra i piedi per farla inciampare. A diciannove anni la sorella Orsola morì di tisi fulminante e, da allora in lei fu sempre tenacemente presente il pensiero della morte, ma esasperato in quel culto macabro, spagnolesco e morboso che le faceva tenere dei teschi posati su cuscini di velluto nero e una corona del rosario, fatta di tanti piccoli teschi che pendeva da una delle colonnine del suo secentesco letto a baldacchino. Giunta sui vent’anni scendeva con l’incedere di una regina fra la corte dei suoi ammiratori che le facevano ala come al gran finale di un operetta di Lehar.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Orta Mary Curoni  Delphine Enjorlas Fete Venetienne 2

La morte della sorella Orsola di tisi colpì profondamente Mary, che di conseguenza sviluppò una vera e propria ossessione per il macabro: sul suo letto teneva teschi delicatamente adagiati su cuscini di velluto nero. In alto Delphine Enjolras, Festa veneziana, Rau Antiques

V’era fra questi, un giovane avvocato torinese dalla promettente carriera, bello e di nobile casata. Era innamorato pazzo, ma le sue innumerevoli lettere, le suppliche, i sospiri, i quotidiani mazzi di fiori che lei scaraventava regolarmente dalla finestra, servivano soltanto a farla infierire ancora di più su quel poveretto che la seguiva ovunque come un cagnolino timido e silenzioso. Una giornata di giugno stava tornando con delle amiche in carrozza scoperta all’Ippodromo quando, all’angolo di piazza Statuto, vide sul marciapiede il suo spasimante che, appena la scorse, s’inchinò levandosi il panama. In quella una folata di vento gli s’ingolfò sotto la giacca formando, proprio dietro la schiena, una strana ridicola gobba. La bellissima non seppe trattenersi e scoppiò in una risata sguaiata e volgare. Il giovane non fiatò: andò a casa prese il revolver e si sparò alla testa. “Povero Roberto” esclamò commentando la disgrazia “si è ammazzato come un generale sconfitto o un banchiere fallito: non ha mai avuto il senso dell’humor!”. Gli fece celebrare un ufficio funebre alla chiesa della Consolata cui partecipò tutta la Torino elegante e riuscì, chissà come, ad avere il revolver che tenne sempre su di una cassapanca accanto a un anonimo teschio.

ddd

Mary, che era molto bella, aveva uno stuolo di ammiratori. Per essere stato messo alla berlina, un giovane e promettenente avvocato di Torino si tolse la vita con un colpo di pistola. Il suo commento fu “Povero Robert! Si è ammazzato come un generale sconfitto o un banchiere fallito: non ha mai avuto il senso dell’humor!”. In alto Delphin Enjolras, Lo specchio

Intanto, tra la folla degli ammiratori, si andava facendo largo un ingegnere elettrotecnico di origine sarda, un certo Urtis, ricco attivo e di scarso eloquio. Fu per madamigella Maria – Mary per gli amici – il classico colpo di fulmine. Si fidanzarono immediatamente e a Orta, nell’Oratorio della Santa Trinità, si sarebbero al più presto benedetta le nozze. La sera della vigilia arrivò da Torino l’abito nuziale, ma, proprio in quel momento, scoppiò la bomba: “Voei nèn marieme, voei nèn marieme” cominciò a urlare per tutta la villa “am büto la vesta nera, voei nèn marieme!”. Prese lo stupendo vestito che usciva dalla più quotata sartoria torinese, lo distese sul prato bagnato da un recente acquazzone e cominciò a calpestarlo un una danza dionisiaca finché non lo vide infangato e a brandelli. Il mattino, in nero lutto da capo a piedi, raggiunse all’altare il taciturno sposo. Il matrimonio ebbe la durata di un anno poi divorziarono a Fiume.

Nunes Vais

Mary Curioni per il suo matrimonio con tale Urtis, benestante di origine sarda,  invece del tradizionale vestito bianco, volle indossare un abito da sposa nero. Non le portò fortuna: dopo un anno divorziarono a Fiume. In alto Mary Curioni in una foto di Mario Nunes Vais, da Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – Archivio fotografico Online

Durante la guerra di Libia, sulla scia di Lina Cavalieri, cantava “Tripoli bel suol d’amore” avvolta nella bandiera e in quella del 15-18 dava spettacolo ai feriti suonando la chitarra nelle retrovie e danzando il bolero in costume da andalusa. A guerra finita portò a casa elmi forati, baionette arrugginite, bossoli di cannone, e, naturalmente, qualche teschio. Nel suo lussuoso ingresso liberty vi elevò una fattispecie di sacrario col fondo cremisi perennemente illuminato da una lampada votiva d’argento. Chi, all’improvviso fosse entrato per la prima volta, avrebbe rasentato il cardiopalma. Nel 1920 acquistò un’automobile sportiva, una Bugatti, e accompagnata dal corrispondente di non so più quale quotidiano, andò in Cecoslovacchia e di lì in Russia, ma non fecero n tempo a raggiungere Mosca, come avevano stabilito, perché, fortunatamente per loro, furono rimandati indietro.

ssss

La cantante Lina Cavalieri era l’archetipo della bellezza muliebre nei primi anni del Novecento e un modello anche per Mary. Qui in una foto di scena scattata a Parigi da Léopold E. Reutlineger

Lasciata Torino si trasferì a Milano dove arredò un appartamento principesco dalle parti del Monforte e tutte le mattine, elegantissima, andava in Borsa. Rientrava verso le due e se gli affari erano andati bene gettava verso il soffitto cappello, scarpe e borsetta, improvvisava tarantelle e lanciando urla strepitose si metteva sotto la doccia per poi entrare in sala da pranzo dove l’attendeva la più francescana delle colazioni: qualche grissino, un brodo di verdure, cicoria bollita, una scheggia di formaggio. Quando, invece, la Borsa andava male la si vedeva entrare come una catapulta coi guanti morsicati, le sciarpe stracciate, il cappello per traverso, le chiome scarmigliate. Non c’era verso di cavarle una parola: s’attaccava al telefono e incominciava delle interminabili diatribe con i suoi agenti di cambio, intercalate da frasi che avrebbero fatto impallidire il più tatuato degli scaricatori. Perché così era fatta: passava, all’improvviso dalle maniere più raffinate alle raffiche del più volgare eloquio.

ddd

Mary visse la sua adolescenza tra Torino e la villa del padre sul Lago d’Orta e poi si trasferì a Milano, in zona Monforte. Foto di Mario Nunes Vais da Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – Archivio fotografico Online

A una certa ora arrivavano sotto le sue finestre giocolieri da marciapiede, suonatori ambulanti, organetti di Barberia e venditori di pianeti della fortuna: li conosceva tutti, li chiamava per nome, s’interessava dei loro affari, della loro salute, gettava a ciascuno un aquilino e sovente li invitava di sopra per una bicchierata. Dava cene di un’eleganza sbalorditiva alle quali erano invitati i personaggi della cultura, dell’arte, del teatro, della finanza. Venivano Memo Benassi, col ciuffo nero sull’ampia fronte, la voce querula, i profondi occhi, gli agili levrieri; Renzo Ricci, che muoveva in continuazione le bellissime mani, Covi, attore cinematografico dalla figura e dal portamento di un atleta dell’antica Grecia. Seguivano cantanti da operetta, attricette del varietà, il banchiere Graffi raffinato, sensibile, conversatore squisito e appassionato motonauta. Alcune di queste cene erano dedicate ai soli pittori, un’altra volta ai musicisti e, un’altra ancora, agli ufficiali d’aviazione che si presentavano in alta uniforme, costellati di decorazioni e rammaricati di non potersi portare al seguito almeno un aeroplano.

sss

L’attore Memo Benassi era un habitué del salotto di casa Curioni a Milano. Qui lo vediamo in un fotogramma del film La signora di tutti, diretto da Max Ophuls nel 1934

Fu durante una di queste cene aviatorie che ebbe l’idea di volare. Nella primavera del 1927 conseguì all’aeroporto di Taliedo il brevetto di pilota mettendosi nel novero delle primissime aviatrici. In quell’anno, a sostituire nelle giostre d’amore il banchiere e l’attore cinematografico, si fece avanti il barone Gontrano Jak di Castelfonte detto altrimenti “il bellissimo Cecè”. Pareva uscito da una rivista di figurini dell’alta moda maschile. Impeccabile, superdistinto, si cambiava d’abito due volte al giorno e la sera, per la cena, si metteva in smoking. Al mattino lo si vedeva deambulare con la vestaglia di seta nera giapponese a draghi d’oro, lasciatogli dal suo soppiantato collega il banchiere Graffi e, a sua volta, come la bandiera di un reggimento, l’avrebbe poi lasciata al successore di turno. Il signor barone passava il suo tempo a fumare sigarette Turmac dal bocchino dorato, a gingillarsi col monocolo, a giocare a domino e a parlare con la erre moscia e blasonata, di mode e di cavalli. La Mary ne acquistò due: Oleandro e Biancamano che correvano a San Siro montati dal fantino Raoul, un nanerottolo mezzo francese che pareva fatto di whisky e di corda annodate. Durante la stagione ippica ogni pomeriggio era all’ippodromo. “Mevi, tesovo, sono già le tve: la pvima covsa è cominciata, sbvigati!”. Salivano sull’Isotta Fraschini, lei con un abito di Balenciaga, lui in tait grigio, mezzo cilindro beige e binocolo a tracolla.

ddd

Mary era solita dare, nella sua casa di Milano elegantissimi e lussuosi ricevimenti, dove accorrevano, insieme a personaggi della cultura, della finanza, del teatro e dell’arte, anche suonatori ambulanti e venditori di pianeti della fortuna. Fra i suoi amori l’attore Memo Benassi, Renzo Ricci, il banchiere Graffi e il barone Gontrano di Castelfonte, detto altrimenti “il bellissimo Cecé”.  In alto: La fine della serata di William Arthur Breakspeare

Poiché era dotata di uno spiccato talento musicale aveva arredato un salone da musica col pianoforte, la chitarra spagnola, il mandolino napoletano e un organo che si ergeva sulla parete di fondo maestoso come un monumento. Suonava Chopin, Schubert, Bach, ma soprattutto prediligeva la musica sacra e, in particolar modo, il gregoriano; però tanto le faceva passare da un notturno o da una fuga in la diesis minore, per mettersi ad improvvisare una sfrenata mazurka o un languido tango argentino. Possedeva una bella voce di mezzo soprano così che a Orta il maestro Gaetano Gippini la preparò per la Carmen che cantò con successo all’Operà di Parigi. Durante quel periodo ebbe delle noie per aver esportato in Francia valuta italiana, ma riuscì a cavarsela grazie alle manovre dell’amico di turno, l’allora ras di Cremona Roberto Farinacci. Sempre a Parigi girò un film e, parrebbe con buon esito, dal momento che la stessa casa cinematografica la sollecitò perché si presentasse per un secondo, ma non volle saperne poiché le luci dei riflettori le offendevano la vista.

ssss

Mary era dotata di un naturale talento musicale, forse ereditato dalla madre: suonava il pianoforte, l’organo, la chitarra e il mandolino, con un repertorio che spaziava dalla musica classica al canto gregoriano, dal tango alla mazurca. Preparata dal maestro Gippini di Orta cantò la Carmen all’Operà di Parigi e recitò in un film. Alla richiesta di fare una nuova pellicola rifiutò perché luci di scena le offendevano la vista. In alto Sera sulla terrazza di Delphin Enjolras

In casa dominava la Linda, una friulana tuttofare: segretaria, cameriera e ruffiana. Aveva l’aspetto di una zingara: furba, estrosa, autoritaria, bugiarda e ladra. Quando la Mary se ne accorgeva (e succedeva abbastanza di sovente) le rifilava dei sonori ceffoni che però la lasciavano completamente indifferente. Fissava il muro con i suoi occhi d’acciaio continuando a ripetere, anche quando veniva sorpresa in flagrante con la refurtiva in mano: “Non è vero, non è vero: lo giuro sulla tomba della mia povera mamma che era una santa!”. In cucina aveva il suo regno la cuoca Carolina, una milanese arguta e bravissima. “Signour, in che rassa de rebelot son capitada, ma la sares una casa questa chi? Ma chi inscì par de vess a Mombell!”.

ssss

In casa Curioni dominava la Linda, una friuliana tuttofare: cameriera, segretaria e ruffiana

Chaffeur e uomo di rappresentanza era il moro Alì Mohammed detto Agostino, con giacche a quadrettoni, cravatte vistose, la paglietta, la giannettina di bambù e i guanti gialli. Parlava fiorentino ed era cattolico apostolico romano perché allevato a Firenze dai salesiani. Mi portava qualche volta al Gerolamo a vedere le marionette dei Colla tenendomi per mano con molto sussiego. Ci divertivamo un mondo e, a fine spettacolo, mi offriva il croccante in un bar dove aveva un mucchio di amici. Appollaiato su un trespolo si pavoneggiava il pappagallo Loreto Loreti che detestava il gatto d’angora Popi Gongoni dei conti Curioni e diceva parolacce alla cagnetta Mimì, una pechinese minuta, arcigna e pettegola. C’era la scimmia Antonio, una bertuccia frivola, dispettosa, che mangiava in continuazione e faceva dieci malestri al secondo.

ssss

La Diatto gialla di Mary Curioni era guidata da Alì Mohammed, detto Agostino. L’equipaggio comprendeva, oltre alla signora Mary, il pappagallo Loreto Loreti, la scimmia Antonio, il gatto d’angora Popi Gongoni nella sua gabbia dorata, il pechinese Mimì e il bellissimo Cecé

Quando la Mary viaggiava con la sua macchina scoperta, una Diatto gialla, col moro al volante, il pappagallo su di una spalla, la scimmia sull’altra, il gatto racchiuso in una grande gabbia dorata, la Mimì in grembo, il barone alla sua sinistra in monocolo e bombetta, la Linda più zingara che mai, la gente era convinta che fosse arrivato il circo e aspettava l’inizio dello spettacolo E un po’ circo e un po’ teatro fu quasi tutta la sua esistenza. Amava liberamente e profondamente la vita senza crearsi problemi e rimpianti, così come avrebbe potuto amarla uno splendido esemplare di pantera. Una sera d’ottobre – avrò avuto allora undici anni – l’incontrai che stava uscendo dal cancello della villa per recarsi in piazza al suo consueto rendez-vous con le cugine e le amiche. Tenendomi per mano si soffermò sul piazzalotto di villa Perrone e mostrandomi il centro del piccolo spiazzo mi disse: “Lo sai cosa ho visto quando ero ancora ragazza? Una sera d’ottobre, proprio come adesso, mi apparve a mezz’aria una testa da morto luminescente. Rimase qualche secondo a fluttuare incerta e poi scomparve nella nebbia che saliva dal lago”.

ssss

La villa del marchese Natta d’Alfiano, poi proprietà del conte Eugenio Perrone di San Martino, sulla riviera di Orta. Fu costruita dall’architetto Caronesi nel 1841. Mary Curioni raccontò all’autore del testo di aver visto una luminescente testa di morto a mezz’aria, davanti alla dimora

Passarono gli anni e di lei non si seppe più niente se non qualche rara cartolina da Roma. A guerra finita, passando dalla capitale, andai a trovarla. Abitava in una pensione di quart’ordine frequentata da gente equivoca e da prostitute. Stava in una stanza con una branda, dei chiodi alle pareti dove erano appesi dei cenci che un tempo dovevano essere stati degli abiti, una poltrona sulla quale se ne stava seduta tutto il giorno, e la grande specchiera dorata settecentesca che era appartenuta alla sua camera da letto. Nella cornice c’erano infilate vecchie fotografie ingiallite. Nient’altro. Era divenuta mostruosamente obesa, flaccida e gialla: gli occhi quasi non distinguevano persi com’erano nel grasso spugnoso. “Non ho niente da offrirti” si scusò sollevando le mani gonfie col dorso solcato da grosse vene azzurrastre “soltanto un po’ di quest’olio di oliva. Vuoi assaggiarlo? È buono, è di Bitonto…”. Sotto la branda, accanto al vaso da notte, una mela rosicchiata che occhieggiava nella penombra come un piccolo teschio.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Orta Mary Curoni Mario Nunes Vais 1916 4

Un’immagine di Mary Curioni nel 1916 di Mario Nunes Vais. Morì a Roma nel dopoguerra. Foto di Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – Archivio fotografico Online

Alcuni anni dopo mi trovavo, in ottobre, in casa di amici a Orta quando squillò il telefono. La Maria Curioni era morta e, da Roma, era, in quel momento arrivata la salma. Poiché l’ora era tarda e gli uomini dell’impresa avevavo avvertito dall’albergo dicendo al mio amico, che curava gli interessi del fratello della defunta, che essendo il cimitero chiuso l’avrebbero lasciata fino al mattino davanti alla villa Perrone. Scendemmo fino al piazzaletto e proprio nel centro, al punto esatto che mi aveva indicato da bambino, sostava il feretro nella bruma. Tutto era in silenzio. Di quando in quando il lago portava echi remoti e anche i nostri passi sulla ghiaia parevano altrettanti echi di mondi lontanissimi ormai dissolti perfin nel ricordo.

Separatore

Scarica qui il pdf dell’articolo: “Mary” per gli amici

In apertura: Mary Curioni in una fotografia del 1916 di Mario Nunes Vais, da Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione – Archivio fotografico Online

Separatore

Bibliografia: Renato Verdina, Il borgo d’Orta, l’isola S. Giulio e il Sacro Monte, Omegna, Luigi Vercelli Editore, 1940; Giovanni Ragazzoni, Mary per gli amici, in “Lo Strona”, anno IV, n. 4, Ottobre-Dicembre 1981.

Annunci
Published in: on 10 luglio 2014 at 12:03  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

The URI to TrackBack this entry is: https://archiviodelverbanocusioossola.com/2014/07/10/mary-per-gli-amici/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: