Memorie dal sottosuolo


Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Gasma Miniere minerali Vergante Agogna Motto Piombino stabilimento miniera 1877 1882

Il Vergante non finisce mai di sorprendere. Grazie alle solerti ricerche del Gruppo Archeologico Storico Mineralogico (G.A.S.M.A.) di Arona si riscopre la storia mineraria della zona. Oltre alle ben note cave di pietra, nella profondità delle montagne sono nascosti metalli e pietre preziose. L’attività estrattiva è riccamente illustrata nella mostra Miniere e minerali del Vergante e Val D’Agogna, visitabile ad Arona nel Musei di Piazza San Graziano fino al 28 Settembre. Vale la pena di affrettarsi per non perdere l’occasione di vedere gratuitamente rare fotografie d’epoca, mappe, numerosi minerali, attrezzi e abiti da lavoro e un bellissimo plastico della zona del Motto Piombino di Gignese, che raccontano, oltre all’aspetto geologico e minerario, anche la storia sociale delle miniere e il funzionamento degli opifici. Grandi pannelli didattici sono dedicati ai diversi luoghi di estrazione: ne sono stati individuati addirittura 46. Nel corso delle ricerche non sono mancate scoperte inaspettate. Come racconta Carlo Manni, presidente del G.A.S.M.A. a Nebbiuno è stato possibile rinvenire “una pompa manuale dell’Ottocento, che giaceva completamente sommersa dall’acqua. La galleria è inondata dalle acque di percolamento Rio Strolo, che corre dietro la cartiera di Nebbiuno ed è stata esplorata con un canotto nella parte inferiore, per cui il recupero con la barca è stato molto difficoltoso”. Per chi non potrà visitare la mostra, resta irrinunciabile l’acquisto del volume Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, che contiene 500 pagine di testi e immagini inedite, frutto della capillare ricerca di quattro anni svolta dal G.A.S.M.A. al costo di 30€ nella versione plastificata e di 40€ in quella di pregio, ossia cartonata.

Le 46 zone di estrazione mineraria del Vergante e della Val d'Agogna individuate dal G.A.S.M.A.

La mappa delle 46 zone di estrazione mineraria del Vergante e della Val d’Agogna individuate dal G.A.S.M.A. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014. Per ingrandire l’immagine cliccare sulla foto

 

Il libro è disponibile presso la mostra

Il libro Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna è disponibile presso la mostra

Le tracce delle miniere sono ormai scarsamente percepibili sul territorio, dove sono stati trovati molti minerali, anche rari. Il G.A.S.M.A ha coinvolto nelle sue ricerche sul campo i soci geologi, mineralogisti, storici e gli speleologi del Gruppo Grotte Novara del CAI, con gli esperti del Gruppo Mineralogico Ossolano, gli storici della Società dei Verbanisti, i membri del Fotoclub Arona e i fotografi professionisti, come Carlo Pessina e Giorgio Gnemmi. Per ricostruire la storia delle miniere il Gruppo Archeologico Storico Mineralogico ha effettuato uno scavo attento anche nei documenti d’archivio e negli atti dei Comuni di riferimento. Vittorio Grassi, con Carlo Manni, presenza inossidabile del G.A.S.M.A., e coautore della fondamentale guida Il Vergante, ci guida nella storia mineraria, dalla pagina dedicata a La Miniera nel sito Voci di Paese, da cui sono tratte le informazioni nel testo. Vista la straordinaria ricchezza dei diversi materiali raccolti sarebbe veramente auspicabile in futuro costituire un Museo delle Miniere. La mostra è stata realizzata con il contributo della Fondazione Cariplo della Herno.

Un minatore all'uscita della Galleria Cagnassi al Motto Piombino

Un minatore all’uscita della Galleria Cagnassi al Motto Piombino. Gli operai scavavano in difficili condizioni e le società minerarie ignoravano il diritto al riposo festivo, obbligandoli a lavorare. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

Già in epoca medioevale l’Agogna compare nelle “Honorantie Civitatis Papie” come uno dei fiumi da cui si leva l’oro. Bisogna attendere il 1825 per trovare notizia della scoperta di una miniera aurifera “in territorio di Brovello, ove dicesi a Falghera, e precisamente sul monte, in vicinanza del fiume Agogna, che scorre ai fianchi del medesimo”. I signori Giuseppe Salter e Giovanni Battista Passi fondarono una società per ridurla a profitto. Se a Baveno si estraeva il rame, nel territorio di Gignese e dell’Agogna si ricavavano il piombo e lo zinco. Il canonico Luigi Boniforti, l’aronese che scrisse nell’Ottocento un’utile serie di guide turistiche della zona, racconta che “Miniere di rame, di oro e di piombo, si discopersero lungo la costa del Vergante, nei dintorni di Graglia e di Gignese fin da quando si intrapresero i lavori e l’opera di scavo per la strada del Sempione. Una di tali miniere, non ignota agli antichi, come si può ravvisare negli esistenti avanzi di gallerie e manufatti a grande profondità, fu presa a coltivare ai nostri giorni da una potente società inglese”. L’antichità di queste gallerie è confermata dal Destefanis ne descrive una “di una miniera di piombo ed argento presso il fiume Agogna nel territorio di Gignese (chiamata Meut Piombin) abbandonata ab immemorabili, non si sa per qual motivo, e riaperta or sono pochi anni, si trovarono le fracide armature di larice ed abete legnami di cui abbondarono negli antichi tempi i nostri monti”. Il Boniforti rileva difatti sul Mergozzolo, ossia il Mottarone, la presenza di torba “ove potei osservarla, un buon piede d’altezza; è composta non solo d’erbe palustri, ma anche di tronchi e rami di larici (pianta che or colassù più non non si vede)”. Inoltre il Buschini cita “altri giacimenti di galena e di zinco … nel territorio coirese, taluni dei quali, di lavorazione antica or se romana, sono quelli, sfruttati ancora mezzo secolo fa, dell’Alpe Feglia e del Monte Piombino sul fianco orientale del Monte Falò”.

Mappa della concessione mineraria della Valle d'Agogna 1863.

La mappa della concessione mineraria della Valle d’Agogna del 1863. La minera del Motto Piombino era forse nota fin dall’epoca mediovale, ma il massimo sfruttamento iniziò nella seconda metà dell’Ottocento. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

Il 1° Dicembre del 1859 la giunta municipale di Nocco concedeva ai signori Valle e Pagani il permesso di ricercare minerali “nel territorio Comunale detto Agogna” e i due cedettero poi il permesso alla Società Inglese del Francfort che si dedicò allo sfruttamento. “Non erano soltanto i poveri disperati a cercare metalli preziosi”, racconta ancora Carlo Manni, “nel 1859 ci fu anche il prelato Ferdinando Delsignore, parroco di Brovello“. Il 4 Novembre del 1861 il sottoprefetto scriveva da Pallanza che “il sottoscritto prega il Sindaco di Gignese di far tosto pubblicare … l’annesso decreto di permissione alla Società Inglese delle miniere di Brovello ed Agogna di far ricerca di materiale nella località della Fondello e Piombera in codesto territorio”. Il curioso toponimo “Piombera” compare già nel sommario del catasto settecentesco, ma già nel XVI secolo le carte riportano due altri eloquenti toponimi, localizzati presso le sorgenti dell’Erno: “Ferrerà” e “Saxum Manninum”. Nel 1865 veniva accordata all’Ingegner Wallenstein, domiciliato in Arona, il permesso di ricerca di minerali di piombo nella regione dell’Alpe Tensa, così delimitata: “A nord Comune di Vezzo; a est le concessioni Piombino-Agogna al commendator Francfort; a sud i Comuni di Nocco e Coiro; a ovest una retta condotta per le due sommità principali della giogaia che separa il versante dell’Agogna e quello del Pescane, a una distanza media di 1900 metri dalla suddetta concessione”. Il signor Gaetano Tessera di Armeno ricercava invece sull’Alpe Salmagitt: “I limiti del terreno sono quelli del detto pascolo Salmagetti di proprietà del Signor Alesina Giovanni, con esclusione della porzione data alla Società Inglese”.

Miniere di Motto Piombino - Alt. m. 750

Gignese, Motto Piombino, il cantiere per la costruzione della Galleria San Giuseppe nel 1907. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

Notizie interessanti sulla miniera si possono scovare anche nella Relazione della parrocchia di Nocco, redatta dal parroco Bellini nel 1879: “l’opificio della cava del piombo, situato nel territorio di questo Comune, dove si trovano cento e più lavoratori … I direttori delle già accennata cava di piombo obbligano i lavoratori (di cui la massima parte è di Gignese, ed anche i lavoratori forestieri risiedono a Gignese per esser più vicini alla cava) ad occuparsi anche nei giorni di festa, minacciano multe e congedi qualora si astenessero, e nonostante le rimostranze già fatte niente ancora si è potuto ottenere. Se il signor vescovo volesse interessarsi per ridurre a migliori consigli quei direttori farebbe un gran bene a queste popolazioni”.

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I  minatori in una foto del 1920: il primo da sinistra è Giuliano Lavarini,  mentre l’uktimo a destra in basso è Angelo Pagliai. Foto dal gruppo Facebook Sei di Gignese…

La miniera più importante era quella del Motto Piombino a Gignese, attiva a fasi alterne dalla seconda metà dell’Ottocento sino ai primi anni Cinquanta del Novecento e che, nel momento di massimo sviluppo, diede lavoro a più di cento operai. Non si trattava di filoni molto generosi e pertanto furono abbandonati definitivamente nel 1957. I permessi biennali di ricerca nel Vergante e Agogna, dal 1850 al 1950 circa, furono forse più di un centinaio, ma il fine era esplorativo. In soli due casi  si giunse alla creazione di concessioni minerarie: quella delle miniere Motto Piombino e Agogna e quella di Brovello. Vi fu poi il permesso di estrazione del Monte Falò, più volte rinnovato. Del Motto Piombino si conoscono anche le statistiche quantitative del minerale estratto, seppure incomplete. Si estraeva galena (solfuro di piombo) mista più o meno con blenda (solfuro di zinco), che però non era molto redditizia. Il lavoro era molto complicato perché dopo aver selezionato i noduli utili occorreva spaccarli, per separarli dalla matrice quarzosa, poi procedere alla macinazione e al lavaggio.

Motto Piombino planimetria della Miniera 1909

L’accuratissima planimetria della miniera Motto Piombino del 1909, dove sono indicate meticolosamente tutte le varie coltivazioni e le gallerie con i relativi nomi. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

La concessione del Motto era stata data a una società inglese, The Brescia Mining and Metallurgical C. Ltd di Glasgow, dal 1860 al 1879. Sebbene la miniera portasse lavoro, creava problemi agli operai, come la negazione del riposo festivo. Nel 1881 ci fu anche un caso di inquinamento ambientale: i sindaci di Borgomanero, Armeno, Briga, Invorio Inferiore, Miasino, Bolzano Novarese, Gozzano e Fontaneto Agogna, denunciarono la Società Genovese, che possedeva allora la concessione, per l’inquinamento dell’Agogna. La Società rispose che lo stabilimento per il lavaggio del materiale estratto era già stato chiuso il 31 Dicembre 1880, ma evidentemente non fu iniziata nessuna bonifica. La miniera fu poi inattiva dal 1883 agli inizi del Novecento, quando risulta che la concessione governativa fu ceduta all’Ingegnere Giuseppe Pucci Baudana e al Signor Ilario Sery, i quali costituirono a loro volta la Società Anonima Miniere di Agogna e Motto Piombino. Tale società fu esercitata nel 1909 dalla Società Mineraria Novarese, nella quale Pucci figurava come amministratore delegato e, in coincidenza con tale passaggio di proprietà, ci fu uno sciopero dei minatori. Nel 1914 tale Vincenzo Guzzi, già amministratore delegato della Società Mineraria Novarese e suo fratello Ulisse, proprietari della Miniera di Gignese, chiedevano un permesso di ricerche di piombo, zinco e rame, nella località Alpe Fey e Guasto. La concessione passò poi nel 1917 da Guzzi alla Società Anonima de Mines di Nebida in Sardegna e, nel 1925, alla Società Chimica Lombarda A.E. Bianchi & Co di Rho e, ancora, nel 1929 alla Società Anonima Miniere di Gignese, con sede a Milano.

 Motto Piombino lo stabilimento o Laveria nuova 1907

Gignese, lo stabilimento della miniera del Motto Piombino o Laveria nuova nel 1907. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

I lavori furono nuovamente sospesi dal ’28 al 1936, quando quest’ultima società chiedeva un finanziamento per la riapertura della miniera, chiusa dal 1928: “La nostra miniera, allo stato di sua coltivazione attuale, promette un avvenire ottimo, tale da far rifiorire nel nostro Comune un’industria mineraria di prim’ordine“. Il Corpo Reale delle Miniere di Torino replicava secco che “la povertà delle mineralizzazione non consente una proficua ripresa dei lavori”. Due anni dopo comparse la Rumianca, per chiedere il permesso di ricerca di minerale arsenicale, da impiegare nel suo stabilimento di Pieve Vergonte. Il 12 Dicembre del 1938, la Società Anonima Miniere di Gignese, in liquidazione, rinunciò alla concessione mineraria. Dopo l’esame di diversi potenziali acquirenti il nuovo permesso fu rilasciato nel 1943 alla S.A.I.M.E. (Società Anonima Mineraria Estrattiva) di Napoli, che però non effettuò alcun lavoro. Il 26 Aprile 1944 la Società Ceramica Italiana di Laveno Mombello chiese, con esito positivo, alla prefettura di Novara di subentrare alla S.A.I.M.E., in quanto aveva necessità di reperire piombo e zinco “per gli smalti dei propri manufatti, minerali sempre più scarseggianti sul mercato nazionale, specie dopo l’occupazione della Sardegna, ove maggiormente tali prodotti sono coltivati”.

Gignese, Miniera del Motto Piombino, l'imbocco della Galleria Sant'Ilario, 1963, da Da Miniere e minerali del Vergante e Val d'Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

Gignese, Miniera del Motto Piombino, l’imbocco della Galleria Sant’Ilario, 1963. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

Nel dopoguerra la concessione era nel 1953 in possesso del perito industriale Luigi Maglia, a nome della Società Industria Mineraria Italiana di Milano, che estese le ricerche ai comuni limitrofi per altri minerali come solfuri di ferro, rame e arsenico e nel frattempo anche l’Agip Mineraria compie rilievi sismici nella zona “a scopo di ricerche petrolifere per conto dello Stato”. Compare poi la ditta Bruno Sanna, cui il Sindaco risponde che la Società Industria Mineraria Italianaha iniziato i lavori alla miniera del Motto Piombino verso la fine del febbraio 1953 e li ha continuati progressivamente e in crescendo fino a tutto agosto 1953”. Tale società, ancora nel 1954, manteneva due operai in servizio per la custodia e la manutenzione delle gallerie e degli impianti. Infine il Corpo Miniere di Torino accordava il 18 Marzo 1955 alla Società Valsesia per l’Industria Mineraria una concessione per lo sfruttamento della miniera della durata di due anni. Nel 1957 il permesso veniva prorogato per altri due anni, ma nel ’59 della Società non si aveva più alcuna notizia. Il sindaco scriveva che “ha lavorato sin quasi alla fine del 1957. La stessa Società è ora rappresentata dai titolari della Ditta De Tornasi e Milani, con sede in Busto Arsizio”. La Valsesia era già in cattive acque nella primavera del ’56, tanto che, nel mese di Dicembre, dichiarava il fallimento. Iniziava allora una lunga vertenza per la liquidazione degli operai e dei fornitori, verso i quali il debito ammontava a Lire 750.913, pagati al 90%. Nel 1965 la ditta Giuseppe Poletto di San Giorgio di Perlana in provincia di Vicenza chiedeva di poter rimettere in vita la miniera, ma la pratica non ebbe seguito: le gallerie vennero quindi chiuse e mai più riaperte per lo sfruttamento.

Gignese, Miniera del Motto Piombino, ingresso della Galleria Basalini. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d'Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

Gignese, Miniera del Motto Piombino, ingresso della Galleria Basalini. Da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, G.A.S.M.A., 2014

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Informazioni: La mostra Miniere e minerali del Vergante e della Val D’Agogna è allestita ad Arona nei Musei di Piazza San Graziano fino al 28 Settembre 2014, nei seguenti orari: sabato 15.30-18.30 e 21-23; domenica e festivi 15.30-18.30; giovedì 15.30-18.30. L’ingresso è gratuito.

Il libro Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna costa 30€ nella versione plastificata e 40€ in quella di pregio, ossia cartonata.

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In apertura la miniera del Motto Piombino di Gignese alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, da Miniere e minerali del Vergante e Val d’Agogna, Arona, Gasma, 2014. Tutte le immagini dell’articolo sono state gentilmente fornite da G.A.S.M.A.; Link: Voci di paese – La miniera

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Published in: on 5 settembre 2014 at 18:30  Comments (1)  
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  1. Grande e interessantissimo articolo, foto e mappe da collezione
    brava Paola

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