Nocco, così lontano, così vicino…


Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Nocco Dario Molinari lavatoio

di Dario Molinari

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L’Archivio Iconografo del Verbano Cusio Ossola ospita uno scritto di Dario Molinari. Nato a Premosello (VB), da sempre coltiva la passione e la cultura e le tradizioni dell’Alto Vergante, dove la sua famiglia d’origine è radicata da generazioni. Proprio in omaggio agli antenati ombrellai, vissuti tra Nocco e Gignese, ha raccolto un ampio archivio fotografico che documenta vita e luoghi degli artigiani ambulanti del secolo scorso. Titolare della cattedra di arti figurative presso il liceo artistico di Pavia, ha realizzato diversi progetti artistici ed editoriali nella doppia veste di artista e docente, utilizzando video, installazioni, fotografia e pittura. Le immagini a corredo del testo sono state fornite dall’autore.

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NOCCO (Noccum), com. nel mand. Di Lesa, prov. Di Pallanza, dioc. E div. Di Novara. Dipenda dal senato di Casale, intend. Prefett. Pot. Di Pallanza, insin. Di Arona, posta di Lesa. Sta nel Vergante: appartenne alla signoria di Lesa: è situato tra Gignese, Carpugnino e Graglia: guarda mezzodì. Tre sono le vie comunali: La prima, a levante, muove verso il capo di provincia per Carpugnino e Stresa; la seconda, verso mezzodì, conduce per Graglia al capo di mandamento; la terza, verso tramontana, scorge al limitrofo comune di Gignese.

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Nocco visto dal campanile della chiesa di Gignese. Al centro si scorge la Chiesa di Santo Stefano

Nocco è distante un miglio e tre quarti Graglia; tre quarti di miglio da Carpugnino; un terzo di miglio da Gignese, e miglia cinque dal capo di provincia. Scorre pel territorio un piccolo rivo denominato Erno, che va a scaricarsi nel Lago Maggiore nel territorio di Lesa non lunge da Selcio. I solerti abitanti raccolgono in discreta quantità gran-turco, segale, miglio, panico, patate, castagne, noci e poche uve: di qualche rilievo è il guadagno che fanno esercitando la pastorizia La chiesa parrocchiale, di antica costruzione, è sotto il patrocinio di S.Stefano. La nomina del paroco spetta al comune. Pesi e misure di Milano. Popolazione 194.

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La bella parrocchiale di Nocco, dedicata a Santo Stefano, alla fine dell’Ottocento

Ecco come viene descritto Nocco in un vecchio dizionario geografico del regno sardo: in queste poche righe, stampate nel 1845, avvertiamo immediatamente la vertigine di un tempo lontanissimo, cancellato per sempre e tuttavia l’affetto che ci lega ancora a Nocco è in grado di restituircelo vicino e intimo più che mai. È questa oscillazione fra tempi lontani e il nostro presente qui a Nocco, che dà un senso a ogni cosa. Tutto passa e tutto lascia traccia, tutto è lontano eppure così vicino. Quello della “lontananza dal suolo natio” è un tema scritto nella storia degli abitanti delle nostre colline e delle nostre montagne. La lontananza di chi, per tutto l’Ottocento, ha visto partire la sua gente alla ricerca di una vita migliore che la pianura e le grandi città del nord sembravano poter offrire.

La professione di ombrellaio fu scelta da tanti giovani che emigrarono da Nocco, Vezzo e Gignese

La professione di ombrellaio fu scelta da tanti giovani che emigrarono da Nocco, Vezzo e Gignese verso centri più grandi del Nord Italia. In alto un Riccardi, ai primi del Novecento

Una cartolina di Nocco, "Veduta dal Monte Scincina"

Una cartolina di Nocco, “Veduta dal Monte Scincina”

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In alto l’ombrellaio Angelo Molinari, detto Giolo, negli anni Cinquanta. Alcuni riuscirono ad aprire negozi o fabbriche, altri divennero ambulanti, ma in tutti restò la nostalgia per il paese

 Questo negozio era l'attività commerciale di una famiglia nocchese emigrata ad Alessandria

Questo negozio era l’attività commerciale di una famiglia nocchese emigrata ad Alessandria

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Un altro ritratto di ombrellaio, Andrea Molinari, negli anni Trenta. Ai manufatti, talora sorprendetemente raffinati, di questi artigiani del Lago Maggiore, è dedicato il Museo dell’Ombrello di Gignese, un unicum nel genere, fondato nel 1939 da Iginio Ambrosini e che conta nell’importante collezione 1500 pezzi tra parasole e parapioggia

Furono in molti a iniziare con fatica un difficile percorso di mestieri itineranti, diventando cestai, ombrellai e venditori ambulanti. Storie di miseria e nostalgia, che non potevano che accrescere il desiderio di tornare ai propri affetti, a un’infanzia durata lo spazio di poche stagioni. La lontananza, in fondo, è una tensione che avvicina attraverso il desiderio. Oggi per tanti nocchesi, nipoti di quelle generazioni, non è cambiato nulla. In tanti viviamo lontano da Nocco, per scelte di vita e di lavoro dei nostri padri prima che nostre, e anche i ceppi familiari più radicati sul territorio hanno rapidamente incominciato a diradarsi.

Una delle strade principali di Nocco, via Regina Margherita, già via del Mottaiolo nel 1909. Il paese, terra di forte emigrazione, manteneva la sua vocazione rurale, come si può osservare dai tetti in paglia e dagli arnesi di lavoro dell'unico personaggio: gerla, rastrello e cesta di vimini

Una delle strade principali di Nocco, via Regina Margherita, già via del Mottajolo, nel 1909. Il paese, terra di forte emigrazione, manteneva la sua vocazione rurale, come si può osservare dai tetti in paglia e dagli arnesi di lavoro dell’unico personaggio: gerla, rastrello e cesta di vimini

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Una rara immagine di Nocchesi prima del Novecento

In questo panorama di Nocco è evidente che tutta la terra era coltivata o adibita a pascolo

In questo panorama di Nocco è evidente che tutta la terra era coltivata o adibita a pascolo

 Processione della Santa Patrona 1912

Una fotografia della processione di Sant’Anna, la santa patrona di Nocco, nel 1912

I nomi dei Decio, dei Riccardi, dei Molinari, dei Francinetti solo per citarne alcuni, sembrano condannati all’estinzione nei luoghi di origine. Sono scomparsi anche i nomi dei luoghi, benché qui ogni anfratto, ogni valle, ogni declivio, ogni masso, ogni torrente avesse un nome e un episodio da raccontare. Nel cortile dei sciàvatin c’erano le streghe (i Freer), nei pozzi c’era l’orco (il Caramut), figure generate dalla fantasia di un’umanità che viveva non di televisione ma di racconti, che passava le serate a veglia narrando storie che venivano chissà da dove, dai nonni e dagli antenati. Stanno scomparendo anche tante case antiche e dimore storiche.

quando i tetti erano in coppi e beule

Nocco e Gignese con il Mottarone sullo sfondo: quando i tetti erano ancora in coppi e beule

scalinata chiesa 1909

Quattro elegantissime dame, in perfetto stile Belle Époque, sulla scalinata chiesa nel 1909

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Nocco Dario Molinari Ca' Molinari primi '900 via Montalto Ing. Luigi Decio al centro e due amici

In via Mottajolo, nei primi del ‘900: l’ingegner Luigi Decio con due amici

Eppure la nostra gente viveva in quelle case di pietra, con finestre piccolissime perché non entrasse il freddo, viveva in cucina con il secchio dell’acqua appeso al muro. Con le mele nelle stanze da letto, con le castagne e le noci a seccare sulla lobbia in castagno. Memorie domestiche: epopea delle piccole cose nel gioco capriccioso del tempo. Usando un po’ di fantasia, ci piace ogni tanto immaginare che quella gente sia ancora lì, che il loro spirito torni qualche volta a visitare quei luoghi non ancora contaminati dal progresso e dalla civiltà, luoghi che hanno amato e rispettato profondamente.

La famiglia del Magiur Familia Decio 1909

La famiglia Decio, detti “I Magiur”, nel 1909

 Famiglia Molinari

Quattro generazioni di Molinari, soprannominati “Ingigner”, in una foto di gruppo nel 1950

Nocchesi doc, con fiasco d'ordinanze e fisarmonica, fuori dal'Osteria dei Tozzi. La taverna di Marianna e Stefano, che vendeva anche alimentari, fu l'ultimo negozio di Nocco, attivo fino ai primi anni '70: per anni punto di riferimento della comunità e unico posto telefonico pubblico

Nocchesi doc, con fiasco d’ordinanze e fisarmonica, fuori dal’Osteria dei Tozzi. La taverna di Marianna e Stefano, che vendeva anche alimentari, fu l’ultimo negozio di Nocco, attivo fino ai primi anni ’70: per anni punto di riferimento della comunità e unico posto telefonico pubblico

Ma ora è cambiato tutto, forse troppo in fretta. Industrializzazione e urbanizzazione hanno aggredito i nostri paesaggi, deturpando aree di meravigliosa bellezza. Soprattutto negli ultimi decenni, asfalto e cemento hanno stretto nel loro abbraccio mortale anche i luoghi più incontaminati e la nostra immaginazione. Un’aggressione all’ambiente giustificata da una concezione predatoria e utilitaristica del mondo in cui viviamo: una semplice risorsa da sfruttare, vuoi a fini industriali, estrattivi, commerciali o turistici. Ecco allora che sarà sempre più difficile riconoscere Nocco, non solo rispetto a quella descrizione del 1845, ma anche a quello che era fino agli anni ’50. A meno che non si sappia conservare e tramandare qualche frammento che possa accorciare le distanze, per ritrovare quel paesaggio interiore che ci appartiene. Solo così potremo avvertire l’incanto del passato come inestinguibile vicinanza.

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Ricordiamo Nocco, in conclusione, con uno splendido splendido scritto di Amelia Molteni Bolla, una colta villeggiante appartenente alla borghesia milanese, la quale amò profondamente il paesino dell’Alto Vergante. Il suo scritto comparve in occasione della pubblicazione di un numero unico della Campana di Nocco, “Nella faustissima rimembranza tre volte centenaria di sua erezione parrocchia” 26 novembre 1633 – 30 luglio 1933.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Nocco Dario Molinari Amelia Bolla (cartolina)

Una foto di Amelia Molteni Bolla, una signora milanese che trascorreva la sua villeggiatura a Nocco. Un tempo era abitudine di chi si faceva fare un ritratto dal fotografo farsi stampare sul retro la cartolina, in modo da poter inviare la propria immagine come ricordo. In questo caso Amelia, il 26 Settembre 1907, scrive “Alla cara famiglia che abita con me a Nocco” consegnando a mano la cartolina “Come modesta espressione di amicizia affettuosa e sincera”

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Una cartolina da Nocco a Bergamo del 25 Luglio 1916, inviata dalla Bolla a un’amica. È anche in questi pezzetti di carta illustrati che si cercano oggi le impronte del passato, attraverso le parole e i saluti che viaggiano da un luogo all’altro e che raccontano frammenti di vita e di amicizia

Nocco, mi sei dolce nella memoria e nel cuore
Quando nelle grigie giornate cittadine, stanca, e non solo stanca, ma assetata di pace, anelo a una visione di riposo e di conforto, mi appari subito Tu, piccola e modesta gemma del Mottarone, sul poggio che riceve l’ultimo sole, mentre tutti gli altri paesi che ti fan corona sono già immersi nell’ombra, tutta verde nei prati che ti annunziano, semplice, primitiva, rustica nei tuoi casolari, soavemente idilliaca ne’ tuoi ospitali boschi di castani, nella solitudine dei quali la vita abbandona le sue asprezze e pare ancora buona e degna di essere vissuta.
Nocco, mi sei presente nei diversi aspetti della tua bellezza pastorale: negli splendori della tua primavera tardiva, quando nei tuoi prati c’è tutto un sorriso di narcisi e nell’aria un fremito d’ali: nei placidi crepuscoli estivi, fragrante di fieno e tutta circonfusa dalla nebbia violetta che discende sui rami, mentre, nello scolorimento della sera, le tue donne austere s’indugiano ancora al pascolo con la docile e fedele mandria; nella vivezza delle tinte autunnali, quando il sole incendia le fronde della tua “Selva” e il lavoro ferve nel raccogliere i frutti che la terra buona dispensa a’ suoi figli lavoratori; quando nudo, sul poggio, sorgi dalla neve immacolata ed accogli fraternamente i tuoi “uomini” che ritornano a te, dopo lunghi mesi di lontananza, in cui ti hanno sognato con nostalgico desiderio.
Nocco, dolce oasi della mia vita, non sempre azzurra e non sempre tranquilla, ti amo e ti benedico per i sorrisi che hai dato alla mia giovinezza, per la pace e l’oblio che mi doni nel presente per le memorie Sante di persone care, conosciute, amate qui, che mi allietarono per anni e anni con la loro amicizia buona e indimenticabile.

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La Campana di Nocco copertina Dario Molinari Marco Torretta

Per chi volesse approfondire la storia e i personaggi di Nocco è possibile scaricare gratuitamente il libro La Campana di Nocco di Dario Molinari e Marco Torretta, cliccando qui

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In apertura: Nocco, via Mottajolo, due bambine con vezzosi parasole e un signore con i contenitori dell’acqua, davanti al vecchio lavatoio, con le due caratteristiche arcate in pietra e la volta in mattoni.

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