Bocca di pietra


Verso Nocco, Umberto Andreazza, acquerello, fine anni'80

“A differenza della maggior parte della persone, Giovanni è molto attento al linguaggio silenzioso delle cose”. Inizia così il primo e promettente libro di Maria Cristina Alfieri, giornalista milanese e direttrice del gruppo editoriale parmense “Food”, che a noi è piaciuto moltissimo. Il volume (121 pagine, 13€) è uscito nel Novembre 2014, pubblicato da ExCogita. La storia inizia quando il protagonista, un famoso sceneggiatore televisivo, sopravvissuto a un incidente areo, si ritrova con la memoria cancellata e cerca di farla riemergere attraverso la stesura di un diario. Giovanni ricompone con la scrittura i frammenti di una vita che non c’è più, rievocando in parallelo quella di suo nonno Giulio, ombrellaio ed ex partigiano nato negli ani Venti a Nocco, un piccolo paese dell’Alto Vergante, dove tutti gli uomini imparavano fin da piccoli a riparare parapioggia per emigrare e diventare ambulanti.

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“Qual è, mamma, la Parola che ti ha svelato la bocca di pietra”, si chiede Giulio nel romanzo. Nella foto una donna si avvicina al pozzo mentre un bambino aspetta, seduto sui sassi

Si scopre leggendo che la vita del bambino Giulio è segnata da un dolore inestinguibile, causato dalla tragica perdita della madre, ingoiata dalla fredda e misteriosa bocca di pietra. Anche Giulio partirà da Nocco subito dopo il 25 Aprile 1944, per cercar fortuna a Milano, lavorando come riparatore di ombrelli. Troverà l’amore e, per un momento, la felicità. Nel romanzo compaiono personaggi con nomi fittizi, come Ada, la coraggiosa partigiana che piace a Giulio, ispirata all’ossolana Elsa Oliva o Umberto Minardi, l’industriale nocchese padrone di una fabbrica d’ombrelli a Torino, destinata a chiudere dopo la crisi del ’29 e che ricorda la simile vicenda di Primo Francinetti. Una ricostruzione che l’autrice racconta con mano sicura e abile regia, avendo ascoltato attentamente le cronache di suo suocero, Angelo Molinari, pure lui ombrellaio ed emigrante.

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Un ombrellaio mostra la sua mercanzia a un signore in una casa milanese

Il libro è pieno di sorprese ed è di quelli che non si chiudono prima dell’ultima pagina, con colpi di scena drammatici e toccanti, scene durissime, come la rievocazione di alcuni fatti della Resistenza e momenti più leggeri: la sibillina vendetta di Antonio, ex partigiano comunista e ateissimo, maestro delle campane, che approfitta dell’assenza del parroco per far risuonare nell’aria le note di Bandiera Rossa. La scrittura non sana le ferite, ma aiuterà Giovanni a ritrovare un equilibrio, anche grazie alla presenza di Elisa, giovane vedova di una vittima dell’incidente aereo e suo nuovo amore. Il finale rimescola le carte e ci indica un imprevedibile sentiero tra realtà e immaginazione.

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La bella copertina di Bocca di Pietra, ultimo romanzo di Maria Cristina Alfieri

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In apertura: Umberto Andreazza, Verso Nocco, acquerello, fine anni ’80, Collezione Privata.

 

 

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  1. […] Recensione di Bocca di pietra, romanzo d’esordio della giornalista milanese Maria Cristina Alfieri. La recensione è disponibile qui. […]

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