Il padiglione dell’Umanitaria 1906 Dall’Expo ad Anzola d’Ossola § 2


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Nota degli autori: il saggio è diviso in tre capitoli, per facilitare la lettura.

La prima parte è incentrata su Anzola e sul padiglione misterioso.

Questa seconda parte racconta la vita dell’architetto Enrico Monti e del suo lavoro come sindaco nel paese di origine.

La terza ed ultima parte illustra la nascita e l’attività della Società Umanitaria a Milano e la sua partecipazione all’Esposizione Universale.

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Enrico Monti e la dacia “volante”

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Anzola, tavolata all’Albergo del Popolo, detto anche ca’ d’Toni-Maria,  gestito da Antonio Maria Tedeschi, 1909. Offriva cucina casalinga, pergolato e bocce. Il primo a destra è Enrico Monti. Foto di Guido Tedeschi, postata da Luigi Boretti, dal gruppo Sei di Anzola d’Ossola se

Non sappiamo se l’autore dell’edificio abbia voluto riferirsi alla numerologia nel disegnare quei nove oblò sul Padiglione di Anzola. Era certo un artista bizzarro, che ben doveva conoscere l’esoterismo. Il mistero è presto svelato, come si legge nel pregevole volume Anzola, una terra ossolana nella storia, scritto dallo storico Enrico Rizzi e si può leggere in in una breve didascalia: la villa, denominata Carla, apparteneva all’architetto Enrico Monti e quella sorta di dacia in legno era stata trasportata, come per magia, da Milano! Originariamente infatti aveva ospitato il Padiglione della Società Umanitaria durante la manifestazione ambrosiana più importante del primo decennio del nuovo secolo: l’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, dedicata ai trasporti e all’apertura del tunnel del Sempione, che si tenne al Parco Sempione dal 28 Aprile all’11 Novembre. Enrico Monti aveva prodotto lui stesso il padiglione in legno, ma ignoriamo il motivo per cui lo trasportò e lo riassemblò ad Anzola nel 1911. L’edificio, semplice e lineare, era stato disegnato dal pittore-architetto Luigi Conconi e sarebbe quindi, con l’Acquario di Milano, uno dei sopravvissuti fra quelli costruiti per l’Esposizione, perché tutti gli altri, che non erano progettati per durare, furono demoliti.

Casa Monti ad Anzola. Il fotografo Paolo Monti bambino è il primo a sinistra mentre dà la mano al padre, Romeo. Sulla destra la cappelletta del Gabbio

Casa Monti ad Anzola. Il fotografo Paolo Monti bambino è il primo a sinistra mentre dà la mano al padre, Romeo. Sulla destra la cappelletta del Gabbio

Enrico Monti era nato a Milano il 25 Ottobre del 1873, da genitori ossolani. Giovane e intraprendente, iniziò studiare arte presso le scuole serali all’Accademia di Brera. A costo di importanti sacrifici riuscì a conseguire la laurea in architettura al Politecnico. Come racconta Angela Preioni Travostino, nel libro Terra d’Ossola, si era specializzato con successo “nella produzione di mobili e arredamenti di lusso“: aveva disegnato e realizzato la sala della Biblioteca Ambrosiana di Milano e lo studio di Arturo Toscanini nella sua casa di via Durini a Milano, ricostruito dal 1976 al Museo Storico del Conservatorio di Parma. La fabbrica dell’architetto Enrico Monti, che contava seicento operai, aveva filiali in altre città italiane. Produsse gli arredi del palazzo di Montecitorio, del Parlamento di Buenos Aires e di quello di Montevideo. Firmati dalla Enrico Monti & C. erano anche i mobili nel Palazzo della Società delle Nazioni di Ginevra e a una sala del Palazzo Reale di Amsterdam.

Interno della cabina di prima classe del Rex: nel 1933 Enrico Monti fu chiamato per la progettazione e la fabbricazione dei mobili insieme a Ducrot di Palermo per la prima classe, la classe speciale e la classe turistica. Le cabine di prima avevano in bagno e la veranda sul mare

Interno della cabina di prima classe del Rex: nel 1933 Enrico Monti fu chiamato per la progettazione e la fabbricazione dei mobili insieme a Ducrot di Palermo per la prima classe, la classe speciale e la classe turistica. Le cabine di prima avevano in bagno e la veranda sul mare

Nel 1914, a quarant’anni d’età, l’architetto Enrico Monti era il più giovane italiano cui era stata conferita la nomina a Cavaliere del Lavoro e il suo nome figurava già come membro onorario in molte Accademie. Nel ‘15 Monti fu incaricato dal governo italiano di allestire il Padiglione Italiano all’Esposizione mondiale di San Francisco e, successivamente, in molte altre nazioni. Tra il 1920 e il 1930 si dedicò agli arredamenti navali, allestendo 32 navi e transatlantici. Nel 1933 firmò insieme a Ducrot gli interni del Rex, dove chiamò alla direzione dei lavori lo scultore ed ebanista di Lissone Ambrogio Fossati.

In primo piano a destra l’architetto Enrico Monti nel 1906, durante una gita familiare in carro, ai Cantinitt di Megolo, una tradizione anzolese che aveva luogo nelle domeniche estive oppure a San Lorenzo il 10 Agosto. Da A.A.V.V., a cura di Enrico Rizzi, Anzola. Una terra ossolana nella storia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 2000

In primo piano a destra l’architetto Enrico Monti nel 1906, durante una gita familiare in carro, ai “Cantinitt” di Megolo, una tradizione anzolese che aveva luogo nelle domeniche estive oppure a San Lorenzo il 10 Agosto. Da A.A.V.V., a cura di Enrico Rizzi, Anzola. Una terra ossolana nella storia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 2000

Monti fu eletto sindaco di Anzola, il suo paese d’origine e si prodigò per la sua terra: fece costruire a proprie spesse la passarella sul Toce e, con l’oro fuso delle sue onorificenze, fece decorare la parrocchiale. Fondò l’asilo infantile e la banda musicale. Nel 1911 si riunì per la prima volta il comitato promotore della Pro Anzola: Nino Talamone, l’architetto professore Enrico Monti, don Pietro Diana, Pietro Talamoni, Giuseppe Monti, Emilio Monti e il geometra Romeo Monti. Il programma era centrato sulle tante migliorie che avrebbero facilitato la vita degli abitanti: istuituire una campana per il servizio del porto natante sul Toce, finora fatte a voce con “gran perdifiato, specie nelle ore di notte. Di attuare accessi più facili agli scali. La costruzione e la gestione di una ghiacciaia sociale. Di diramare una circolare perché tutte le famiglie interessate divengano soci e appoggino validamente la volonterosa associazione” (dalla “Prealpina” del 10 Agosto 1911). Anche la rivoluzione dell’elettricità arrivò ad Anzola nel 1912 grazie alla Pro Anzola.

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La banda di Anzola, fondata dal Monti. Foto di Mario Badini, da  Sei di Anzola d’Ossola se

Il Circolo di Cultura fu costruito e finanziato da Enrico Monti in memoria dei suoi figli Luigi e Piero. Uno lo perse in guerra e l’altro morì dopo lunga malattia. Il padre non si riprese mai da questo doppio lutto. Ne è testimonianza una lapide detro la chiesa di San Tommaso in cui è scritto che il sindaco fece degli abbellimenti n memoria dei suoi due figli. Enrico Monti morì a Milano il 2 Giugno del 1949. L’8 Novembre dello stesso anno la figlia Maria Luisa Rizzi Monti costituì, per onorare la memoria del padre, la Fondazione Architetto Enrico Monti, per la divulgazione culturale, l’organizzazione di convegni e la pubblicazione di imperdibili volumi sulla storia e la cultura alpina. Nel ‘50 Comune di Anzola gli dedicò la via principale e nel 1990 furono intitolate ad Enrico Monti e al fotografo Paolo Monti le scuole.

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Bibliografia: “Il padiglione dell’Umanitaria alle esposizioni di Milano”, in L’Umanitaria, 25 Febbraio 1906; La mostra dell’Umanitaria, in L’Esposizione illustrata del 1906, Milano, Sonzogno, 1906; Enrico Rizzi, Anzola i secoli . una nostalgia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 1972; Anna Cambedda, Luigi Conconi, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 27, Roma, Treccani, 1982; Carlo Emilio Gadda, La meccanica, Milano, Garzanti, 1991; A.A.V.V., a cura di Enrico Rizzi, Anzola. Una terra ossolana nella storia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 2000; Angela Travostino Preioni, Ossolani illustri, in Terra d’Ossola, Domodossola, Lions, 2005; A.A.V.V., Milano verso il Sempione, a cura di Roberta Cordani, Milano, Celip, 2006; Pietro Redondi, Paola Zocchi, Milano 1906 L’Esposizione Internazionale del Sempione, Milano, Guerini e Associati, 2006; Morris L. Ghezzi e Alfredo Canavero, Alle origini dell’Umanitaria, Milano, Raccolto Edizioni, 2013; a cura di Piero Amos Nannini, Pionieri di arditezze sociali La Società Umanitaria per l’Italia Album 1893-2013, Milano, Società Umanitaria e Raccolto Edizioni, 2013; a cura di Morris L. Ghezzi e Alfredo Canavero, Alle origine dell’Umanitaria, Milano, Società Umanitaria e Raccolto Edizioni, 2013. Link: http://ambrogiofossati.it/, Mi 1906 Esposizione Internazionale del Sempione.

 

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Published in: on 21 aprile 2015 at 20:33  Lascia un commento  
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