Lazaro Cotta e la sua casa di Ameno


a cura di Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola, Roberto Castiglioni e Francesca Coletti

Una foto d'epoca di Casa Cotta ad Ameno con l caratteristico porticato a colonne binate e la loggia verso la piazzetta e la via principale del paese

Il padrone di questa casa era l’illustre e coltissimo nativo di Ameno Lazaro Agostino Cotta. Era nato proprio qui il 23 Giugno del 1645 da Francesco Cotta ed Anna Maria Sinistrari, sorella di quel Ludovico Maria Sinistrari (1632-1701) frate francescano, insigne giurista e moralista, autore della Pratica criminalis e del trattato De delictis et poenis. Il padre era un uomo severo a autoritario e visse ancora dopo il 1707. Ricordava infatti Lazzaro che “In quest’anno … Francesco mio genitore ha compiuto i novantun anni; ignaro tuttavia degli inconvenienti della vecchiaia, e mi tratta tuttora (certo con mia gioia) come un ragazzo, con grandissima severità“.

Lazaro Agostino Cotta biografia copia

Un ritratto di Lazaro Agostino Cotta

Lazaro studiò legge, dapprima presso il canonico dell’Isola di San Giulio, Agostino Manini e poi a Pavia, con il maestro Francesco Bazzetta da Omegna. Una volta laureato stabilì il suo studio a Milano, prima in via Zebedia nella Parrocchia di Sant’Alessandro e poi in quella di San Vittore, ma tornava spesso ad Ameno perché gli piaceva moltissimo. Lazaro, che aveva un’approfondita conoscenza del diritto romano, fu pretore a Luino e difese davanti al senato ambrosiano la causa del Vescovo di Novara contro il Ducato di Milano per il dominio della Riviera di San Giulio. Si dedicò a studi storici perché era animato da una vera passione per le vicende del suo paese e della sua zona d’origine, diventando il più importante storico cusiano del XVII secolo. Dedicò tutta la sua vita alla raccolta e alla stesura di testi sull’argomento, talvolta con minuzia quasi esasperante, che lo portava a specificare financo le condizioni metereologiche.

Il frontespizio de L'Isola di San Giulio nella Diocesi di Novara di Lazaro Agostino Cotta

Il frontespizio de L’Isola di San Giulio nella Diocesi di Novara di Lazaro Agostino Cotta, pubblicato a Milano nel 1693

Nel 1677 iniziò la stesura dell’opera in quattro volumi Corografia o Descrittione della Riviera di San Giulio, che finì nel novembre del 1680. Di esso furono pubblicati solo il primo volume, a Milano nel 1688, e un estratto del quarto nel 1693 (Discorso topografico dell’Isola di San Giulio). Già dal 30 Settembre 1675 il Cotta aveva sposato Veronica Martelli da Miasino, da cui ebbe almeno un figlio, Francesco Onofrio, a lui devotissimo e che divenne anch’egli avvocato e una figlia, Adelaide Caterina, poi sposa di Pietro Francesco Molli. Il Cotta era stato ispirato a scrivere la Corografia dopo aver letto la Historia della nobiltà, et degne qualità del Lago Maggiore (1603) del frate milanese Paolo Morigia. Nello stesso anni iniziava la storia del Monte Mesma e del suo convento che finì vent’anni dopo e fu pubblicata solo nel 1945. Fu in rapporti di amicizia con illustri scrittori, ma soprattutto fu legato da una salda amicizia con Ludovico Antonio Muratori. L’opera più nota del Cotta è il Museo Storico Novarese, uscito a Milano nel 1701 e riedito poi nel 1872. È un libro sugli uomini che si distinsero nella religione, nelle arti, nelle scienze e nelle armi.

Il frontespizio del Museo Novarese pubblicato nel 1761

Il frontespizio del Museo Novarese pubblicato a Milano nel 1761

Con lo pseudonimo di Stazio Trugo Catalano, anagramma del suo nome, stampò a Milano nel 1699 la Verbani lacus locorumque adiacentium corographica descriptio. In quest’opera il Cotta offriva il testo del Macaneo e lo integrava. Tra il 1688 e il 1718 donò, tramite il Muratori, alla Biblioteca Ambrosiana di Milano sedici volumi di miscellanee che definì Collectanea prosimetrica e che furono catalogate come Miscellanee novaresi. Esse sono una collezione di lettere, sentenze, avvisi, notizie biografiche, versi latini e in italiano, pareri legali, opuscoli, frammenti, tutte inerenti Novara e la sua provincia. Dopo il 1841 furono ordinati in quattro volumi a stampa e quattro manoscritti. I primi dodici sono finiti distrutti nel bombardamento dell’agosto del 1943, ma di essi esiste il catalogo (pubblicato da Giuseppe Pagani, in Bollettimo storico per la provincia di Novara). L’elenco delle opere redatte dal Cotta è lunghissimo e vario. Perciò non è possibile citarle tutte, ma è doveroso menzionare la sua produzione di poesie in latino, italiano e dialetti, oltre a libelli polemici. Aveva una cultura onnicomprensiva, che spaziava dalla letteratura all’oratoria, dalle poesie alle canzoni, dalla botanica alla medicina, dalla filosofia alla matematica.

 Lo stemma di Casa Cotta ad Ameno, scolpito su granito grigio. Fino al 1980 era appeso a una colonna nel cortile ruustico del PalazzoLo stemma di Casa Cotta ad Ameno, scolpito su granito grigio. Fino al 1980 era appeso a una colonna nel cortile rustico del Palazzo

Lo stemma di Casa Cotta ad Ameno, scolpito su granito grigio. Fino al 1980 era appeso a una colonna nel cortile rustico del Palazzo

Si ricorda il brindisi in trentatré strofe Beoni alla Fontana d’oro, canzone stampata in lode del vino, e riferita ad una località vicino ad Ameno su un poggio all’ingresso del paese da nord, che poi prese il nome di Fontana Cotta, dove il nostro amava scrivere e riunirsi con i suoi amici. Il Cotta ebbe fin dalla giovane età problemi di salute. Aveva sofferto da bambino di scrofolosi alle gambe e di una grave malattia nell’inverno del 1694. Anche da vecchio era tormentato dalle vene varicose, tanto che nella Corografia indicava un rimedio che prevedeva l’immersione nelle gelide acque dell’Agogna: “Solamente dell’Agogna vanno filosofando li nostri medici li felici effetti che di continuo si fan sentire poichè nelle febbri maligne ardenti usano recettarne agl’infermi una gran pozione senz’alcun correttivo, e con infallibile prosperità; anzi sogliono ordinare agli impiagati il passeggio nel più rapido di questo fiume, che felicemente essicca, ed io, inutilmente applicai tanti rimedi per asciugarmi una flussione di gambe, solamente mi guarì l’aver per tre fiate passeggiato brevemente al rovescio della corrente di questo fiume nel mese di  giugno. Come pure senza cure preventive in tante malatie ho usato di quest’acqua coll’assenso dè medici. Fredde sopra ogni credere...”.

Palazzo Comunale a sx la vecchia Osteria dell'Unione poi Hotel Centrale

Una foto d’epoca di Casa Cotta ad Ameno con il caratteristico porticato a colonne binate e la loggia verso la piazzetta e la via principale del paese. Per alcuni anni l’edificio fu la sede del Comune di Ameno

Il Cotta trascorreva l’estate e i mesi autunnali nella casa paterna di Ameno sulla piazza, che aveva anche un giardino con un capanno e siepi di alloro. Amava andare a caccia e pescare ed apprezzava il buon vino. La sua permanenza è ricordata da una lapide: “A Lazaro Agostino Cotta Qui nato nel 1645 Poeta storico e archeologo dottissimo Che illustrando il novarese Illustrò se stesso e la patria Gli uomini di Ameno questa lapide hanno posto“. Ma come viveva il Cotta ad Ameno e com’era fatta la sua casa? L’edificio, nel tempo, ha subito varie manipolazioni, ma è possibile ricostruire come si presentava: basta osservare le planimetria che è stata ricostruita nell’articolo di Luigi Arioli La Casa del Cotta ad Ameno in “Lo Strona”, Ottobre – Dicembre 1980 e che è pubblicata qui sotto.

La planimetria illustra il pian terreno dell'edificio.

La planimetria relativa al pian terreno di Casa Cotta

 

La planimetria in scala 1:1000 del piano superiore di Casa Cotta

La planimetria del piano superiore

In A sono le stalle che corrispondono, al piano superiore, ad un vecchio fienile trasformato in abitazione. Il Cotta aveva dunque dei cavalli e forse una carrozza che servivano per i suoi spostamenti. In B un ampio portico in cui è scavato un pozzo, cui corrisponde un loggiato al piano superiore. Nel sottoscala è ricavato un forno; in C un piccolo locale con un grande camino e un fornello nel cavo di una finestra. Sopra vi è una camera da letto. Sopra la scala vi era un piccolo ambiente (c), alto circa un metro, che era probabilmente destinato a qualche utilizzo particolare, forse per le derrate alimentari. ll cortiletto rustico di disimpegno D comunica, attraverso una porta, con la strada pubblica. In E c’è una grande cantina interrata per circa un metro, che non è coperta a volta, ma da un assito e sopra c’è un magazzino detto “il cascinone” con un ampio camino e fornello. Dalla scala (g) si giunge al piano superiore e da un ballatoio si entra nelle stanze da letto. La più ampia ha anche un gabinetto a muro. Un grande locale di soggiorno e per il pranzo è H dove è presente un camino. Un androne (I) faceva da ingresso dalla via pubblica al cortile di casa. In questa parte è murata una vecchia scala a chiocciola che comunica con il piano superiore, che ha subito alcuni rimaneggiamenti, infatti nella planimetria del primo piano sono stati omessi i tramezzi. In M, ambiente elegante che dava sulla strada e dotato di un grande armadio a muro, un tempo chiuso da caratterstiche ante, vi era anche il camino. Tutte le stanze erano riscaldate dal focolare.

Il cortile di Casa Cotta

Il cortile di Casa Cotta, con l’ampio loggiato

In N, la sala più bella, coperta da una volta a lunette come la precedente, c’è uno stemma lavorato a stucco. Appartiene alla famiglia Ferrini, che diventò proprietaria di parte della casa alla fine del Settecento. Una scaletta scendeva ad una piccola cantina, mentre una scala esterna portava al piano superiore, da cui un ballatoio disimpegnava le camere. La scala prosegue a raggiungere l’ampio loggiato che dava sul cortile. A questo corpo di fabbrica si appoggia la loggia che he dà sulla strada: una costruzione prestigiosa, ma avulsa dal resto della casa, che consiste nel portico (O) e da un’ambiente superiore raggiungibile da una scala esterna (O,P,Q). Sul cortiletto rustico D gravitano le stalle e il fienile, il portico dal quale si arriva alla cantina, il loggiato che comunica col “cascinone”, il quartierino che pare riservato al guardiano e stalliere.

Le stalle e il fienile come dovevano apparire fino a qualche decennio fa

Le stalle e il fienile come dovevano apparire fino a qualche decennio fa

Il fornte di Casa Cotta verso l'orto di casa

Il fronte te di Casa Cotta verso l’orto di casa

Il corpo F-G parrebbe l’abitazione della famiglia, con la fronte volta a sud verso il recintato che poteva essere l’orto di casa. Questo corpo è integrato da H,I,M. L’ultimo corpo di fabbrica è evidentemente un’aggiunta posteriore, per evidenziare il raggiunto benessere economico. La loggia si presenta sulla piazzetta centrale del paese con aspetto scenografico. Non sappiamo se fu costruita come corpo appartenente alla casa Cotta o come elemento a se stante. Il primo caso sembra plausibile e avrebbe dato al palazzo di una degna facciata, ma va osservato che la loggia non poteva avere funzione di ingresso perché il suo livello è più basso del pavimento della sala “bella” che vi si appoggia immediatamente. Il locale che si apre sulla strada con un’apertura larga 2 metri potrebbe far pensare ad una bottega e la scala che vi sorge accanto porta al locale sopra la loggia che avrebbe la funzione di magazzino. Ci sono varie indicazioni che evidenziano che l’edificio è sorto su strutture preesistenti, quindi il fastigio sovrastante la loggia potrebbe essere stato fatto semplicemente per nascondere la parte emergente del fabbricato, più vecchio, che sta dietro.

Particolare del portico

Particolare del portico

Nel 1694 la casa rischiò di incendiarsi, ma la topia dell’alloro e una preghiera evitarono il peggio: “... a 24 Febbraio soffiando da oriente un gagliardissimo vento, ed essendo grande arsura per non esservi stata neve, ma continua tramontana in tutto l’inverno, il fuoco si appiccò a hore 16 in casa Carlo Vedano e distrusse gran parte di quel rione. La mia casa (Dio lodato) resò intatta quantunque l’incendio gli fosse vicino a otto passi, perché nel mio giardino arsero le legne ivi riposte. Le fiamme de’ quali venivano spinte nella topia del lauro assai folta ed alta, e per questo intoppo (o per un Agnus del Venerab. Innocenzo XI che il R.S. Lazaro vi gettò) le fiamme non giunsero a toccare la casa“.

Il portale di ingresso dalla pubblica via al cortile di casa, con lo stemma della famiglia Ferrini

Il portale di ingresso dalla pubblica via al cortile di casa cge risale al 1714. Reca lo stemma dei Ferrini, che diventò proprietaria della casa

All’esterno dell’androne vi è una pregevole affresco in cattive condizioni: rappresenta la Madonna col Bambino, San Giovannino e San Giulio o il devoto committente ed è databile tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. La loggia conserva incisa su uno spigolo la data di costruzione: 1685, che va ritenuta la data del compimento del complesso, il cui tetto era ricoperto con piode. La presenza della cascina e dei magazzini fa pensare che nella casa venissero custodite derrate o merci. Lo stesso Cotta, nelle Corografia sottolinea come “questa patria, tutto che gioconda, salubre ed amabile, languirebbe di fame, se all’insufficienza naturale de’ grani, non producendone appena che per tre mesi dell’anno non supplisse … a riguardo della numerositò straordinaria degli abitanti … la sforzata prontezza ed assiduità de’ nazionali che fuori dalla patria, impegnatisi in arti, traffichi e lettere sollevano le angustie domestiche”.

Il Vergante come appare in un particolare della mappa settecentesca di Costanzo Borrone

Il Vergante come appare in un particolare della mappa settecentesca di Costanzo Borrone

Il Cotta conosceva bene il territorio circostante e osservava che “La coltura alquanto negletta del secolo antecedente, da pochi anni in qua va alla giornata rifiorendo, e tanti fondi inselvatichiti per la mancanza d’abitatori, caggionatavi dalle pestilenze o dagli impieghi in esercizi più profittevoli fuor del paese, ritornano sotto l’aratro, mentre godiamo comodità maggiori ed abbiamo con che servirsi dell’opera altrui”. Sappiamo che lo storico apprezzava il vino, da bere in compagnia, e forse lo teneva nella sua spaziosa cantina. A questo proposito scriveva: “In ordine ai vini della Riviera, quantunque dalle influenze del cielo non restino danneggiati, apena bastano ai bisogni de’ popoli … La parte superiore però anche in caso di felice vendemmia è astretta a provvedersene … Per lo più sono aspri, e non s’ammolliscono se non coll’invecchiarsi“. E con tono nostalgico riflette che “molto maggiore sarebbe la risulta dei vini, se tanti e tanti opportunissimi si vestissero a viti”. Poi precisa che le misure di Ameno “sono minori della novarese … Tuttavia la misura del boccale può rallegrare il cuore di ogni bevitore“. Il 1° Aprile del 1719 il Cotta si spense a Milano il 1° Aprile del 1719 e fu sepolto nella Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri.

Separatore piccolo

Per scaricare il pdf dell’articolo cliccare qui: Lazaro Cotta e la sua casa di Ameno

L’Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola ringrazia molto Roberto Castiglioni e Francesca Coletti per le immagini e le preziose informazioni fornite su Lazaro Agostino Cotta e sul suo palazzo.

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Published in: on 10 aprile 2016 at 12:17  Lascia un commento  
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