La Carcavegia che il passato si porta via


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La Carcavegia a Colloro in una foto di Fausto Mirandoli Fotografo

Ogni anno in Val d’Ossola, a Colloro e a Premosello, si accendono due giganteschi falò. È la Carcavegia, il rito che celebra il 5 Gennaio il passaggio del vecchio anno, collegato alla festa del’Epifania. La tradizione fu abbandonata nel dopoguerra, ma è stata reintrodotta dagli anni Settanta. L’usanza prevede che i ragazzi maschi, tre giorni prima dell’Epifania, si riuniscano al richiamo del corno, suonato dal capo. Ogni giovane reca una campana da mucca di vario tipo e misure, detta ciòcc, attaccata alla vita. Tutti insieme le fanno suonare per le strade del paese e girano di casa in casa chiedendo legno per il fuoco. Talvolta gli adolescenti fanno amichevoli irruzioni in luoghi istituzionali e inseguono le ragazze sbatacchiando i campanacci in modo allusivo.

I ragazzi di Colloro con il pupùn in spalla e le campane in vita in cerca di legna per falò sulla strada per i Mulini, da Aria di Casa Nostra di Erminio Ragozza, edizione rivedute e ampliata da Pier Antonio Ragozza, Premosello Chiovenda 1994

I ragazzi di Colloro, con il pupùn in spalla e le campane in vita, in cerca di legna per falò sulla strada per i Mulini. Da Aria di Casa Nostra di Erminio Ragozza, edizione rivedute e ampliata da Pier Antonio Ragozza, Premosello Chiovenda 1994

Nel frattempo gli adulti si dedicano alla costruzione di due fantocci di forma umana, un uomo e una donna, fabbricati con una struttura in legno e imbottiti di paglia, detti pupùn. Indossano abiti eleganti e raffigurano al vècc e la vegia, e vengono portati in giro con il volto rivolto all’indietro. Sui fantocci sono appesi due cartelli con i nomi e l’anno di nascita dei due più anziani paese, come augurio di lunga vita. Nel caso in cui i vecchi, cui sono dedicati i fantocci, non possano uscire per ragioni di salute, invitano i giovani a casa loro il giorno precendente per offrirgli dolci e bevande.

I giovani di Premosello al lavoro

I giovani di Premosello al lavoro, foto di Matteo Varetta dal gruppo Facebook Sei di Premosello Chiovenda se…

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La pira prende forma nel greto del Riale di Premosello. Foto di Matteo Varetta dal gruppo Facebook Sei di Premosello Chiovenda se…

Nel pomeriggio del 5 Gennaio i due pupazzi vengono seduti al bar del paese dove restano finché in serata vengono condotti al rogo e bruciati su una grande pira di rami e tronchi, raccolti dai giovani nei tre giorni precedenti. Le fiamme riscaldano la fredda sera di gennaio e il suono atavico del corno si fonde con quello dei campanacci, creando un drammatico crescendo. Il rumore richiama tutte le persone, che accorrono per assistere all’accensione del falò verso le nove di sera.

Il momento dell'accensione del fuoco a Premosello. Foto di Stefancu Ovidiu da Flickr

Il momento dell’accensione del fuoco a Premosello. Foto di Stefancu Ovidiu da Flickr

Il vècc e la vegia bruciano a Premosello. Foto di Stefancu Ovidiu, da Flickr

Il vècc e la vegia bruciano nel rogo di Premosello. Foto di Stefancu Ovidiu, da Flickr

I due fuochi, che dovrebbero essere accesi nello stesso momento, rivaleggiano per imponenza. Luca Ciurleo, antropologo ossolano e autore del libro Fiamme e sacrifici, I falò solstiziali del Vco, Edizioni Landexplorer, Domodossola, 2015, ha raccolto i racconti degli abitanti. La gara fra i due paesi si manifesta “nello scontro a distanza dei due gruppi di giovani. Le testimonianze che ho raccolto nella frazione capoluogo raccontano di piccoli screzi tra le due comunità: quella di Colloro accendeva un falso falò di dimensioni ridotte, per poi, quandi quello di Premosello era in procinto di spegnersi completamente, accendere quello vero, che, sia per l’illusione prospettica, sia per il confronto con il fuoco ormai morente del fondovalle, risultava particolarmente vigoroso e gigantesco”. Qui sotto un breve video del rito girato da Ciurleo:

La festa di Premosello, organizzata dalla Pro Loco, continua attorno al rogo acceso nel greto del fiume, mentre a Colloro partecipanti, dopo aver assistito al rito sulla strada che collega la frazione a Premosello, si riuniscono al Circolo Operaio. Ai partecipanti vengono offerti vin brulé, cioccolata calda e dolci.

Premosello Carcavegia di Stefancu Ovidiu

I due falò: in primo piano quello di Premosello e in alto a destra quello di Colloro. Foto di Stefancu Ovidiu, da Flickr

La spiegazione cristiana della Carcavegia racconta che i Re Magi il giorno della nascita di Gesù, avendo scorto la stella cometa ferma su Betlemme, abbiano ordinato ai loro servitori di chiedere a qualche viandante come trovare la strada per per raggiungere la casa di Giuseppe e Maria. Interrogati due vecchietti, invece di dare le indicazioni corrette, li mandarono dalla parte opposta. I Re Magi, quando si accorsero del tranello, rifecero la strada e trovarono finalmente Gesù e anche i vecchietti. I servitori si vendicarono dando fuoco ai due e alla loro abitazione. La processione dei ragazzi con i campanacci rievoca la carovana dei cammelli, mentre i due fantocci hanno la testa all’indietro per non vedere il loro tragico destino.

La Scheibenschlagen di Vinschgau in Sudtirolo. Foto di

Il lancio dei dischi di betulla incandescenti crea scenografici cerchi di luce durante la Scheibenschlagen di Vinschgau in Sudtirolo. Foto di Frieder Blickl, Vinschgau Marketing

Il rituale è in verità molto più antico e ha origini celtiche. Simili manifestazioni si ripetono in Spagna, in Francia, in Lombardia, in Veneto e nelle Alpi orientali. Proprio in queste zone, abitate un tempo del popolo dei Reti, ed in particolare in Friuli, in Engadina e, a Vinschgau in Tirolo, dive si tiene la Scheibenschlagen la sera della prima domenica di Quaresima. Dopo il lancio di dischetti incandescenti di legno di betulla, viene appiccato il fuoco a una struttura cruciforme chiamata Hexe, ovvero strega.

Gli astanti osservano, ipnotizzati, il fuoco di Colloro. Foto di Max, da Flickr

Gli astanti osservano ipnotizzati il fuoco di Colloro. Foto di Max, da Flickr

Tornando in Ossola, nel libro Cronaca del borgo di Vogogna lo storico Gabriele Lossetti Mandelli scrive che “All’Epifania sogliono formare una donna di stracci che chiamano la Strìa, la portano seduta sopra una sedia attorno al Borgo accompagnata da una musica di corni di bestia bovina e di campanelli detti ciòcc, la qual musica chiama calcavèggia: e poscia abbruciano il fantoccio in un falò…”. Un tempo il fuoco si accendeva anche a Megolo, a Piedimulera, con il nome di Calcavegia, e si ripete tutt’oggi a Rumianca e ad Anzola. Con il falò del 5 Gennaio si brucia simbolicamente l’anno trascorso e la forza purificatrice delle fiamme conclude allegramente le festività natalizie.

Due bambini fermi davanti al falò di Premosello. Foto di Stefancu Ovidiu, da Flickr

Due bambini fermi davanti al falò di Premosello. Foto di Stefancu Ovidiu, da Flickr

Separatore piccoloPer scaricare il pdf cliccare qui: La Carcavegia che il passato si porta via

 

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