Il padiglione dell’Umanitaria 1906 Dall’Expo ad Anzola d’Ossola § 1


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Nota degli autori: il saggio è diviso in tre capitoli, per facilitare la lettura. Questa prima parte è incentrata su Anzola e sul padiglione misterioso.

La seconda parte racconta la vita dell’architetto Enrico Monti e del suo lavoro come sindaco nel paese di origine.

La terza ed ultima parte illustra la nascita e l’attività della Società Umanitaria a Milano e la sua partecipazione all’Esposizione Universale.

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Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Padiglione Umanitaria Esposizione 1906 Anzola d'Ossola Villa Carla

“Tre sono le caratteristiche dell’ameno paesello: le strade tutte coperte con pergolati d’uva, la primizia delle ciliegie che maturano ai primi di maggio, e la mancanza di sole sull’abitato nel cuore dell’inverno, dovuta alla posizione a ridosso di altissimi monti“. Così, nel Dizionario di Geografia Antica del 1890, si liquida in poche righe la descrizione di Anzola d’Ossola, un piccolo mondo ossolano. Lo scrittore di Migiandone Remo Bessero Belti lo ha definito “un paesaggio che sa di mondo di fate e di fiaba“.

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Il padiglione ritrovato

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Padiglione Umanitaria Esposizione 1906 Anzola d'Ossola Anzola panorama con gitanti alle Tre Crocette

Panorama di Anzola nel 1911 visto dalle Tre Crocette, dove sostano quattro persone in gita. Foto di Romeo Monti, Da Anzola i secoli una nostalgia, Anzola, Fondazione Arch. Enrico Monti, 1972

Il luogo è, fortunatamente, ancora intatto. Al centro del paese c’è una strana costruzione, che colpisce lo sguardo del visitatore per la sua armoniosa architettura e che ha destato la nostra curiosità. Davanti al Circolo, si scorge sulla sinistra nella zona detta “dei Topii”, circondato da una staccionata, il curioso edificio che appare disabitato, al centro di un giardino.

Il padiglione misterioso di Anzola d’Ossola. Sulla destra la strada che porta alla chiesa parrocchiale di San Tomaso e alcune “toppie”, caratteristici pergolati di vite bassi

Il padiglione misterioso di Anzola d’Ossola. Sulla destra la strada che porta alla chiesa parrocchiale di San Tomaso e alcune “toppie”, caratteristici pergolati di vite bassi

Evidente è il contrasto del manufatto con l’architettura locale, fatta di tipiche case ossolane, di pietra o intonacate, con i tetti in piode. Sono ancora visibili nel paese le “toppie” o “topie”, caratteristici pergolati di vite bassi, che un tempo coprivano tutte le strade del paese per produrre il cosiddetto “merican”, un vino dolce simile al fragolino. Il paese è collegato al resto della valle attraverso il fiume Toce, prima da un traghetto, e, dal 20 Ottobre del 1925, tramite la nuova passerella.

Una domenica pomeriggio del 1913 in Piazza San Rocco, il salotto all’aperto di Anzola. Davanti all’oratorio, eretto nel Seicento dalla famiglia Monti, si tenevano un tempo le assemblee dei paesani. A sinistra nella foto si scorge il profilo del forno comune, dove tutte le donne cuocevano il pane, utilizzato fino al 1952. Al centro le caratteristiche toppie. Foto di Romeo Monti, da Anzola i secoli una nostalgia, Anzola, Fondazione Architrtto Enrico Monti, 1972

Una domenica pomeriggio del 1913 in Piazza San Rocco, il salotto all’aperto di Anzola. Davanti all’oratorio, eretto nel Seicento dalla famiglia Monti, si tenevano un tempo le assemblee dei paesani. A sinistra nella foto si scorge il profilo del forno comune, dove tutte le donne cuocevano il pane, utilizzato fino al 1952. Al centro le caratteristiche toppie. Foto di Romeo Monti, da Anzola i secoli una nostalgia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 1972

Il Padiglione pare un’incrocio tra una casa da te e un granaio americano ed è fatto di legno. Gli abitanti di Anzola chiamano “cióós” il triangolo recintato davanti alla villa. Sopra la porta di ingresso cinque ampie finestre, poste l’una vicina all’altra, sono sormontate da nove aperture, con la forma di oblò ingentilite da quattro piccoli vetri triangolari chiusi in un serramento a forma di x. Viste a distanza formano un triangolo, che ricorda una geometria celeste.

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Inaugurazione di una bocchetta per l’acqua ad Anzola; sulla sinistra si intravvede il “cióós”, triangolo recintato davanti alla Villa Carla della famiglia Monti. Foto di Mario Badini, dal gruppo Sei di Anzola d’Ossola se

Nell’antica Grecia nove sorelle erano le Muse, generate da Zeus e Mnemosyne in nove notti sul loro sacro giaciglio. Le Muse rappresentavano l’ideale supremo dell’arte nella gerarchia divina, capaci di donare all’uomo la lesmosyne, l’oblio della sofferenza e la cessazione dell’angoscia. Come insegna Dante nella Divina Commedia il numero nove è la massima espressione dell’amore divino e nove sono i gironi infernali, così come le sfere del paradiso. Nella religione cristiana è il numero del miracolo, in quanto quadrato di 3, simbolo della trinità e del sacrificio di Gesù, che viene crocifisso alla terza ora, entra in agonia alla sesta e muore per la salvezza degli uomini alla nona ora. Nel suo significato esoterico il nove è simbolo della generazione e della reincarnazione.

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In apertura: il padiglione ad Anzola d’Ossola in una cartolina d’epoca.

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Bibliografia: “Il padiglione dell’Umanitaria alle esposizioni di Milano”, in L’Umanitaria, 25 Febbraio 1906; La mostra dell’Umanitaria, in L’Esposizione illustrata del 1906, Milano, Sonzogno, 1906; Enrico Rizzi, Anzola i secoli . una nostalgia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 1972; Anna Cambedda, Luigi Conconi, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 27, Roma, Treccani, 1982; Carlo Emilio Gadda, La meccanica, Milano, Garzanti, 1991; A.A.V.V., a cura di Enrico Rizzi, Anzola. Una terra ossolana nella storia, Anzola, Fondazione Architetto Enrico Monti, 2000; Angela Travostino Preioni, Ossolani illustri, in Terra d’Ossola, Domodossola, Lions, 2005; A.A.V.V., Milano verso il Sempione, a cura di Roberta Cordani, Milano, Celip, 2006; Pietro Redondi, Paola Zocchi, Milano 1906 L’Esposizione Internazionale del Sempione, Milano, Guerini e Associati, 2006; Morris L. Ghezzi e Alfredo Canavero, Alle origini dell’Umanitaria, Milano, Raccolto Edizioni, 2013; a cura di Piero Amos Nannini, Pionieri di arditezze sociali La Società Umanitaria per l’Italia Album 1893-2013, Milano, Società Umanitaria e Raccolto Edizioni, 2013; a cura di Morris L. Ghezzi e Alfredo Canavero, Alle origine dell’Umanitaria, Milano, Società Umanitaria e Raccolto Edizioni, 2013. Link: http://ambrogiofossati.it/, Mi 1906 Esposizione Internazionale del Sempione.

Published in: on 22 AprpmTue, 21 Apr 2015 21:56:25 +00001102015 2011 at 9.41  Lascia un commento  
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