Un mese a Baveno con Vittoria


La vacanza di sua maestà sul Lago Maggiore*

Le torrette di Villa Clara, la dimora degli Henfrey a Baveno, in un acquarello di Gabriele Mariano Nicolai Carelli del Marzo 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Per lei era tutto molto “pittoresco”! La regina Vittoria, in occasione del suo soggiorno sul Lago Maggiore nella primavera del 1879, esclamava continuamente parole come “civile”, “carino” e “bizzarro”, ma soprattutto “pictoresque”. Per lei questo viaggio era il “sogno luminoso di molti anni fa, finalmente realizzato”.

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La regina Vittoria in una foto del 1882 di Alessandro Bassano. La sovrana indossa la corona di diamanti realizzata nel 1870 da S. Garrard & Company

La vacanza era stata preparata fin dall’8 Gennaio, quando il primo ministro Disraeli aveva firmato il permesso di espatrio. Vittoria, che aveva quasi sessant’anni, appariva allora cupa e maestosa, avvolta in pesanti abiti neri: una perpetua testimonanza del suo lutto per la perdita del principe consorte e della seconda figlia Alice, morta di difterite il 14 Dicembre del 1878.

La regina Vittoria, il Principe consorte e la principessina Vittoria ritratti, dopo una battuta di caccia, nella White Drawing Room del castello di Windsor da Sir Edwin Landseer nel 1841, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Quel giorno, per un crudele scherzo del destino, era l’anniversario della dipartita di Albert, il venerato marito che “pensava per me” e che l’aveva salutata sul letto di morte, a soli 42 anni, con due parole, “gutes frauchen”, ovvero “piccola brava mogliettina”.

Nella foto di Roger Fenton, scattata il 30 Giugno 1854, la regina Vittoria con il Principe Albert. Fotografia all’albumina acquarellata a mano, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Era così affranta per essere rimasta vedova del bel principe di Coburg con cui aveva generato ben nove figli, che per il resto della sua vita dormì con accanto la vestaglia del marito. Nella camera di Alberto, che lei aveva trasformato in un sacrario alla memoria, ogni sera un valletto portava un asciugamano pulito e acqua calda, perché nessuno dopo la sua morte aveva osato chiederle in proposito. In ogni suo spostamento lei si assicurava di portare la foto del defunto e la sua corona di fiori in ceramica, che appendeva sopra al letto.

Alberto (1819-1861), l’amatissimo consorte della regina Vittoria, in una foto del 1848 di William Edward Kilburn, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Con questo umore fosco decise di partire per l’Italia, in incognito, con il nome fittizio di Contessa di Balmoral. Questa donnina alta 1 metro e 52 centimetri, e talvolta larga quasi più di un metro, regina d’Inghilterra e imperatrice delle Indie, era sovrana di un quarto della popolazione mondiale. Fin dalla sua infanzia a Kensington Palace, Vittoria era stata cresciuta come una futura regina, ma doveva anche apparire umile, sobria, e mai vanitosa e fu proprio questa la chiave del suo successo nel ruolo The People’s Queen.

All’alba di martedì 20 Giugno 1837 Vittoria riceve, in vestaglia, l’Arcivescovo di Canterbury e Lord Conyngham. I due la informano che è diventata regina d’Inghilterra, in seguito alla morte di re Guglielmo IV. Olio su tela di Henry Tantworth Wells, 1887, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Ben cosciente che “God knows there is nothing to admire in my very person” (Dio sa che non c’è niente da ammirare nel mio particolare aspetto), sua maestà aveva quegli inconfondibili occhi degli Hannover, leggermenti strabuzzanti, una bocca minuta che tendeva a restare sempre un po’ aperta, un sorriso equino, un mento sfuggente e piedi minuscoli. Era così mignon che il suo primo ministro Disraeli l’aveva privatamente soprannominata “The Faery”, la fatina.

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Viaggio regale

Il frontespizio della rivista “The Graphic” di sabato 19 Marzo 1879, dedicata alla visita della regina in Italia. In alto a sinistra la vista dalla dimora, a destra la Cappella nel giardino, al centro Villa Clara “dove risiederà sua maestà”, in basso vista di Baveno e dell’Isola dei Pescatori

Mariateresa Wright, nello splendido volume Un sogno luminoso (edito da Alberti, Intra, nel 2010,  ha ricostruito il viaggio della regina che vogliamo ricordare qui, a 200 anni dalla sua nascita nel 1819. La meta, il piccolo paese di Baveno era stata suggerito da Lady Bagot, un’amica della regina che conosceva Charles Henfrey, il padrone di Villa Clara, dove Vittoria e la sua corte avrebbero soggiornato.

Strade e case della vecchia Baveno in un olio di Constant Auguste de L’Aubinière, acquistato dalla regina Vittoria presso la Belgian Gallery a Londra nel 1880, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Henfrey, nato ad Aberdeen nel 1818, era un facoltoso imprenditore inglese, che aveva accumulato capitali costruendo ferrovie in patria e in Italia, per il re di Sardegna. Offrì senza alcuna esitazione la sua casa e gli incaricati si misero al lavoro, con grande anticipo e scrupolo, stilando liste di oggetti da trasportare e sdoganare, organizzando vigilanza e comunicazione. A questo scopo fu approntato un filo telegrafico collegato con l’ufficio postale, in modo che non ci fossero intoppi nel trasferimento dei messaggi, che furono sempre inviati tramite cifrari segreti. Improvvisamente il sonnecchiante comune di Baveno, un villaggio di poco più di 1400 abitanti, divenne famoso in tutto il mondo.

Una delle carrozze del treno della regina Vittoria, ordinato nel 1869. Il design è di Richard Bore, mentre la produzione è della fabbrica Wolverton Works, London & North Western Railway. Sui pannelli esterni sono dipinti lo stemma reale, l’insegna di The Order of the Bath, il cardo simbolo della Scozia, l’emblema dell’Ordine della Giarrettieria e di quello di San Patrizio. Le carrozze sono visitabili al National Railway Museum a York © The Board of Trustees of the Science Museum

La regina avrebbe viaggiato nel suo treno privato, con carrozze personalizzate: il vagone letto non aveva freni per non disturbare il sonno, mentre quello che ospitava il salone era foderato in broccato di seta con rose, cardi e trifogli su sfondo grigio perla.

Un dettaglio della stoffa in broccato di seta, decorata con rose, cardi e trifogli, nella carrozza ferroviaria privata della regina © The Board of Trustees of the Science Museum

 

Il salone della regina nella sua carrozza personale. Victoria fu la prima sovrana ad utilizzare il treno ed era il suo mezzo preferito; per questo salone scelse personalmente mobili, arredi e tessuti © The Board of Trustees of the Science Museum

Una leva speciale comunicava al macchinista di rallentare o fermare il convoglio. Il treno trasportava argenterie, stoviglie, biancheria e anche la testata del letto di mogano, la scrivania, e la wagonnette, una carozza aperta prediletta da Vittoria, perché le consentiva di essere esposta all’aria. La servitù era già partita da settimane per allestire la dimora bavenese, quando il treno con sette carrozze lasciò Windsor il 25 Marzo del 1879.

La sala da pranzo reale dello Yacht Victoria and Albert II, che Vittoria utilizzò per raggiungere Cherbourg da Portsmouth, in un acquarello pubblicato sull’Illustrated London News del 18 Agosto 1855, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

A Portsmouth nevicava, ma lo yacht Victoria & Albert II attraversò la Manica a mezzogiorno, senza alcun disagio, e attraccò a Cherbourg la mattina dopo alle 10.

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La giunta delibera

Baveno e l’Isola dei Pescatori in un acquarello del 1879 di Virgilio Ripari, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Due settimane prima, il 9 Marzo, Gerolamo Rossi, sindaco di Baveno, aveva convocato una riunione urgentissima. Erano presenti i signori Luigi Cardini, Giovanni Vogini, Giacomo Morandi, Vitaliano Francino, Felice Cardini, Giona Rossi, Salvatore Adami, Carlo Bonazzi, Pasquale Rossi, Antonio Rabajoli e Alessandro Gralli. Il sindaco esordì: “Il Signor Henfrey – già proclamato dal Comune ‘Benemerito e Padre dei poveri’ – metterà a disposizione la sua sontuosa ed elegante dimora, ma è dovere di questo Comune di farle un’accoglienza simpatica e festosa e col renderle gradito il soggiorno”.

Il paese di Baveno pavesato con stendardi e bandiere per celebrare l’arrivo della sovrana

Furono stanziati fondi per tutte le necessità: dall’acquisto dei lampioni, al nastro per il mazzo di fiori, dai fuochi artificiali agli addobbi stradali. L’accoglienza costò in totale 3971,30 Lire, che furono ricompensate da donazioni di Henfrey e della regina stessa e dalla straordinaria affluenza di turisti.

Vittoria e Beatrice sotto l’ombrello in una foto del 1879 di Arthur James Melhuish, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Il clima fu terribile: piovve quasi sempre “dirottamente”, salvo qualche giorno di sole, ma Vittoria era abituata e non si lamentò. Infatti lei era di ottimo umore, affabile e socievole, soprattutto con la gente comune e osservava le persone e i luoghi con grande attenzione e curiosità

La vista da Villa Clara guardando verso Stresa in un acquarello della regina Vittoria, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

 

La regina a passaggio nel rigoglioso parco di Villa Clara

Il Lago le ricordava la Scozia, dove aveva passato gli anni più felici e trovava la villa “charming”. Amava passeggiare nel parco pieno di camelie in fiore, che trovava “proprio una meraviglia”, e trovava “magnifica” la vista dalla finestra. A Vittoria piaceva chiacchierare in italiano con il giardiniere: “sono riuscita a fare domande su tutte le piante e gli alberi e l’ho capito perfettamente”, annotò soddisfatta sul suo diario.

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La dimora fiabesca di Charles e Clara

L’imponente Villa Clara fu costruita dal 1870 da Charles Henfrey, facoltoso imprenditore, e dedicata alla moglie Clara Goodeve Henfrey

La villa era stata costruita da Sir Henfrey dal 1870. Charles e suo fratello George, dopo un esperienza imprenditoriale a Manchester, si erano trasferiti nel 1850 a Torino, dove erano entrati in contatto con i riformatori liberali, come Cavour, D’Azeglio e il generale Cadorna e così, grazie a questi personaggi, avevano conosciuto il Lago Maggiore. Henfrey, mentre lavorava a Calcutta, iniziava ad acquistare molti terreni a Baveno, in una grande area dove progettava di edificare la sua casa, da dedicare alla seconda moglie Clara Eliza Goodeve (sposata nel ’66 in India, quando lei era ancora minorenne), in una posizione eccezionale e protetta dai venti, con vista sul Golfo Borromeo.

Un ritratto fotografico di Clara Goodeve Henfrey

Il 26 Marzo del 1856 a casa del notaio Margaritis comprò il primo lotto di stabili, orti e terreni e assunse Mattia De Maria come giardiniere. Lo incaricò di piantare alberi, che sarebbero cresciuti mentre lui era ancora in India. Oltre ad azalee, rododendri, camelie, osmanti e magnolie, Henfrey fece piantumare molti castagni e parecchie varietà di conifere.

Il cancello di ingresso e Villa Clara in una foto d’epoca

La costruzione iniziò finalmente nel 1870, con un rigido e precisissimo capitolato. Henfrey aveva oculatamente acquisito parecchi fondi e anche la strada, per poter costuire il muro di cinta. Per eliminare un sentiero che passava dalla sua proprietà si impegnò con il Comune a sostenere finanziariamente l’Asilo, poi acquistò il Molino di Ripa, una segheria e altri terreni. Gli Henfrey furono per lungo tempo i benefattori dell’Asilo Infantile, che era una società di cui Charles era maggiore azionista, e si mostrarono sempre generosi con il loro personale.

L’esterno e la scalinata di Villa Clara, progettata dall’architetto inglese William Allen Boulnois in stile vittoriano eclettico e costruita dalle maestranze locali

 

Una partita di tennis a Villa Clara © Archivio Paola Cardini

Il progetto fu affidato a William Allen Boulnois che realizzò in tre anni una villa in stile vittoriano eclettico, con rossi mattoni a vista, guglie e torrette, abbaini cuspidati e terrazzi in marmo. Il meraviglioso tetto in legno ricoperto di scandola di pietra grigia fu eseguito dal Signor Alman, savoiardo. Nel 1905 la villa fu descritta da Richard Bagot, nel suo The Italian Lakesun pastiche … un edificio bruttissimo così fuori luogo con l’ambiente che lo circonda, un vero affronto alla vista .. una replica dell’abitazione di un negoziante di Wimbledon o Putney in pensione”. In realtà si annovera tra le dimore più belle e originali del Lago Maggiore.

La doppia scalinata di Villa Clara

Al suo interno vi erano tutti i comfort più moderni, come illuminazione a gas e acqua corrente; i materiali erano pregiati e l’arredamento, che era composto da quadri di grandi maestri dell’antichità, statue, argenterie, enormi tappeti e ben quattro pianoforti, doveva rispecchiare il benessere economico raggiunto dal proprietario.

La sala di ricevimento della villa

La collezione d’arte di Henfrey comprendeva importanti opere rinascimentali, come il Ritratto di Fortunato Martinengo Cesaresco del Moretto (ora alla National Gallery di Londra), il Ritratto di Girolamo Fracastoro di Tiziano e la Madonna con bambino e santi del Bergognone (entrambi alla Pinacoteca di Brera di Milano).

La sala da pranzo di Villa Clara con i quadri della collezione Henfrey

Per celebrare la messa gli Henfrey affidarono nel 1873 la costruzione di una Cappella all’architetto Richard Popplewell Pullan, che progettò all’interno del giardino un edificio ottagonale in granito e marmi locali, completamente decorato all’interno da affreschi policromi.

La cappella privata della villa dedicata ai Santi Evangelisti in un acquarello di Gabriele Mariano Nicolai Carelli, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

 

Per molti anni la chiesa in stile bizantino, consacrata dal vescovo anglicano Francis Russel Nixon, fu frequentata dai protestanti in vacanza sul Lago. L’acquarello è dell’architetto progettista Richard Popplewell Pullan e fu regalato alla regina Vittoria per il Giubileo del 1887, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

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Cortigiani e cornamuse

La regina Vittoria con la figlia Beatrice in un pastello del 1874 di George Koberwein, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Oltre ai tanti domestici, Vittoria viaggiava con la figlia Beatrice, il suo servitore scozzese John Brown, il medico personale Sir William Jenner, il segretario privato Henry Ponsonby e le due dame di compagnia, Ethel Cadogan e Lady Churchill. L’ambasciatore inglese in Italia Sir Augustus Paget e la moglie si occuparono dell’accoglienza di sua maestà.

Un’altra immagine di Beatrice, detta “Baby” e Vittoria, in uno scatto del 1879 di Arthur James Melhuish. Destinata ad eterna dama di compagnia della madre, Beatrice si innamorò di Enrico di Battenberg, ma lo potè sposare solo a condizione di vivere con il marito accanto alla mamma ad Osborne Palace, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Beatrice, la figlia più giovane chiamata “Baby”, adibita a eterna dama di compagnia, era costretta a vivere con la madre e a indossare mesti abiti corvini. Per anni Vittoria l’aveva trattata come una stampella e infatti lei a sei anni aveva dichiarato: “Non mi sposerò mai e resterò con mia mamma”. A Baveno la principessa, che voleva giustamente divertirsi, cercava di uscire spesso per fare visite ufficiali e commissioni. Nonostante le generose intenzioni la principessa si innamorò a 27 anni di Enrico di Battenberg, ma Vittoria diede l’assenso al matrimonio solo dopo aver strappato la promessa che gli sposi avrebbero sempre vissuto con lei nel palazzo di Osborne sull’isola di Wight.

L’affascinante scozzese John Brown in un ritratto di Heinrich von Angeli da una fotografia, 1885. Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

John Brown, il rude assistente scozzese, era stato assunto a Balmoral, la residenza di villeggiatura di famiglia nelle Highland, fin dal 1851. Per Vittoria “la sua presenza costante era un autentico conforto, perché lui mi era devoto – così semplice, intelligente e così diverso dai tradizionali domestici”.

Il fedele John Brown con il cane collie Sharp in una foto del 1866 di Hills & Saunders, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

La regina, che insieme a Brown gustava vino Claret corretto con il whisky, gli aveva conferito un titolo inventato appositamente, quello di The Queen’s Highland Servant. Lei lo stimava per il suo eloquio diretto, dal forte accento, ma senza fronzoli, e per questo gli aveva pure dato il permesso di guardarla negli occhi, ma soprattutto per la sua totale dedizione Questo “carissimo e migliore amico … non mi ha mai lasciato sola”. Brown morì improvvisamente nel 1883 di erisipela, o forse di cirrosi, con gaudio dei figli di Vittoria che lo detestavano e lo chiamavano “Mama’s stallion”.

Brown, impeccabile con il suo kilt, in una foto del 1865 di Hills & Saunders, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Bertie, il futuro re Edoardo VII, alla morte della madre, fece addirittura distruggere la stanza di Brown e Beatrice purgò il diari della madre, eliminando ogni riferimento al servitore. In realtà non c’è alcuna prova che la regina abbia avuto una relazione sessuale con il fascinoso servitore in kilt dagli occhi azzurri e dai capelli rossicci, e l’ipotesi appare del tutto improbabile, mentre il suo ruolo era di accompagnarla nelle escursioni e combattere la tendenza di Vittoria all’immobilismo, causata anche da una dolorosa ernia addominale, che era comparsa in seguito alle gravidanze.

Il segretario privato della regina Sir Henry Ponsonby in una foto del 1880 di Walery, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Il segretario privato e tesoriere Henry Ponsonby, il perfetto lieutenant, affidabile e fedele, viveva con la moglie in un appartamento della Torre Normanna a Windsor. Era un marito estremamente devoto e soffriva la lontananza da Mary, donna emancipata e intelligente, quando era costretto a seguire la corte nei numerosi viaggi. Le scriveva ogni sera raccontando nei dettagli tutto quello che capitava, senza censura.

Il medico personale di Vittoria, Sir William Jenner, in una foto di Lomberdi & Co. del 1880, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Sir William Jenner, medico di fiducia della regina fin da quando aveva assistito Albert, era un uomo del suo tempo, irascibile e reazionario. A Baveno si annoiava e lamentava la stranezze delle usanze locali.

La dama di compagnia Ethel Cadogan in costume da contadina del Lago Maggiore in una foto del 1879 di Robert Faulkner & Co. Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Ethel Cadogan, una delle due dame di compagnia, che era entrata a servizio nel 1875 a soli 22, non si sposò mai; la baronessa Jane Chruchill, devotissima a Vittoria, le rimase vicina per 50 anni, diventando “quasi” sua amica, ma ne era sempre terrorizzata.

Lady Churchill, ovvero Jane Spencer era la Lady of the Bedchamber, qui ritratta in un pastello di George Koberwein del 1874, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Il diplomatico Sir Augustus Paget era stato inviato in Italia fin dal 1867. Nel 1860 aveva sposato la contessa austriaca Walburga De Hohenthal, una sognatrice amante dell’arte, vegetariana e antivivisezionista. A Baveno era impegnatissimo: si dedicava delle comunicazioni da inviare a Londra, delle visite ufficiali in Italia, a scegliere onorificiente e regali, raccogliere tutti gli articoli e tradurli in inglese.

Sir Augustus Paget con la moglie Walburga von Hohenthal in una foto del 1860, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Paget riuscì a prevenire la visita di Garibaldi, che aveva espresso il desiderio di incontrare la Regina, ma lei lo considerava un nemico della monarchia, e soprattutto dovette occuparsi del caso Rumelia, un’effimera provincia ottomana che si era costituita al confine con la Bulgaria come conseguenza del conflitto russo-turco.

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La luce cangiante del Verbano

L’arrivo di Vittoria e della sua corte ad Arona, nel pomeriggio del 28 Marzo 1879, da M. Wright, Un sogno luminoso, Intra, Alberti, 2010. Sir Augustus Paget accoglie la sovrana con l’inchino e il baciamano di rito, mentre dietro Vittoria si intravede la figlia Beatrice. In primo piano a destra lo scozzese John Brown con in mano lo scialle della regina

 

Il piazzale della stazione di Arona con la folla, in attesa di poter scorgere la regina inglese. Da M. Wright, Un sogno luminoso, Intra, Alberti, 2010

Venerdì 28 Marzo alle 4 del pomeriggio il gruppo arrivò alla stazione di Arona, accolto da una folla in abiti colorati, e finalmente Vittoria potè salire sula sua carrozza, con un’infinità di tappeti, scialli e parasoli, guidata da Brown e dal cocchiere degli Henfrey. A Baveno, dove era stato allestito un arco con la scritta “BENVENUTA”, li aspettava il signor Henfrey, che la regina trovò “vecchiotto, nonostante avesse solo sei mesi più di lei.

L’arrivo della regina a Villa Clara. Sono perfettamente riconoscibili il cancello e l’edificio della portineria. Da M. Wright, Un sogno luminoso, Intra, Alberti, 2010

La mattina dopo Vittoria, che aveva “passato una buonissima notte”, trovò “veramente fiabesco sedersi e guardare il piacevole scenario” dalla loggia.

La terrazza di Villa Clara in un acquarello di Gabriele Mariano Nicolai Carelli. Si scorgono il Sasso del Ferro, l’Isola Madre e l’Isola dei Pescatori, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

 

Dalla loggia di Villa Clara, acquarello della regina Vittoria, datato 29 Marzo 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Questa era la posizione che preferiva, dove amava eseguire i suoi acquarelli; era una sfida difficile per il cambiamento della luce: “si potrebbe continuare tutto il giorno e non essere mai soddisfatti del risultato”.

Un altro acquarello della regina: Pallanza da Villa Clara con il Monte Rosso a la collina della Castagnola a destra, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

 

Il taccuino che la regina Vittoria usò per i suoi disegni e acquarelli dal 1879 al 1881, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

 

L’Isola Madre e il Lago Maggiore in un acquarello della regina datato 13 Aprile 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Nel colonnato la regina eseguì il ritratto di “una ragazza carina di 15 anni chiamata Teresa Morandi. Aveva in testa un fazzoletto rosso a fiori, un abito blu a scacchi con un grembiule blu, un piccolo scialle rosso puntato sotto le spalle. Era molto scura e abbronzata, aveva occhi blu scuri, ciglia e sopracciglia e capelli molto scuri. Ho parlato un po’ della madre che aveva avuto 12 figli, ma gliene sono morti un bel po’”. La regina le donò una crocetta di legno con nastro di velluto, una foto sua e della principessa.

La giovane bavenese Teresa Morandi ritratta da Vittoria il 20 Aprile 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

La giornata era scandita da un rigido schema di brevetto albertiano. Alla regina piaceva svegliarsi con il suono della cornamusa e per questo aveva importato a Baveno anche il musicista in gonnella William MacHardy.

La regina aveva un’autentica e profonda passione per la Scozia, fin da quando Albert nel 1852 aveva acquistato il castello di Balmoral nell’Aberdeenshire, dove Vittoria aveva trascorso vacanze spensierate e felici. Per questo, anche durante il suo soggiorno a Baveno, amava svegliarsi con le note della cornamusa suonata da William Mac Hardy. Nell’acquarello di Kenneth MacLeay del 1865, sventola sullo sfondo la bandiera del Fife e MacHardie, con il mano l’ascia Lochaber, indossa il costume militare delle Highland in MacDuff tartan. Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Alle sette e mezza, la cameriera entrava nella stanza per scostare le tende e aprire le persiane, sistemare la spazzola d’argento, preparare la spugna, l’acqua calda, gli asciugamani, la colonia alla lavanda e aiutare la regina a vestirsi. Nonostante il loro aspetto tetro gli abiti funerei di Vittoria erano fatti con raffinatezza e con variazioni minori sul modello base a scollo quadrato. Vittoria indossava un copricapo bianco con bordo di pizzo e al collo portava un locket con dentro le foto dei due figli che aveva perso, Leopoldo ed Alice. L’unico tocco di colore erano i suoi occhi blu. Mentre Vittoria divorava velocemente colazione, le cameriere rassettavano la stanza e riporre il diario della regina. Da quando aveva 13 anni scriveva ogni giorno le sue impressioni su un taccuino e non abbandonò mai questa abitudine.

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Il naso di San Carlo

Croce in un paesaggio italiano, acquarello della regina Vittoria, 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Durante il suo soggiorno la regina, che usciva sempre alle 4 e tornava alle 6, visitò Baveno, Stresa, Feriolo, Gravellona, il Montorfano e la Val Strona, Orta ed Omegna, a Pallanza e Intra, poi l’Isola Bella, dove incontrò il conte Borromeo. Il Lago Mergozzo ricordò alla regina “i nostri cari ‘Loch’ dei Grampiani scozzesi”.

Gravellona in un acquarello di Virgilio Ripari del 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

 

Traghetto sul Toce di Virgilio Ripari, 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Osservava tutto con interesse e con quel tipico distacco britannico. Trovava i contadini molto belli. “Abbiamo incontrato molte povere donne che portavano immensi carichi di fieno, e a ciascuna abbiamo dato qualcosaa volte buttiamo soldi ai bambini”; le ville erano tutte “di gusto piuttosto cattivo”, i maiali magri “come levrieri e con zampe molto lunghe”, mentre i carabinieri a cavallo sono “molto eleganti e impeccabili”, cosa che non si poteva dire invece per i soldati che “portano cappotti molto lunghi e sono trasandati nell’andatura”.

Ettore Tito, La regina Vittoria e la principessa Beatrice davanti al letto di Napoleone all’Isola Bella nel 1879, olio su tela

Il 15 Aprile la regina visitò Milano. Si lamentò della folla poco civile; lei sperava di non essere notata, cosa assai improbabile visto che era arrivata con un treno speciale e girava su una carrozza guidata da uno scozzese!  Per Vittoria la cattedrale era “estremamente magnifica, costruita interamente in marmo bianco puro con non meno di 4000 statue su”; davanti al corpo di San Carlo osservò che “la pelle è scura e raggrinzita e la parte alta del naso non c’è più … uno spettacolo terrificante nonostante non sia repellente o sgradevole”. Il giorno successivo ricevette la visita della duchessa di Genova e notò che “ha solo 49 anni ma sembra molto più anziana e ha i capelli completamente bianchi”.

Baveno visto da Pallanza, acquarello del 1879 di Sir Richard Rivington Holmes, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

Giovedì 17 la regina ricambiò e si recò brevemente a Stresa, poi salì sul vaporetto Verbano per una “deliziosa” gita del Lago. Giunse fino a Cannero, dove “c’è uno strano antico castello in rovina” e poi a Locarno dove “la vista è assolutamente splendida”.

Pallanza, la piazza e palazzo di città, acquarello di Gabriele Mariano Nicolai Carelli, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

L’incontro ufficiale con i Savoia a Monza era previsto per venerdì 18 Aprile. Tutta la corte era vestita di nero, per cortesia. Vittoria trovò la regina Margherita “molto carina e molto affascinante, né alta né bassa. Ha una bella pelle chiara, una gran quantità di capelli biondi, occhi blu, lineamenti marcati, un sorriso molto dolce ed è molto vivace. Il Re sembra malato ed è molto timido”.

La regina Margherita di Savoia in un quadro di Daniele Ranzoni, Pallanza, Museo del Paesaggio

Al ritorno Vittoria fu accolta da una “sera gloriosa e la vista delle Alpi con il Monte Rosa nella luce morbida della sera, con le ombre blu, e il vivace verde primaverile dei pioppi e dei salici in primo piano erano bellissimi”.

Il Monte Rosa dalla ferrovia al ritorno da Monza in un acquarello della regina, 18 Aprile 1879, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

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Cuore pesante

Prima di partire Vittoria e Beatrice piantarono due alberi in giardino e il 23 Aprile consumarono la loro “ultima colazione nel piccolo caro boudoir”. La bella giornata “rende ancora più penoso l’andarsene” e Vittoria non può “quasi credere di essere in partenza, solo le stanze vuote confermano la triste storia”. Clara Henfrey ricevette in regalo una scatola di brillanti il marito un candelabro tempestato di pietre preziose.

Il salottino della regina Vittoria a Villa Clara, Baveno

Passeggiando in giardino trovò i bambini dell’asilo vicino alla portineria, dove una piccola “mi ha regalato un bouquet e ha recitato una poesia con enfasi e gesti meravigliosi; un bambino inglese certamente non potrebbe farlo così”. Per ringraziamento mandò all’asilo una sua fotografia e fece una donazione di 1000 lire. Il giorno della partenza Vittoria si sentiva “molto triste … alle 3, col cuore pesante, ho lasciato la cara Villa Clara che ricorderò sempre con gioia”. “Il paesaggio sembra così monotono e poco interessante dopo quello che ho visto”, annotava la regina durante il viaggio di ritorno, perché gli italiani “le piacciono più di qualsiasi altro straniero”.

La terrazza di Villa Clara a Baveno, il posto preferito dalla regina, in un acquarello di Gabriele Mariano Nicolai Carelli, Royal Collection Trust / © Her Majesty Queen Elizabeth II 2019

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Bibliografia:

“The Ilustrated London News”, 12 Aprile 1879; Maria Francesca Renaudo, Il turismo a Baveno, Verbania, Tararà, 1999; Mariateresa Wright, Un sogno luminoso. La Regina Vittoria a Baveno 1879, Intra, Alberti, 2010; Andrea Lazzarini, Dimore di Lago, Stresa, Scenari, 2011; Laura Canella, Charles Henfrey, un collezionista tra Baveno e l’India, in “Concorso” arti e lettere, n. 11, Bergamo, Lubrina, 2018; Lucy Worsley, Queen Victoria Daughter, Wife, Mother, Widow, London, Hodder & Stoughton, 2018.

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Published in: on 7 settembre 2019 at 22:40  Comments (4)  
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