Tempi moderni a Vacciago


La Fabbrica di Vacciago Ricami a Macchina Salone riparto a mano dove si portava a compimento la lavorazione dei ricami copia

di Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola, Roberto Castiglioni e Francesca Coletti

A Vacciago sul Lago d’Orta, in una località chiamata Roccolina, sorgeva un imponente fabbricone. Era la Ricami a macchina, fondata dagli ingegneri Gola, Norsa & C. nella seconda metà dell’Ottocento.

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Pionieri della meccanizzazione

LambrequinRittmeyer & Co. St. Gallen (1856 - 1898) HerstellerInSt. Gallen Stadt1888128 cm LŠngeSeide,Atlasbindung, Nadelmalerei, Handstickmaschine,(Gewebe), (Maschinenstickerei), (Stickerei)Inv. Nr. 24242Der Lambrequin mit Kordelbesatz diente als Querbehang Ÿber TŸren oder Fenstern. Er ist beidseitig bestickt und entstand anlŠsslich der Pariser Weltaustellung 1889.

Un’esempio di bordura a festoni della ditta Rittmeyer & Co. di St. Gallen in Svizzera, ottenuta con ricamo a mano e a macchina. St. Gallen Textilemuseum ©

Nella fabbrica veniva realizzata un’innovativa produzione industriale di ricami, cuciti da telai meccanici a navetta. Non era certo la prima volta che i tessuti venivano creati dalle macchine: già dal 1808, ad Intra, era stata introdotta la prima filatura meccanica del cotone. Il ricamo era rimasto, fino alla metà del secolo, un settore non sfiorato dal progresso. Intorno al 1830 si era affermata la produzione di quello a macchina nel cantone di San Gallo, in Svizzera e per circa cinquant’anni era rimasta una prerogativa nazionale, di cui gli svizzeri detenevano il monopolio. Il pizzo industriale emergeva come prodotto competitivo e più economico.

Joshua Heilman macchina ricamo onventore

Joshua Heilman di Mulhouse: inventò la prima macchina per ricami

La prima macchina era stata inventata in Francia nel 1829 da Joshua Heilman di Mulhouse e Franz Mange, di St Gallen, ne aveva subito ordinate due. Si era messo a perfezionarle nella sua fabbrica, con il nipote Franz Rittmeyer e il meccanico Anton Saurer. Da quel momento le macchine, costruite sia in Svizzera dalla Sauer, che in Sassonia dalla Plauen, si diffusero vertiginosamente e intorno al 1875  contavano circa 2000 telai Heilman nel cantone, il cui unico limite era che potevano produrre soltanto bordure.

Schiffli macchina per ricami Isaak Groebli

Il telaio meccanico Schiffli in una illustrazione dell’epoca

L’invenzione della Schiffli Stickmachine nel 1863, con l’introduzione del filo doppio e della navetta, migliorò decisamente la produttività; questo tipo di telaio fu adottato anche Vacciago. Nella Guida alle Alpi Centrali Italiani e regioni adiacenti della Svizzera di Edmondo Brusoni, pubblicata a Domodossola nel 1892, a pagina 173 si legge: “Da pochi anni venne impiantata in prossimità del paese una fabbrica di ricami a macchina, che fanno forte concorrenza a quelli importati dalla Svizzera. In essa lavorano circa 100 operai e la ditta proprietaria è Gola, Norsa e C.”.

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Gli albori

Casorate panorama

Un panorama di Casorate Sempione del 1902. La fabbrica Reiser & Cattoretti è al centro della foto, sotto l’aereo nel mezzo, dietro a un albero. Cartolina da Ebay

La fabbrica di Ameno era parte di una storia più grande: la società, che produceva ricami a punto passato, navetta e pizzi, era stata fondata il 12 Luglio 1883 dai due soci Carlo Gola e Carlo Norsa. La Gola & Norsa era stati la prima fare concorrenza alla Reiser aprendo una prima fabbrica a Gallarate. La ditta aveva un capitale sociale di 90.000 lire e sede a Milano in via Monte di Pietà 15 e nel 1892 si era fusa con la Reiser & Cattoretti di Somma Lombardo. Insieme si chiamarono “Ditte Riunite Ricami a Macchina Reiser Cattoretti Gola & Norsa”, che successivamente si trasformò nella “Ricami a Macchina di Arona”. Nel 1885 avevano allestito insieme una grande e moderna fabbrica in via Pergolesi 6 a Milano, dove vi erano anche uffici e magazzino.

Franz Reiser ricami a macchina carta intestata

La carta intestata della prima ditta Reiser

Dai documenti della Camera di Commercio di Milano si possono dedurre le varie vicende societarie: Reiser nel 1885 aprì un’altra officina a Somma Lombardo, insieme alla ditta Fratelli Visconti di Modrone. La fabbrica, nella frazione Maddalena in prossimità del fiume Ticino per la purezza delle sue acque, era specializzata in candeggio, tintoria e stamperia a quadro e cilindro. La foza motrice era data da un’immensa ruota idraulica della potenza di 400HP”; nel 1893 le Ditte Riunite furono ricostituite con sede Largo Cairoli al 4. Cessarono nel 1898, ma la fabbrica di Milano era attiva almeno fino al 1906; nell 1911 Reiser e Cattoretti registrarono una nuova societa a Somma, in via Belvedere 11 dedicata al commercio e ai ricami a mano.

Francesco Francesco Reiser Franz Ricami a macchina Gallarate

Un ritratto dell’industriale di origine svizzera Franz Reiser

La Reiser & Cattoretti era una delle prime industrie ricamiere del tempo. Portava il nome del fondatore, Franz Reiser, un industriale svizzero nato il 28 Febbraio 1845. Dopo diverse esperienze di lavoro in Germania, era venuto in Italia nel 1870. Prima a Napoli, dove aveva trovato impiego in una ditta di prodotti chimici, poi a Milano dove aveva per la prima volta introdotto il ricamificio a macchina. L’anno dopo nella società di Reiser era entrato Costanzo Cantoni, e lo stabilimento fu trasferito a Gallarate, in una della zone più industrializzate della Lombardia. Reiser aveva un sogno: fondare un distretto dei ricami tale da far concorrenza a San Gallo. Nel 1881 fu allestita un’altra fabbrica a Casorate, poi ingrandita nel 1885. Lì Reiser si associò con il ragionier Pietro Cattoretti e con suo fratello, figli del sindaco Francesco, cui è dedicata una targa nel Municipio. Nel 1892 un altro ricamificio era stato inaugurato ad Arsago Seprio, che nel 1894 contava 200 operaie.

Il volto di Piero Cattoretti

Il ragionier Piero Cattoretti di Casorate Sempione

La crisi agraria, e in special modo quella dell’allevamento del baco da seta, dovuto all’inurbamento dei contadini, aveva creato grande richiesta di lavoro a bassissimo costo di donne, vecchie e bambine, ed è per questo che molti imprenditori svizzeri impiantarono la loro attività in Italia del Nord. Inoltre il territorio circostanze, dominato dalla brughiera, era poco fertile e di difficile coltivazione. Era inesistente la regolamentazione dei diritti, mentre in Svizzera la legge del lavoro in fabbrica, introdotta nel 1877, vietava il lavoro ai minori di 14 anni. In Italia una prima legge era stata emanata nel 1886, ma si limitava a porre il divieto per i fanciulli con meno di 6 anni e regolava le ore di lavoro: massimo otto per i bambini dai 9 agli 11 anni, ma quelli da 11 a 15 anni potevano lavorare fino a 12 ore giornaliere.

Una fotografia scattata a Laveno nella seconda metà dell'Ottocento mostra donne e bambine intente a staccare i bozzoli del baco da seta

Una fotografia scattata a Laveno nella seconda metà dell’Ottocento mostra donne e bambine intente a staccare i bozzoli del baco da seta. L’abbandono della bachicoltura portò all’aumento di lavoratrici nelle nuove fabbriche tessili. Archivio Touring Club Italiano

L’associazione tra Reiser e Gola dipendeva da un legame famigliare: Teresa Gola (1848-1897), probabilmente sorella di Carlo, era la moglie di Franz Reiser. Nel 1881 era anche direttrice della fabbrica, come risulta dalla medaglia di collaborazione, assegnata alla Ditte Reiser & C. di Gallarate all’Esposizione Nazionale di Milano del 1881, dove i prodotti furono presentati con molto successo. Nella Guida pubblicata da Sonzogno si legge: “Cominceremo il nostro giro nella galleria laterale destra … nel mezzo s’innalza la vetrina di S. F. Reiser (Gallarate) colle tende e colle mussole ricamate a macchina”. Erano in mostra anche una poltrona ricamata e ricami cardeggiati.

Teresa Reiser Gola in una dipinto postumo del 1898

Teresa Reiser Gola in una dipinto postumo del 1898

Di Teresa Reiser Gola, inedita figura di donna imprenditrice, resta un ritratto del pittore Carlo Stragliati (1868-1925), realizzato post mortem nel 1898. Era infatti scomparsa prematuramente e Franz, colpito dalla sventura, decise di ritirarsi dagli affari e morì il 6 Settembre del 1902. Il figlio di Franz si chiamava Giulio Reiser e trascorse un periodo di apprendistato in Inghilterra. Fu il primo ad importare in Italia il tessuto popeline. Dalla moglie, Giuseppina Arnaboldi, detta Pina, ebbe quattro figli: Giorgio, Emilio, Beatrice e Franco, che nacque a Londra.

Giulio Reiser Franz Reiser ricami a macchina Gallarate

Giulio Reiser, figlio di Franz Reiser, fu il primo ad importare in Italia il tessuto popeline

Giorgio e Franco, proseguendo la tradizione famigliare iniziata dal nonno, fondarono a loro volta la ditta G.F. Reiser in accomandita semplice. Alessandro Livaditi, che era cugino loro cugino, inizò come dipendente e cinquant’anni subentrò a Giorgio e divenne socio. Franco Reiser morì centenario. La ditta Reiser & Livaditi è tutt’ora attiva. Tornando ai primi del Novecento, dopo la morte del pioniere Franz Reiser, fu Francesco Gola, “notissimo nell’industria e consigliere della Camera di Commericio di Milano” ad occuparsi degli affari. Nel 1899, come si ricava dall’Indicatore postale telegrafico del Regno d’Italia,  la ditta Reiser Cattoretti, Gola Norsa & C. era “notevole … per la finezza dei suoi lavori“. Le notizie relative alla fabbrica di Casorate sono state gentilmente fornite da Piero Rodoni, esperto e studioso di storia casoratese e da Stefano Bianchi, discendente di Pietro Cattoretti. Lo stabilimento, specializzato nella produzione del pizzo San Gallo, era stato costruito in via Milano 9, a quei tempi via dell’Oratorio.

Un'immagine della fabbrica di Casorate Sempione in una pubblicazione dell'epoca

Un’immagine della fabbrica di Casorate Sempione in una pubblicazione d’epoca

Oltre a Milano, Casorate e Vacciago, altre fabbriche erano situate a Gallarate, Borgomanero e a Cressa Fontaneto. In quest’ultimo comune avevano, nel 1912, 25 ricamatori a L. 3.50 al giorno per 10 ore di lavoro, 24 infilatrici adulte a L. 1,40 e 7 fanciulle. In I periodici operai e socialisti di Varese nel 1860 al 1926, viene riportata la notizia del “Piccolo Corriere” n. 11 del 5 Maggio 1888, secondo la quale gli operai della ditta Cattoretti avrebbero proclamato uno sciopero per ottenere l’aumento della paga. Al principio l’attività era svolta, anche a domicilio, con telai manuali, ma l’importazione dei telai meccanici e la costruzione della fabbrica consentirono una maggiore produzione a costo ridotto. La società produceva, oltre ai pizzi, anche abiti femminili che venivano venduti in Italia ed esportati in America del Sud. La difficoltà maggiore era che il ricamo greggio doveva essere esportato temporaneamente in Svizzera per la finitura e il candeggio, ma dal 1884 lo stesso Reiser, con l’appoggio del duca Guido Visconti di Modrone, costruì l’impianto di candeggio finitura e apprettatura Ticinella, nella brughiera di Somma Lombardo. In questo modo riuscì ad emanciparsi dalla Svizzera. Lo stabilimento fu ceduto nel 1887 allo stesso Visconti di Modrone.

Una pubblicità degli Accumulatori Hensemberger sulla Rivista del Touring del mese di Agosto 1913

Una pubblicità degli Accumulatori Hensemberger. Rivista del Touring del 1913

Il settore dei ricami a macchina non ebbe crisi, nemmeno nei periodi antecedenti e successivi alla prima guerrra mondiale. Amerigo Sanna, che scrisse una relazione sulle fabbriche gallaratesi, riportò che nel 1924 esistevano in Italia 400 macchine Schiffli e ben 322 erano utlizzate a Gallarate. Le ditte per i ricami a macchina erano in totale 100, delle quali 88 nella cittadina, dove erano impiegati 1400 operai. Il 27 Gennaio 1928 si celebrò il matrimonio del Dott. Franco Reiser con Pia Henseberger. Si potrebbe ipotizzare che si tratti di un discendente, probabilmente un nipote di Reiser. Pia era la figlia di Pino Hensemberger e nipote di Giovanni, un’industriale di origine alsaziana che aveva fondato un’industria di accumulatori a Monza. Nel fondo del fotografo Sommariva ci sono dei ritratti di Emma Hensemberger Reiser e di Giulia Reiser, magari le figlie di Pia e Franco. Un altro parente si chiamava Constanzo e aveva avviato un’attività di import-export con l’Italia. Il suo indirizzo era Casilla Correo 1397, Valaparaiso in Cile. Si occupava di rappresentare la ditta tessile Bernasconi di Cernobbio, specializzata in seta, per tutte le Repubbliche del Pacifico e, in seguito, della ditta Augusta di Torino.

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Il tulle in Parlamento

Trade and Industry in St. Gallen, Emil Rittmeyer, oil on canvas, 1881. The image shows the World Trade in embroidery at the end of the 19th Century. On the left side, at the column, pose the designers of the embroidery next to factory chimneys and a locomotive. The telegraph line builder in the center indicates the importance of the new technology for the trade - the first Swiss telegraph line ranged from St. Gallen to Zurich in 1852. On the right side, the exporter presents the embroidery to the representatives of all continents.

Commercio e industria a San Gallo, olio su tela di Emil Rittmeyer, 1881

Il 13 Giugno del 1883 l’onorevole Giulio Carlo Bianchi presentò un emendamento per l’omogeneizzazione del dazio sui tulli grezzi con quelli dei tulli imbiancati o tinti, in relazione all’emergente fabbricazione dei ricami a macchina: “Accogliendo il mio emendamento, la Camera non farebbe che applicare ai tulli grezzi, in confronto dei tulli imbianchiti o tinti, quella stessa agevolezza di dazio che si accorda nella nostra tariffa ai filati di cotone ed a tutti gli altri tessuti di cotone … I tulli in Italia non si fabbricano affatto, i tulli grezzi non s’importano in Italia che per esserequi, o lavorati, o ricamati: quindi i tulli grezzi debbono essere considerati come materia prima per l’industria, dei ricami a macchina … Io credo di non esagerare asserendo che sarebbe difficile, tra le nostre industrie a macchina, ritrovarne alcun’altra da contrapporre a questa, e che si possa dire più simpatica, più rispondente al genio quasi istintivo dei nostri operai, più rispettosa delle esigenze della loro igiene.

Un operaio intento alla gestione della macchina da ricamo

Operai intenti alla gestione della macchina da ricamo

È un’ industria che è soltanto un decennio che fu importata fra noi, e già prospera e si dimostra rigogliosa e promettente. Nel 1881 tutti abbiamo potuto ammirare i prodotti brillanti che la casa Reiser presentava alla Esposizione di Milano, e che costituirono una delle rivelazioni di quella Esposizione. A me sembra che nessuno possa dubitare degli elementi di vitalità che presenta fra noi l’industria dei ricami a macchina. Le due difficoltà maggiori contro le quali l’industria italiana deve lottare, onde vincere la concorrenza straniera, per essa non sussistono. La macchina a ricamo non ha bisogno di motore meccanico, essa è mossa dall’uomo; non ha quindi la difficoltà del combustibile nazionale che fa difetto per le altre industrie.

Due esempi di abiti ricamati in una foto francese dei primi del 900

Due esempi di abiti ricamati in una foto francese dei primi del Novecento

Così pure l’industria dei ricami a macchina non richiede un impianto straordinariamente vasto e quindi grossi capitali, essa si presta anzi ad essere molto suddivisa, e, meglio di molte altre industrie, può adattarsi anche alle esigenze e alle abitudini delle nostre popolazioni campagnuole ed agricole. L’esempio del Cantone di San Gallo e dei territori confinanti dove una popolazione di oltre 60,000 operai vive e molto agiatamente dei profitti di quest’industria credo possa essere una prova irrefragabile di quanto asserisco. Circa le attitudini che si domandano nell’operaio che deve esercitare l’industria dei ricami, io credo non possa dubitarsi che esse facciano difetto negli operai italiani. Un po’ di intelligenza, un po’ di gusto, un po’ di attitudine al disegno, sono doti che se si ritrovano nell’operaio svizzero, chi potrebbe temere non si abbiano a ritrovare nell’operaio italiano? 

Ricamo San Gallo macchina punto catenella Rau Museo storia

Ricamo su tulle realizzato con la macchina Schiffli, Manifattura Rau, dal 1892. St. Gallen Textilemuseum ©

Però, se l’industria di cui io parlo riunisce tante favorevoli condizioni e dà sufficente garanzia del suo prospero avvenire, in questo momento essa attraversa un periodo molto diffidente. E un’industria che si ritrova ancora nei suoi primordi; i manufattieri di San Gallo da lunghissimi anni dispongono di una clientela mondiale, all’incontro i nostri sono appena e ancora difficilmente conosciuti in paese.  Oltre a ciò a San Gallo la produzione non è tormentata dalle tasse che pur troppo deve sopportare in Italia. Due fatti recenti poi, entrambi lieti, ma che come tutti i lieti eventi presentano pure il loro rovescio, concorsero a rendere più delicata la posizione della industria dei ricami. L’abolizione del corso forzoso toglie ad essa quella piccola protezione che finora la favoriva mentre l’apertura della ferrovia del Gottardo mette direttamente di fronte i nostri industriali cogli industriali svizzeri coi quali debbono misurarsi nella lotta di concorrenza.

Libro con modelli di ricamo, 1890-1900. St. Gallen. Textilemuseum ©

Libro con modelli di ricamo, 1890-1900. St. Gallen Textilemuseum ©

Per tutte queste ragioni credo si debba riconoscere da tutti che anche l’industria dei ricami a macchina ha bisogno oggi soprattutto e per alcuni anni ancora di qualche protezione … Prego però vivamente l’onorevole ministro e la Camera di voler accogliere anche il mio modesto emendamento che non fa che completare il beneficio che le variazioni a cui ho accennato, assicurano a questa industria: con esso non si fa che mettere i tulli e le altre stoffe cui accenna la voce di cui ci occupiamo, nelle identiche condizioni degli altri tessuti di cotone, e quindi mi pare possa dirsi nulla più che un atto di giustizia“. L’emendamento del deputato Bianchi fu approvato e introdotta la nuova regolamentazione che prevedeva i seguenti dazi, per tulle, garze e mussole di cotone al quintale: grezzi: L. 250; imbiancati e tinti: L. 300; ricamati L. 500.

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Un’industria bella e gentile

Un ricamo della Ditta Reiser presentato all'Esposizione di Milano del 1881

L’Italia, ricamo della Ditta Reiser, presentato all’Esposizione del 1881

La storia delle Ditte Riunite è contenuta nel libro L’Italia nell’America Latina del 1906, un grosso tomo di centinaia di pagine, completo di immagini, che racconta lo straordinario progresso industriale italiano all’inizio del Novecento. Ecco la parte dedicata alla Ricami a Macchina: “Una delle industrie ove alla precisione del lavoro va pure unita l’arte ed il buon gusto, è quella dei ricami, i quali, perché sottoposti alla moda, vanno ogni giorno soggetti a variazioni. Questa industria ha il suo centro a S. Gallo in Svizzera; e fu appunto uno svizzero, il signor Franz Reiser, uomo di impegno e di iniziativa, che nell’anno 1872 la portò in modeste proporzioni in Italia e precisamente a Casorate-Sempione, paese vicino a Milano, esercendola sotto il nome di F. Reiser & C. Questa sua iniziativa fu coronata da successo, e qualche anno dopo si associò al signor rag. Pietro Cattoretti, la di cui intelligenza ed attività contribuirono allo sviluppo dell’industria che prese proporzioni importanti sotto il nome di Reiser & Cattoretti.

La pubblicità delle Ditte Riunite su una pubblicazione del tempo

La pubblicità delle Ditte Riunite su una pubblicazione del tempo

L’iniziativa del signor Reiser ebbe altri seguaci ed il signore Francesco Gola, notissimo nell’industria e consigliere della Camera di Commercio di Milano, unendosi ai signori Norsa, formò la ditta Gola-Norsa & C. con fabbriche in Ameno Novarese; fabbriche il cui svilupo pareggiò in breve tempo quello della ditta Reiser e Cattoretti. Queste due importanti case, basandosi sulla massima: “l’unione fa la forza” non tardarono a fondersi, e nell’anno 1892 sorse la ditta: Ricami a macchine Ditte riunite Reiser e Cattoretti Gola-Norsa e C. con sede in Milano. Resi così più forti e visto che i loro prodotti pareggiavano per accuratezza e lavoro, per candeggio e per appretto a quelli della Svizzera, tentarono con fortuna l’esportazione, e , dopo qualche tempo, oltre a quelle esistenti, impiantarono una nuova fabbrica in via Pergolesi, ove si stabilì la sede centrale delle ditte riunite.

La sede delle Ditte Riunite a Milano in via Pergolesi 6

L’immenso salone della Schiffli nella fabbrica di Milano

La direzione di  questa nuova fabbrica è alle cure speciali del socio signor Ernesto Norsa; il quale si occupa della fabbricazione, delle macchine e della parte artistica. La parte amministrativa di tutta l’azienda viene disimpagnata con esattezza dai soci signor rag. Pietro Cattoretti e signor dott. Eugenio Norsa; ed il socio signor Francesco Gola dirige specialmente la parte che si riferisce alle rappresentanze ed al commercio in generale, nonché al candeggio e all’appretto. Nella Fabbrica di Milano, della quale si può ammirare il bel salone qui riporodotto in fotografia lavorano cinquanta macchina sistema Schiffli. Queste macchine sono delle più perfezionate e sono mosse da forza elettrica. In altri locali si riunisce tutta la produzione degli stabilimenti di Ameno e di Casorate-Sempione, e vi si trovano pure immensi saloni per la finitura dei ricami, cioè frastagliatura, stiratura, confezione campionari, fabbriche di scatole, imballaggi e spedizioni. Tutti questi locali sono costruiti con idee moderne, e la ditta Ricami a Macchina ebbe la soddisfazione di vedersi assegnata una medaglia d’oro dal Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, nel concorso Brambilla nell’anno 1900.

Lasche mit GalonsLabhard & Co (? - 1934) HerstellerInSt. Gallen20.Jh. 1.D.55 x 30 cm ObjektmassKunstfaser,TŸll, Schifflistickmaschine,(Maschinenstickerei), (Stickerei)Inv. Nr. 54757

Un esempio di bordura ricamata a macchina. St. Gallen, Textilemuseum ©

Nelle altre fabbriche lavorano duecento macchine senza motore e più propriamente chiamate Hand machinen. Colla perfezione della merce questa ditta ha saputo, dopo non lievi sacrifizi, acquistarsi oltre alla clientela d’Europa, anche quella dell’Oriente e delle Americhe, ove dà sfogo a tutta la sua ottima produzione. Tale ditta è continuamente in rapporto con S. Gallo, centro di quest’industria, e sta al corrente di tutte le novità, ed i perfezionamenti che si fanno continuamente alle macchine. Ha rappresentanti nei centri pincipali come: Parigi, Amburgo, ecc., ed ottenne le seguenti onorificenze: Monza 1879 Medaglia d’oro; Milano 1881 Medaglia d’oro; Lodi 1883 Diploma d’onore; Torino 1884 Medaglia d’oro; Genova 1892 Gran diploma d’onore; Torino 1898 Medaglia d’oro; Torino 1898 Medaglia per l’esportazione data dal Ministero di agricoltura e commercio; Milano 1900 Medaglia d’oro dal Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. Ad un’impresa così vasta  e ad un’industria così bella bella e gentile, è da augurare che continui brillantemente il suo cammino, poiché essa fa onore al nome italiano, e lo fa tenere in considerazione anche nei paesi più lontani.

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Premio all’innovazione

Lo stabilmento di Ameno

Lo stabilmento di Ameno faceva parte del gruppo Ditte Riunite

Un’altra celebrazione dell’azienda è tratteggiata nell’Annuario Scientifico e Industriale del 1901, edito a Milano dai Fratelli Treves, in relazione all’assegnazione del secondo premio della Fondazione Brambilla presso l’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, che consisteva in una medaglia d’oro e L. 500: “Le ditte riunite Reiser e Cattoretti, Gola Norsa & C., colla recente introduzione delle nuove macchine a navetta, e coll’impianto di un grande stabilimento in Milano, diedero all’industria dei ricami un tale sviluppo da poter ottenere una forte produzione, capace di sostenere sul nostro mercato e su quello straniero la concorrenza delle fabbriche svizzere, che ebbero finora il monopolio di tal genere di manifatture. Fin dal 1872 il sig. Franz Reiser impiantava per primo, in Italia le macchine da ricamo a punto passato. Superate le prime difficoltà, di indole tecnica e commerciale, l’industria andò ingrandendo, dapprima concentrandosi in singoli stabilimenti, poi diffondendosi preferibilmente nelle case stesse degli operai.

Un colletto di pizzo fabbricato meccanicamente

Un colletto di pizzo fabbricato meccanicamente

Coll’invenzione della macchina a navetta, con motore meccanico, si risolse il problema della produzione intensiva. La società Reiser e Cattoretti, ecc., nel 1899 acquistava, e metteva in esercizio, sei di queste macchine nel proprio stabilimento di Ameno; e nel corrente anno, a tutt’oggi, ne impiantava 36 in quello di Milano, rimanendone ancora sei da mettere in opera per la fine del 1900. Quale e quanta sia l’utilità arrecata agli operai con questa nuova industria, risulta del numero di operai necessari, per lavori alle ricamatrici, per aggiustature, taglio de’ fili, frastaglio, confezione delle pezze, motori, officina, ecc.

Un dettaglio dell'abito da giorno con tulle ricamato

Il dettaglio di un’abito da giorno fatto di ricami

Ad impianto ultimato gli operai verranno a raggungere all’incirca il numero di 750. Questa industria dei ricami dà alimento a molte altre industrie nazionali, in quanto occorre al candeggio, all’appretto, alla confezione e a tutti quegli accessori di réclame, che pur costituiscono una spesa non piccola rispetto al costo del prodotto principale. Lo stabilimento è progettato ed eseguito con larghezza di mezzi e di intendimenti, seguendo i più moderni criteri igienici, tecnici, amministrativi. Il movimento delle ricamatrici, l’illuminazione, il riscaldamento dei ferri da stirare, sono tutti prodotti dalla corrente elettrica. Gli operai lavorano in ambienti ampi, bene illuminati, privi di polvere, di qualsiasi esalazione nociva, bene riscaldati con impianto a vapore.

La sede di Milano delle Ditte Riunite Reiser Cattoretti, Gola Nrsa e C., era in via Pergolesi 6

La sede di Milano delle Ditte Riunite Reiser Cattoretti, Gola Norsa e C., era in via Pergolesi 6

Data l’importanza ed il notevole sviluppo che le ditte Reiser e Cattoretti, ecc., seppero dare alla nuova industria dei ricami, la Commissione, rilevando come siano in questo concorrente pienamente soddisfatte le condizioni del programma, propone l’aggiudicazione del premio”. Nel Riassunto sulle condizioni industriali del Regno, scritto nel 1906, si legge: “La fabbricazione dei pizzi e dei merletti, sia ad ago che al tombolo, ed in qualsiasi materia tessile, massime come industria casalinga ed accessoria, viene acquistando sempre maggiore importanza … Secondo l’inchiesta del 1903, i principali laboratori per la fabbricazione di merletti, ricami, pizzi e trine, davano occupazione a più di 2300 operai, distribuiti principalmente nella Lombardia, nel Veneto, nella Toscana, nella Campania, nel Piemonte e negli Abruzzi. La fabbrica di ricami a macchina del1a ditta Reiser, Cattoretti, Gola e Norsa in Milano ha acquistato notevole credito anche all’estero”.

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La navetta di Gröbli

Isaak Grobli introdusse la navetta (Schiffli) nella macchina da ricamo

Isaak Gröbli introdusse nel 1863 la navetta nella Schifflistickmaschine di sua invenzione

La realizzazione dei tessuti e dei pizzi era garantita, a Vacciago come a Casorate, dal telaio meccanico a filo continuo chiamato Schifflistickmaschine, che era stato inventato nel 1863 dallo svizzero Isaak Gröbli di Oberuzwil, nel cantone di St. Gallen e perfezionato nelle officine di Adolph Saurer. Gröbli era stato ispirato dal funzionamento della macchina da cucire e aveva costruito un macchinario che si basava sul continuo movimento dell’ago con il filo e sulla presenza di una navetta contenente una spoletta di filo.

Grobli modelli illustrati di ricamo Reiser Cattoretti Gola Norsa ricami macchina

Scatola con disegni illustrati e frammenti di pizzi di Johann Urlich Gröbli (1859-1938). St. Gallen, Textilemuseum ©

La navetta assomigliava allo scafo di una barca a vela e quindi la macchina fu chiamata Schiffli, che in tedesco significa navetta. Da allora non era più richiesto il delicato gesto della ricamatrice, ma serviva soltanto la supervisione dell’addetto, che guidava il pantografo e azionava il meccanismo con la manovella. Una o due operaie dovevano controllare l’allineamento di aghi e i fili. ll figlio di Isaak, Joseph Arnold Gröbli, successivamente perfezionò la macchina, sostituendo al pantografo le schede perforate e fu così abolito l’intervento umano. In questo video si può vedere come funzionava una macchina per ricamo meccanica, simile a quelle utilizzate a Vacciago:

 

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Ricami cusiani

Un elegante signora indossa un abito guarnito di pizzo San Gallo su tulle

Un’elegante signora indossa un abito guarnito di pizzo San Gallo

I telai per la fabbricazione dei ricami di Vacciago erano stati importanti direttamente dalla Svizzera. Il telaio veniva mosso a mano dall’operaio ricamatore e richiedeva anche la presenza di altre due operaie per le operazioni di sostituzione degli aghi rotti e del filo nella navetta, completamento del candeggio, appretto e allestimento dei ricami.

Le maestranze della Ricami a Macchina di Vacciago

Le maestranze della Ricami a Macchina di Vacciago; fra le operaie vi erano anche molte bambine

A Vacciago erano impiegate circa cento persone e dovevano esserci circa una trentina di telai. La maggior parte degli addetti erano donne e ragazze che ogni mattina arrivavano dai paesi della Riviera d’Orta per lavorare nella grande fabbrica. Le bambine iniziavano già a nove anni e la paga giornaliera delle donne andava da 0.80 a 1.50 Lire per dieci o dodici ore di lavoro, mentre gli operai specializzati arrivavano a un massimo di 3 Lire.

Il reparto Schiffli della Ricami a Macchina di Vacciago

Il reparto Schiffli della Ricami a Macchina di Vacciago

La macchina a navetta per il ricamo aveva una lunghezza che poteva˜ variare dalle 10 alle 15 iarde. Il tipo da 10 iarde era guarnito di 386 aghi che lavorano simultanemente, pari a 686 macchine da cucire ed era capace di ricamare, sia su tessuti finissimi (cambr“ì, batista, organza, tulle), sia su tessuti di lana, lino e cotone diversi di tipi di punto (a giorno, a croce, ombra) e i caratteristici ricami San Gallo e macramé. Secondo il Bollettino del Club Alpino Italiano del 1885 “In Ameno è meritevole di visita la Fabbrica dei ricami a macchina dei signor Gola, Norsa. e C., nella quale lavorano circa 100 operai“. Il tessuto che si ricavava poteva essere suddiviso per ottenere gale e bordure oppure, tramite l’applicazione di sostanze chimiche, si eliminava l’originaria trama di supporto creando così dei traforati simili ai merletti. Il procedeimento è illustrato da Egidio Garuffa nel volume Tecnologia delle industrie meccaniche del 1904: “Recentemente si è cercato di ottenere con macchina i merletti fini e i ricami fini …. detti a giorno o ad intaglio, sono così formati che si ricama prima coll’ago a macchina una stoffa di fondo e formato il ricamo si distrugge il fondo, sicché resta soltanto il disegno. Così si fanno ricami di cotone o lino su lana (crèpe lisse) o ricami di seta su cotone. Il fondo viene distrutto con trattamento chimico, o con carbonizzazioone. Detti pizzi si tendono poi su cilindri di porcellana”. Per buona fortuna delle ricamatrici manuali il tessuto prodotto in questa maniera risultava un po’ ruvido e duro, ma era meno costoso.

La macchina a navetta per il ricamo ha una lunghezza che pu˜ variare dalle 10 alle 15 iarde. Il tipo da 10 iarde  guarnito di 386 aghi che lavorano simulteamente, pari a 686 macchine da cucire. Essa  in grado di realizzare, sia su tessuti finissimi (cambr“, organdi. tulle), sia su tessuti di lana, lino, cotone, fibre sintetiche e artificiali, diversi di tipi di punto (a giorno, a croce, ombra) e i caratteristici ricami San Gallo e macramé

Un’altra immagine della Ricami a Macchina di Vacciago con le operaie a fianco delle macchine. La loro paga era bassa e non si potevano permettere di acquistare i loro stessi lavori

La fabbrica di Vacciago, che era diretta da Orazio Spanna e creava anche un indotto di guadagno sul territorio; in un’altra fabbrica veniva prodotto il tessuto che era poi lavorato presso la Ricami a Macchina. L’edificio aveva tre piani e aveva tanti finestroni composti da piccoli vetri quadrati, che gli donavano un aspetto quasi grazioso. Su un lato c’era l’abitazione del responsabile, che aveva finestre più piccole e persiane. Il tetto era spiovente, ma ingentilito dalla trina di rame che definiva la linea della copertura; un oblò richiamava le tipiche costruzioni del Lago d’Orta. La fabbrica era immersa in uno spazio verde che in primavera si riempiva di fiori e profumi.

La fabbrica di Vacciago dava lavoro soprattutto alle maestranze femminili

L’esterno della Ricami a macchina di Vacciago

Uno stanzone era dedicato alla lavorazione dei pizzi, che dovevano essere cuciti alle lenzuola, agli asciugamani, o ai vestiti, con le macchine da cucire a pedale. I lampadari industriali di ferro nero smaltato pendevano sopra le teste delle operaie, sedute sugli sgabelli di legno dipinto di bianco e concentrate nell’esecuzione. Alcune operaie rivedevano il lavoro eseguito meccanicamente e apportavano migliorie o modifiche e chiudevano il lavoro, legando i fili, in modo invisibile. Le donne non avevano divise o abiti da lavoro, ma molte portavano larghi grembiuli sopra le gonne a righe, quadretti o fiori. I capelli avevano la scriminatura nel mezzo ed erano legati dietro la testa in uno chignon. Unico vezzo era una corta frangetta arricciata sulla fronte. Nei mesi invernali una stufa di ghisa veniva accesa per riscaldare l’ambiente, mentre d’estate le tende erano tirate davanti ai finestroni per schermare la luce del sole.

La Fabbrica di Vacciago Ricami a Macchina Aggiustatura Schiffli

Alla Ricami a Macchina lavoravano prevalemente donne e bambine. Nel 1910 la paga giornaliera, per 10 ore di lavoro, era 1,40 Lire agli adulti e 0,40 ai bambini

Più vicino alle finestre in piedi vicino ai tavoli stavano le operaie addette alla stiratura dei capi, che dopo essere stati pressati a dovere venivano inseriti in un armadio, da cui venivano trasportati nel reparto destinato al confezionamento.

Maestranze della Ricami a Macchina Vacciago

Una foto di gruppo di tutte le operaie della Ricami a Macchina di Vacciago

Nel Bollettino del lavoro e della previdenza sociale, del 1910, leggiamo qualche riga sulla fabbrica nel primo decennio del secolo: “La ditta Gola Norsa e C., esercente l’industria dei ricami a macchina su filati di cotone, ha alla sua dipendenza 55 operai ricamatori retribuiti con lire 3, 110 operaie infilatrici adulte con lire 1,40 e fanciulli con lire 0,40 al giorno, tutti per un lavoro di ore 10. Dopo aver chiesto senza risultati un aumento di salario in ragione di 30 o 40 lire al giorno, abbandonarono il lavoro“.

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Quello che resta

La Villa dei Cattoretti a Casorate Sempione, detta Ca' Torretta

La Villa dei Cattoretti a Casorate Sempione, detta Ca’ Torretta

Lo stabilimento di Casorate fu comprato nel 1916 dai Fratelli Frattini, che si specializzarono in tele per aerei, ma nel 1927 subentrò la tessitura Cozzi & Figlio; nel secondo dopoguerra l’edificio era occupato dalla tintoria della Ditta Bianchi. In via Manara, a Casorate c’è la villa Cattoretti, detta Ca’ Torretta, realizzata dall’architetto piemontese Cecilio Arpesani su una collinetta tra i boschi della brughiera, in quello stile eclettico castellano che ebbe tanta fortuna in Lombardia e in Piemonte. Lì viveva Pietro con la moglie Vittoria, maestra di scuola. In un anno indeterminato Cattoretti e Reiser si separarono, forse perché i ricami a macchina erano passati di moda. Piero, dopo aver regalato le macchine agli operai, si trasferì a Milano in via Revere, dove si specializzò nella correzione delle bozze per i manuali dell’editore italo-svizzero Ulrico Hoepli.

Il Villino Reiser a Casorate Sempione

Il Villino Reiser in via Maccallè 3 a Casorate Sempione

Esiste ancora, praticamente intatto, anche il villino Reiser in via Maccallè 3. Alessandro Livaditi, classe 1930, della Manifattura Reiser&Livaditi, un’azienda di tessuti per camicie a Milano in via Passeroni 6, ci ha inviato i suoi ricordi di quando era ospite presso la zia Giuseppina Arnaboldi, vedova di Giulio Reiser: “da bambino giocavo sulla terrazza di quel Villino Reiser in Casorate Sempione. Mia zia Pina (Giuseppina Arnaboldi sposata a Giulio Reiser figlio di Franz) mi ospitava per qualche tempo durante le vacanze estive. Una della servitù mi faceva fare delle passeggiate nel boschetto adiacente e mi ricordo che la Piera, così mi pare si chiamasse la cuoca, faceva i gnocchi alla romana ed i profiterols che allora non erano in commercio e conosciuti da pochi!“. L’attività della Reiser & Cattoretti di Vacciago cessò nel primo decennio del Novecento; le macchine si fermarono per sempre e così fu anche per gli stabilimenti di Milano.

Omegna anche quest'immagine risale ai primi del 900, si vede bene (al rocul) ovvero i resti del Castello denominato Castrun Deliberati costruito nel 1231, si vede sulla sinistra in alto e la collina del Parogno libero dal cemento. In fondo si vede il Fabbricone (De Angeli) a quel tempo Omegna non superava i 5000 abitanti.

Omegna in una foto dei primi del Novecento. Sullo sfondo il fabbricone del cotonificio De Angeli Frua. Foto Archivio Barducci

Molta manodopera femminile si reimpiegò nella filatura di cotone e tintoria Furter & Bebiè di Gravellona, detto anche il Fabricòn, un’azienda tessile fondata nel 1866, che nel 1880 contava 225 dipendenti e alla De Angeli Frua. Le donne durante la settimana di lavoro vivevano in un convitto e lì si cucivano la dote. Gli uomini trovarono lavoro nell’antica ferriera Vittorio Cobianchi, che era attiva dal 1857.

Donne impegnate a confezionarsi la dote nel convitto della De Angeli Frua ad Omegna

Operaie impegnate a confezionarsi la dote nel convitto della De Angeli Frua ad Omegna

Apparteneva alla famiglia Reiser dal 1915 anche la villa sulle pendici di Ameno, dove soggiornò anche il marchese Felix d’Albertas, torinese ed esperto botanico. Nella proprietà vi era anche una parte più rustica con gli alloggi per i domestici, il fienile e la scuderia e la legnaia. Un sottopassaggio, che fu poi sigillato, collegava la villa al parco, di 28.000 metri quadrati, che fu allestito dal 1850 e contiene tutt’ora camelie rare piantate più di un secolo fa, sequoie, faggi bianchi, un grande tasso, aceri giapponesi e rodedentri centenari. In fondo al parco c’è un laghetto naturale circondato da ontani. Un vecchio cedro del Libano, più volte colpito da fulmini, è al centro del giardino.

La ex fabbrica Ricami a Macchina fu trasformata negli anni Sessanta nella Colonia Vigevanese

La ex fabbrica Ricami a Macchina fu trasformata negli anni Sessanta nella Colonia Vigevanese

Nel 1941, nei tempi bui della guerra, nei locali della ex fabbrica Ricami a Macchina fu allestito un campo per prigionieri di guerra, presidiato da una Compagnia del 53° Reggimento di fanteria comandata dal capitano Facciotto, ma non fu mai usato. Negli anni Cinquanta i locali vennero utilizzati da un contingente di militari e, più avanti, l’edificio fu riadattato a magazzino della Società Alfa Romeo, che aveva reparto di studi e progetti ad Armeno. Successivamente la vecchia Ricami divenne nota come Colonia Vigevanese e vi erano ospitati dei disabili. Nel 1986 il fabbricone è stato ristrutturato, diviso in appartamenti e rinominato Villa Cristina, ma attualmente ospita extracomunitari e rifugiati dalle zone di guerra. Quasi nessuno sa più che, più di un secolo fa, in quel luogo affluivano ogni giorno un centinaio di persone occupate nella fabbricazione dei ricami a macchina.

Re e regine su un antico pizzo Schiffli

Re e regine in abito di pizzo su un ricamo Schiffli

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L’Archivio Iconografico ringrazia molto Walter Baronchelli, Stefano Bianchi, Roberto Castiglioni e Francesca Coletti (qui sotto nella foto), Alessandro Livaditi, Clara Cattoretti Torriani, Oreste Gnocchi, Piero Rodoni per le preziose immagini e informazioni fornite.

Roberto Castiglioni Francesca Coletti Ameno Ricami a macchina Vacciago.JPG

Per scaricare l’articolo clicca qui: Tempi moderni a Vacciago

Bibliografia: Edmondo Brusoni, Guida alle Alpi Centrali Italiane e regioni adiacenti della Svizzera, 1892, Domodossola; Reale Istituto Lombardo, Rendiconti Serie II Volume XXXIV, Milano, Hoepli, 1901; E. Trevisani & C., L’Italia nell’America Latina: per l’incremento dei rapporti industriali e commerciali fra l’Italia e l’America del Sud – L’Italia en la América Latina: para el incremento de las relaciones industriales e comerciales entre Italia y la América del Sur, Milano, Società Tipografica Editrice Popolare, 1906; Amerigo Sanna, Federazione Industriali del Gallaratese. L’attività svolta dal 1914 al 1924. Origini e progresso delle industrie e dati statistici. Elenco descrittivo delle Ditte federate, Gallarate, Tipografia Moderna, 1924; Giancarlo Cristina, Da Buccione al Mottarone, Oleggio, Eos Editrice, 1996; Pietro Macchione e Alberto Grampa, Terra di pionieri. L’industria a Gallarate e nei centri della Brughiera, Azzate, Macchione Editore e Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

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Published in: on 19 maggio 2016 at 11:59  Comments (2)  
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