L’industria che illuminò il mondo


Carroponte diga di Morasco-copertina-mostra

A Crodo, presso il Foro Boario “La Miniera”, si possono ammirare cento fotografie, per la maggior parte inedite, su una delle più grandi imprese del Novecento nelle valli dell’Ossola: la cattura dell’acqua per la sua trasformazione in energia elettrica. L’esposizione “Uomini, Macchine, Dighe” – un’occasione da non perdere – è curata da Andrea Cannata, responsabile degli impianti Enel di Verampio e di Pallanzeno, ingegnere e meccanico, nonché appassionato storico e ricercatore.

Scavo di inerte per la Diga di Morasco (cava del Furkulti)

Scavo di inerte per la Diga di Morasco, cava del Furkulti. Foto dalla mostra “Uomini Macchine Dighe”

Cannata ha raccolto nella documentazione in possesso di Enel e presso collezionisti privati, le immagini che raccontano la storia di questi enormi cantieri, realizzati in duri ambienti montani, ripidi e ostili, in tutte le stagioni. La mostra, che comprende anche disegni e oggetti d’epoca, è allestita da Enel con il patrocinio del Comune di Crodo. Aperta fino all’8 Gennaio 2017, tutti i sabati e le domeniche ed i festivi dalle 15 alle 18. Informazioni Crodo Eventi

La locandina della mostra "Uomini Macchine Dighe"

La locandina della mostra “Uomini Macchine Dighe”

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Ettore Conti, pioniere dell’energia idroelettrica

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Un ritratto di Ettore Conti. Foto da Wikipedia

Il milanese Ettore Conti (1871 – 1972), ingegnere civile, imprenditore e politico, intuì fra i primi le possibilità di sviluppo delle valli ossolane. Era nato da Carlo, fabbricante e tappezziere di mobili, e da Giuseppina Palazzoli; nel 1894 si era laureato al Politecnico di Milano, dove aveva incontrato Giuseppe Colombo, che nel 1883 aveva creato la prima rete di distribuzione dell’energia elettrica a scopo di illuminazione a Milano con la centrale di via Santa Radegonda, prima di tutta Europa.

La Centrale elettrica di Via Santa Radegonda a Milano

La Centrale elettrica di Via Santa Radegonda a Milano era stata costruita nel 1883 da Giuseppe Colombo. Foto dal sito Storia di Milano

Chiamato alla Edison nel 1895, Conti fu incaricato di disegnare una grande pianta industriale della città per individuare tutte le fabbriche che avrebbero avuto vantaggio a collegarsi alla rete elettrica. Comprese immediatamente l’enorme potenziale dell’energia: in breve tempo tutti quanti sarebbero diventati clienti della Società. Non solo le aziende, i teatri, i caffè, i grandi magazzini e le persone facoltose, ma i condomìni, le case private e le botteghe che avrebbero potuto allungare così l’orario di apertura. Uomo ambizioso, dotato di grande arguzia e capacità organizzativa, nel maggio del 1897 aveva sposato Gianna Casati. Col cognato e compagno di università Giuseppe Gadda, cugino dello scrittore Carlo Emilio Gadda, fondò l’accomandita “Gadda & Conti”, che in seguito avrebbe fabbricato i macchinari elettrici per le Centrali. Sarà poi acquisita dalla Tecnomasio Italiano Brown Boveri (TIBB). Nel 1901 Conti creò la “Società anonima per Imprese Elettriche Conti”, per la costruzione e l’esercizio degli impianti idroelettrici, per le linee di trasmissione e la vendita di energia.

Ettore Conti davanti alla Centrale di Verampio

Ettore Conti davanti alla Centrale di Verampio, a lui intitolata. Foto dal sito Progetto Dighe

La Conti collaborò per la realizzazione degli impianti in maniera solida e quasi esclusiva con ditte di spicco del panorama industriale di inizio secolo: TIBB per i macchinari elettrici, Riva per le turbine, Umberto Girola per le opere civili. Il primo lavoro fu sul fiume Brembo: una caduta d’acqua che avrebbe prodotto energia da vendere nella città di Monza, dove la Conti si occupava di distribuzione di energia elettrica. Tra il 1905 e il 1907 Ettore Conti fondò diverse società elettriche (la Orobia, la Riviera di Ponente, la Adamello, l’Idroelettrica Ligure); nel 1912 la Edison diventò azionista di maggioranza della Conti e nel 1926, attraverso una vicenda dai risvolti piuttosto controversi, ne acquisì la piena proprietà. Conti rimarrà intimamente segnato dalla perdita della propria impresa, che considerava una sua creazione, al punto di scrivere nel suo diario “Firmato oggi … l’atto definitivo della fusione fra la Conti e la Edison. Credevo di essere abbastanza sereno … sarà dato il mio nome alla Centrale di Verampio, la più bella fra quelle del Toce e del Devero … eppure, a casa, nel mio studio, silenziosamente le lacrime alleviarono il grande dolore, facendomene assaporare l’amaritudine. Dalla morte di mia madre non avevo pianto”.

RP472 Restauro della cappella degli Atellani nella chiesa di Santa Maria delle Grazie Milano, piazza Santa Maria delle Grazie 1929-1931

La Cappella degli Atellani nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano fu restaurata per volere di Ettore Conti tra il 1929 e il 1931 © Milano, Fondazione Piero Portaluppi

Nel 1919, Conti comprò a Milano la Casa degli Atellani, un palazzo cinquecentesco con  giardino in corso Magenta 65, dove iniziò un meticoloso restauro affidato all’architetto Portaluppi, marito della nipote Lia Baglia. Nella storica dimora scoprirono antiche strutture e affreschi. Conti si dedicò anche, nello stesso periodo, al restauro di due cappelle a Santa Maria delle Grazie, e poi, dopo la seconda guerra mondiale, a quello dell’intera basilica che ospita L’ultima cena, il capolavoro di Leonardo da Vinci.

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Grandi cantieri ossolani

La Centrale di Goglio Vecchia con le sue condotte

La Centrale di Goglio Vecchia con le sue condotte. Foto dalla mostra “Uomini Macchine Dighe”

Dal 1905 Conti inziò a studiare le valli dell’Ossola, vi fece ispezioni e sopralluoghi. Il primo impianto costruito fu quello di Foppiano in Val Formazza, inaugurato nel giugno 1909 con una potenza di circa 7,5MW. In Val Devero entrò in servizio nel 1910 Goglio Vecchia, con una derivazione a 1620 metri di altezza dal torrente Devero, una condotta in galleria e un salto di 520m. L’energia prodotta veniva trasportata a Novara. Nel 1912, fu terminata la diga di Codelago, poi sopraelevata nel 1921.

Demolizione delle vecchie condotte di Crego

Demolizione delle vecchie condotte di Crego, mostra “Uomini Macchine Dighe”

In quegli anni, la Conti, che era diventata una delle più importanti società produttrici di energia, forniva più di 150 milioni di Kwh. La prima guerra mondiale, con la sua fame di energia, accelerò i progetti. Conti terminò la centrale di Crego nel 1917; lo sbarramento del Lago Vannino e il sottostante impianto di Valdo nel 1922; il serbatoio del Pian Boglio in Val Devero. La Centrale di Crevola in bassa valle risale invece al 1925.

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Le centrali di Portaluppi

L'interno della sala turbine nella centrale di Verampio

Una foto d’epoca della sala turbine nella centrale di Verampio, dal sito Progetto Dighe

L’impianto di Verampio, che prende energia dal grande sbarramento del Devero, entrò in funzione nel Dicembre 1914. Per costruirlo, Conti incaricò per la parte idraulica l’ingegner Ganassini e per la parte architettonica Piero Portaluppi. L’architetto, che realizzò poi le Centrali di Crevola, Crego, Cadarese, Sottofrua e Valdo, lavorò per Conti fino al 1930. Per tutte le sue realizzazioni scelse di utilizzare materiali locali: granito e beole, non cotto o marmo.

Centrale Crego Piero Portaluppi Ettore Conti

Disegno originale acquarellato di Piero Portaluppi della Centrale di Crego © Milano, Fondazione Piero Portaluppi

Realizzò così edifici unici e caratteristici, che si integrano ancor oggi molto bene nel severo paesaggio ossolano. Strano mélange tra dimore private e castelli, le Centrali mostrano quello stile originale di Art Decò eclettica, che è la caratteristica delle opere di Portaluppi, curatissime in ogni dettaglio. L’architetto si dedicò in Val Formazza alla ristrutturazione dell’Albergo alla Cascata del Toce e costruì diverse abitazioni private.

La Centrale di Crevola in un disegno acquarellato originale di Piero Portaluppi

La Centrale di Crevola in un disegno originale di Piero Portaluppi © Milano, Fondazione Piero Portaluppi

Fu lui ad avere la bizzarra idea di tirar su fino al Passo di San Giacomo il Wagristoratore, quel sorprendente vagone-ristorante in cima al valico fra Italia e Svizzera. Le sue molteplici realizzazioni in Ossola sono tutte diverse e sarebbero degne di interessanti approfondimenti. In pochi anni le imprese di Conti trasformarono per sempre la val Ossola, che si avviava a grandi passi nel Novecento e nella rivoluzione industriale.

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Le dighe della Edison

Realizzazione della presa sull'Ovesca di Fronte Rovesca - Valle Antrona (1922 circa)

Realizzazione della presa sull’Ovesca, Valle Antrona, 1922 circa. Foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

La Società Edison, direttamente o attraverso le sue compartecipate, avviò a metà degli anni Venti la costruzione di dighe e Centrali in valle Antrona. Il primo fu l’impianto di Pallanzeno, alimentato dalle acque dell’Ovesca, 1926, e quello di Rovesca, rifornito dai serbatoi del Lago dei Cavalli, 1922-1926, dal torrente Loranco, e dal lago Antrona.

Scavo di una galleria in Valle Antrona (1922 circa)

Scavo di una galleria in Valle Antrona, primi anni Venti. Foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Quest’ultimo è un bacino naturale formatosi a seguito di un’enorme frana precipitata dal Monte Pozzuoli nel 1642. Poi la Centrale di Campliccioli del 1930, formata da due serbatoi costruiti tra il 1925 e il 1930: quello di Cingino che raccoglie i rii Antigine e Sangoria, e quello di Camposecco, sopraelevazione e ampliamento di un lago glaciale che raccoglie il rio Banella.

Il getto del calcestruzzo durante i lavori della diga del Sabbione

Il getto del calcestruzzo durante i lavori della diga del Sabbione. Foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Sempre nel 1928, la Società Edison completò in valle Antigorio la Centrale di Cadarese (sottendendo ed abbandonando la Centrale di Foppiano); nel 1933 in val Formazza quella di Ponte con tre salti: Vannino, Toggia e Morasco con le omonima dighe (in questo caso sottendendo ed abbandonando la Centrale di Valdo). Nel 1963 larga parte degli impianti ossolani, con la nascita dell’Ente Nazionale, passarono all’Enel, che li gestisce tutt’oggi.

Il getto del calcestruzzo durante la costruzione della Diga del Sabbione

Il getto del calcestruzzo durante la costruzione della Diga del Sabbione, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Ettore Conti morì ultracentenario; la sua vita corse in parallelo a quella politica e sociale della Nazione. Nel 1919 ottenne l’ambitissima nomina di Senatore, nel 1926 divenne il primo presidente dell’AGIP, nel 1931 fu nominato Cavaliere del Lavoro, nel 1939 è designato ambasciatore con nomina di ministro plenipotenziario in Giappone e Manciukuò. Sempre nel 1939 fu insignito del titolo di Conte di Verampio, per cui scelse un motto molto appropriato: Agere e non loqui (Fare e non parlare). Proprio in quel periodo, prima della guerra, decise di adottare i nipoti Lia Baglia Portaluppi e Piero Gadda Conti.

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Agaro e Morasco, le alpi perdute dei Walser

Morasco in costruzione e villaggio Walser sullo sfondo

La diga di Morasco in costruzione con villaggio Walser sullo sfondo, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

La seconda guerra mondiale portò un ulteriore aumento delle necessità energetiche. Nel 1941 si inaugurò Calice, mentre nel triennio precedente si avviò l’impianto della nuova Goglio, con la diga di Agaro. Gli abitanti del villaggio, discendenti di quei tedeschi scesi in Italia dal Vallese svizzero, dopo aver ottenuto i dovuti risarcimenti dalla Società Edison, abbandonarono a malincuore le loro povere case e la vallata fu inondata dall’acqua.

Corrugamento del calcestruzzo per la ripresa di getto (diga di Morasco)

Corrugamento del calcestruzzo per la ripresa di getto presso la diga di Morasco, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Infine vennero la nuova derivazione di Ponte, Fondovalle e il salto di Morasco, con la relativa diga, che cancellò per sempre quell’antico insediamento Walser nella piana di Riale. A ricordare gli operai morti nella costruzione della diga fu costruita una piccola chiesetta su una roccia. L’impianto di Morasco e la diga dei Sabbioni furono costruiti nel dopoguerra, dal 1949 al 1953.

Armatura canale derivatore di Crevola Diveria

Armatura canale derivatore di Crevola Diveria, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

L’ultimo realizzato di una certa dimensione, fu nel 1960 quello di Crevola Diveria, sotto Varzo. L’impresa Umberto Girola ebbe un ruolo assai importante nella costruzione delle dighe di Codelago, Toggia, Agaro, Morasco e Sabbioni.

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Cambiamento e progresso

Una valvola a farfalla fotografata durante il cantiere dell'impianto Crevola Diveria

Una valvola a farfalla fotografata nel cantiere dell’impianto Crevola Diveria, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Le dighe e le Centrali furono opere grandiose e ardite che contribuirono a dare lavoro, a diffondere progresso ed emancipazione agli abitanti, a migliorare le strade, prima solo mulattiere o sentieri, e che tutt’ora rappresentano una realtà lavorativa per molte persone. La mostra “Uomini Macchine Dighe” illustra bene le diverse fasi e i vari aspetti delle costruzioni: lo scavo delle gallerie, il lavoro di notte, l’allestimento delle macchine, fino al getto del calcestruzzo.

L'imponente carroponte eretto per la costruzione della diga di Morasco

L’imponente carroponte eretto per la costruzione della diga di Morasco, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Lavorarono operai, tecnici, ingegneri, impegnati talvolta in impressionanti acrobazie su cavi metallici, arrampicati su giganteschi carriponte, ancora più grandi della stessa diga. Le opere furono costruite da migliaia di uomini e ogni cantiere è una storia che meriterebbe almeno un racconto.

Uomini al lavoro in una galleria

Uomini al lavoro in una galleria, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”

Così ne scriveva nel 1940 Carlo Emilio Gadda, ingegnere suo malgrado: “Il montaggio, la messa in marcia, l’esercizio e la manutenzione delle centrali, come di tutto il materiale pesante … richiedono spesso oltre che disciplina mentale e morale, preparazione e studio e pratica di lunga durata, robustezza e sanità fisica … e talvolta anche il coraggio, la prontezza dello spirito, o addirittura il ‘valor civile'”.

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In apertura: Carroponte per la costruzione della diga di Morasco, alta Val Formazza, foto della mostra “Uomini Macchine Dighe”. Si ringraziano Mara Cornalba di Enel Italia e Andrea Cannata, responsabile Impianti Enel di Verampio e Pallanzeno e curatore della mostra, per la sua gentilissima assistenza alla redazione del testo.

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Published in: on 7 novembre 2016 at 19:50  Comments (2)  
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