Quando a Stresa si beveva l’acqua miracolosa di Vanzone

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Un secolo fa, a Stresa, c’erano le Terme, il Casinò e il Lido: era la belle époque della villeggiatura sul Verbano. L’edificio più importante era il Kursaal, in ghisa e vetro, con il nome tedesco, a indicare sia un luogo per le cure, che una sala per spettacoli e concerti. Era un “centro intellettuale, sportivo, di divertimento e di cura lacuale”. Lo stabilimento, progettato nel 1906, era situato nella zona di Chignolo Verbano e comprendeva un’ampia area di sessanta ettari sulla riva del lago, dove oggi restano la villa Castelli e la villa Geyer-Belloni, detta La Palazzola, fino alla fine dell’Ottocento dei conti Casanova.

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La Palazzola era una villa di Stresa costruita nel 1844 dal conte Avogadro di Casanova

La Palazzola, costruita nel 1844 dal conte vercellese Luigi Alessio Flaviano Carlo Giuseppe Maria Avogadro di Casanova, faceva parte di un fondo molto esteso che partiva dalla strada del Sempione e arrivava fino al fiumem Roddo. La prima pietra della dimora, che comprendeva anche un oratorio, era stata benedetta da Antonio Rosmini. Nel 1877 la proprietà venne acquistata dalla famiglia Geyer che la tenne fino all’inizio del secolo. I nuovi padroni, di origine russa, arredarono la casa come un museo e nei saloni affrescati offrivano straordinari ricevimenti, cui partecipava l’aristocrazia internazionale che aveva scelto Stresa come luogo favorito di villeggiatura.

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Dalla fine dell’Ottocento aristocratici e nuovi ricchi europei e italiani scelsero Stresa, la perla del Lago Maggiore, come destinazione preferita e lì costruirono sontuose ville con giardini. Illustrazione di Simona Bursi da La Belle Époque, Londra, Edizioni Usborne, 2014

Come scrive Vilma Burba, nel suo blog Appunti Retrodatati, Stresa era frequentata da “tutta la ‘noblesse’ al seguito della Duchessa di Genova, dei Baroni von der Lippe di villa Dora, dell’Ammiraglio Capece di villa Aminta, dei Marchesi di villa S. Antonio, del Conte Billi, dei Nobili Baisini, del Georg von Siemens tanto per citarne alcuni.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Stresa Vanzone Terme Kursaal Lido Acqua Cani Bernhard Friedrich Gustav Adolf von der Lippe

Il generale Bernhard Friedrich Gustav Adolf von der Lippe (Oldenburg, 10 Marzo 1845 – Brissago 27 Ottobre 1919), era il fortunato padrone di Villa Dora, situata a sinistra dell’attuale Hotel Villa Aminta e ora trasformata in un residence. La villa fu costruita al posto di una piccola cascina, in un terreno dedicato a frutteto e a vigna. Nel grande parco i viali portavano i nomi di familiari, eroi, città e fiumi tedeschi. Il Von der Lippe aveva sposato a Berlino nel 1873 Dorothee Karoline Ravene (Berlino, 3 Febbraio 1855 – Brissago, 12 Luglio 1930), che fu ritratta anche dal Daniele Ranzoni e da cui ebbe cinque figli, tre maschi e due femmine. I coniugi costruirono nel 1906 il castello  Crap da Sass, a Surlej, sulle rive del Lago di Silvaplana e morirono entrambi a Brissago, ma a distanza di undici anni, dato che farebbe ipotizzare quel luogo come la loro ultima residenza

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Tra i frequentatori del Kursaal stresiano c’era anche la nobile famiglia Baisini, che possedeva una bella proprietà che dava sul Sempione, corredata di un bizzarro chiosco. La cartolina, datata 26 Ottobre 1910, è in vendita sul sito delle Edizioni Scenari

La villa Baisini aveva alla sua destra un chiosco in stile moresco - veneziano, dove la famiglia si riuniva. La proprietà fu disgaziatamente demolita e al suo posto ora sorge l'Hotel Astoria

La villa Baisini aveva alla sua destra il chiosco in stile moresco – veneziano, dove la famiglia si riuniva. La proprietà fu disgaziatamente demolita e, al suo posto, sorge ora l’Hotel Astoria

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Il banchiere e politico tedesco Georg von Siemens era tra gli assidui frequentatori di Stresa

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La villa Siemens era stata costruita nelle seconda metà dell’Ottocento dalla famiglia Isler, dove prima sorgeva una fattoria. Fu acquistata da Georg von Siemens verso la fine del secolo, che la tenne fino al 1930. La villa è caratterizzata dalla presenza di una fontana a quattro gradoni, che crea spettacolari giochi d’acqua. Fu comprata dagli industriali milanesi Muggia e passò poi alla faniglia piemontese Toso-Tardito. E’ disponibile in affitto per lussuose cerimonie: Villa Muggia

Lo stupendo parco della Palazzola terminava a lago con un giardino pensile (dall’attuale villa Pozzani al torrente Roddo) percorso da un pergolato di rose di numerosissime varietà provenienti da tutte le parti del mondo e che fiorivano tutto l’anno. Di certo la paradisiaca posizione di quella villa suggerì ad un finanziere l’idea di trasformare quell’angolo di incomparabile bellezza in un Kursaal; fu perciò presentato il progetto ai signori Geyer che prevedeva, tra l’altro, la loro compartecipazione nella società ‘in fieri’ ”. Così nacque il lo stabilimento stresiano, aperto al pubblico da Marzo a Novembre, che era composto dal Kursaal, dallo Skating-Ring, dallo centro termale. Ea stato disegnato dall’architetto Pagani, già autore del rinomato Hotel Regina Palace.

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La pubblicità della prossima apertura delle Terme Arsenicali di Stresa, nella quarta di copertina della rara rivista “Verbania”, stampata dalla tipografia Almasio di Intra,  in stile liberty

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L’acqua miracolosa dei Cani

L’ingrediente fondamentale delle cure termali stresiane era l’acqua minerale, ricca di ferro, magnesio e arsenico, che veniva importata fino a Stresa, per le sue qualità terapeutiche, dalla Vall’Anzasca. Lì sgorgava copiosa nella Miniera dei Cani, a 1473 metri sul livello del mare e due ore di cammino dal paese di Vanzone con San Carlo. Il nome deriva dal XV secolo, quando la zona era era sotto il dominio di Facino Cane. In seguito alla ribellione della popolazione contro il ferocissimo condottiero e mercenario, le miniere passarono nelle mani dei Borromeo.

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Panorama di Vanzone. Le miniere dei Cani, dove sgorga l’acqua ricca in magnesio, ferro e arsenico, che veniva esportata a Stresa, si trovano a due ore di cammino dal paese

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La Piazza San Rocco a Vanzone,  in Vall’Anzasca, all’inizio del secolo

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Donne di Vanzone in costume, in una cartolina datata 22 Agosto 1903

Nelle gallerie delle Miniere erano, e sono tutt’ora presenti, delle sorgenti di acqua ferruginosa. Da quattro polle color ocra l’acqua si riunisce in una cascata denominata Crotto Rosso, che si può osservare in questo video dedicato alle Acque dei Cani:

Capaci di curare numerose patologie, le acque dei Cani erano conosciute da secoli, ma risale alla metà dell’Ottocento la prima analisi delle proprietà, tentata dal farmacista e chimico di Domodossola Giovanni Antonio Bianchetti, già farmacista maggiore dell’Ospedale di Venezia.

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Il sogno del Dottor Bianchi

Prima del 1848, anno della costruzione della strada carrozzabile da Piedimulera, il trasporto del prezioso nettare era impossibile. Fu il Dottor Attilio Bianchi, medico condotto vanzonese, un “intelligente professionista, per un carattere franco, di cuor generoso, e di modi affabili e conciliativi” (dal “Popolo dell’Ossola”, n. 1 del 5 Gennaio 1901), che pensò di utilizzare le acque dei Cani per finalità terapeutiche e fondò nel 1904 la “Società Anonima e Acque Arsenicali”, promuovendo ulteriori studi e analisi sulle fonti e sulle sue applicazioni cliniche. Fu così che l’acqua ferruginosa di Vanzone apparve alla mostra temporanea dell’Eposizione di Milano del 1906.

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Eleganti signore all’Expo del 1906, dal Blog di Ettore Accenti. Alla grande manifestazione per il traforo del Sempione l’acqua di Vanzone venne premiata con la medaglia di bronzo

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La scheda di sottoscrizione di azioni per la Società Anonima per le Miniere, le Sorgenti e uno Stabilimento-Bagni in Vanzone d’Ossola, emessa nel 1906

La storia delle acque arseno-mangano-ferrose viene ripercorsa in due puntate, nel n. 48 e nel n. 49 di “Il Popolo dell’Ossola”, nel novembre e nel dicembre del 1915: “La natura fu larga di favori in Valle Anzasca. All’estremo oriente si aderge il maestoso Monte Rosa, che pare colle sue candide vette voglia toccare il cielo; sui fianchi i monti s’ammantano di boschi incantevoli e presentano allo sguardo magnifici luoghi da alpeggio, con ricchi pascoli ed acque potabili salubri in abbondanza; sul fondo scorre poderoso il torrente Anza che immagazzina imponenti forze idrauliche e dalle Cave dei Cani, a metà della valle, scaturiscono sorgenti di acque minerali di tal valore terapeutico, che basterebbero da sole a rendere celebre nel mondo l’intera regione ossolana. Dalle gallerie scavate nella viva roccia per l’estrazione dell’oro, in lunga serie di secoli, a circa due ore di camminoi aspro e faticos sopra Vanzone con S. Carlo, ed a poco meno di 1400 m. sul livello del mare, sgorgano diverse sorgenti, che in questi ultimi tempi dalla scienza e dalla pratica vennero riconosciute efficacissime per varie specie di malattie. Queste sorgenti furono scoperte sul principio del secolo scorso dal maestro Giovanni Albasini e vennero perciò denominate dell’Acqua Nanni, dall’abbreviativo di Giovanni. Già fin dal 1836 il celebre dottore ossolano G.B. Fantonetti ne fece menzione ne’ suoi scritti e parimenti se n’era occupato il dott. Giovanni Bianchetti e dopo di lui nel 1851 il Prof. A. Abbene del R. Ateneo di Torino, il quale ne diede un’analisi chimica che per quanto elementare, fu più che sufficiente per far nascere grandi speranzi di applicazioni delle acque di Vanzone a sollievo della sofferente umanità.

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Un titolo al portatore emesso dalla Società Anonima Miniere e Acque Arsenicali

Giovanni Battista Fantonetti era un anzaschino, professore, cavaliere di Cipro e Gerusalemme, medico della Casa Imperiale d’Austria, morto a Piedimulera verso la metà dell’Ottocento “Fu solo nel 1905 – prosegue l’articolo – che un altro valente chimico ossolano. il Prof. G. Daccomo della R. Università di Modena, con quella perizia che gli è propria in tal genere di ricerche, ci procurò una piena conoscenza della indiscutibile utilità terapeutica che possono prestare le acque arsenico-mangano-ferrose delle Cave dei Cani”. L’articolo prosegue elencando le quattro sorgenti studiate dal Professor Girolamo Daccomo: la Sorgente Ribasso Cani scaturisce dalla viva roccia nella parte più profonda di una galleria a circa 350 metri dall’imbocco; la Sorgente della Grotta che esce nella medesima galleria, ma 100 metri più avanti; la Sorgente del Cavone, che si mantiente pià a lungo limpida ed è la più adatta ad essere trasportata e consumata lontano da Vanzone; la Sorgente di Piazza Nuova, che è analoga a quella del Ribasso Cani. Secondo il Prof. Monti dell’Università di Pavia le acque sarebbero “assolutamente prive di bacteri” e quindi utilizzabili sia per uso interno che per bagni e lozioni locali.

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Un opuscolo sullo stabilimento che il Dottor Bianchi avrebbe voluto costruire a Vanzone, su progetto dell’Architetto Pagani di Lugano. Avrebbe dovuto essere pronto nel 1907, nella frazione di Battiggio, dove già si lavoravano i minerali estratti delle miniere dei Cani

Il Dottor Bianchi, che sperimentò a lungo i meravigliosi effetti dell’acqua di Vanzone sui suoi clienti, scrive: “La mia casistica comprende anemie essenziali, dell’accrescimento, da metrorragie, da malattie pregresse, da anchilostomasi, amenoree, dismenoree, linfatismo, scrofola, esiti di malaria, catarri gastro-enterici cronici, nervosi, nevrastenie, coree, affezioni cutenee, usando anche applicazioni esterne, tutte seguite da guarigioni ottenute in uno o due mesi”. Il Bianchi pensava di creare un Kursaal a Vanzone, per la cura delle malattie cutanee, nervose e delle anemie, ma non potè realizzare il progetto. Il disegno dell’albergo e dello stabilimento dei Bagni era stato richiesto allo stesso architetto Pagani, autore del Regina Palace Hotel di Stresa. Come è riportato sull’ “Ossola” n. 36 del 8 Settembre 1906, lo stabilimento era “di stile elegante, snello, ben studiato e predisposto, piace a quanti l’hanno visto; perché all’esigenza e al comfort moderni unisce l’economia della spesa, non disgiunta dalla solidità”. Sempre dallo stesso articolo si ricava che era già in corso una sottoscrizione per accumulare i fondi necessari. Ne facevano parte “distinte personalità, come il Prof. Senatore Parona, l’On. Avv. Bernini e altre…”. La Società per le Acque Arsenicali fu costituita proprio nel 1906, quando l’acqua ricevette la medaglia di bronzo all’Esposizione di Milano.

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Via Bucchetti a Vanzone. Secondo il progetto della Società delle Terme il paese di Vanzone avrebbe avuto grande beneficio e afflusso di turisti grazie alla costruzione dello stabilimento

L’edificio doveva essere già pronto nella primavera del 1907, nella frazione di Battiggio, dove si lavoravano i minerali della Miniera dei Cani, “splendida ed appropriata posizione posta fra Vanzone e S. Carlo, sarà per l’avvenire una deliziosa e irresistibile attrattiva per i numerosi forestieri in cerca di salute e di svago”. Già nell’Ottobre erano disponibili le sottoscrizioni, ma il preventivo era stato ridotto da 250.000 a 200.000 lire. Inoltre una “ditta colossale”, di cui non si hanno altre indicazioni, aveva promesso di affittare la miniera per vent’anni a condizioni vantaggiose. La Società fu costituita ufficialmente il 20 Dicembre 1906, presso il notaio Ernesto Pescini nel suo studio di via Disciplini 18 a Milano, con il nome di “Società Anonima delle Sorgenti Minerali di Vanzone d’Ossola”. L’amministrazione era composta da sette membri: Ettore Trabucati, il Geometra Benedetto Chilli, Giacomo Molgatini, Silvio Ceretti, Cavaliere Fedele Mogni, Dott. Attilio Bianchi, Dott. Viganò. Come Sindaci della Società furono eletti l’On. Bernini di Novara, On. Mauri dep. di Cologno e l’avvocato Pietro Vecchietti.

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Il frontespizio del libro sugli effetti terapeutici delle acque arseno-mangano-ferroso, edito nel 1907 dalla tipografia Fontana di Milano, per la S.A. Miniere ed Acque Arsenicali

Nel Febbraio del 1907, alla grande Esposizione Internazionale di Igiene ed Alimentazione in Firenze, l’acqua di Vanzone ricevette la Gran Coppa con Medaglia d’Oro Grand Prix che fu ritirata dal Presidente Trabucati. Nel frattempo si attendeva la bella stagione per l’apertura del cantiere. Ma evidentemente il progetto languiva, sebbene l’acqua, esposta a Parigi, all’Exposition Internationale d’Alimentation et d’Igiene e a quella del Lavoro di Roma nell’Aprile 1907 venne giudicata meritevole del Diploma di Medaglia d’Oro e della Coppa al Merito Industriale, del Gran Premio e Medaglia d’Oro. Come scrive il giornalista dell’ “Ossola” n. 20 del 18 Maggio 1908, “queste nuove e preziose onorificienze … sono una nuova splendida conferma dei pregi indiscutibili di quest’acqua salutare. Siamo pertanto lieti di poter finalmente accertare che nella prima quindicina del p.v. giugno si darà principio ai lavori di tubazione metallica internamente rivestita di stagno per la conduttura dell’acqua al piano ed ivi essere raccolta in grande vasche di vetro per l’imbottigliamento e per il rifornimento allo Stabilimento Bagni che quanto prima sorgerà nei pressi di S. Carlo ove esistono i ruderi degli antichi laboratori minerali”. I pareri di 95 dottori che illustravano gli effetti della terapia sui loro pazienti furono raccolti dal Dottor Bianchi in un interessante opuscolo nel 1907, dal titolo Relazioni biologiche cliniche e mediche sulle acque arseno-mangano-ferrose di Vanzone d’Ossola, edito a Milano dalla tipografia A. Fontana, per la S.A. Miniere ed Acque Arsenicali.

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Il grande progetto delle terme stresiane

Nell’“Ossola” n. 22 del 30 Maggio 1908 un lungo articolo era dedicato alle “Terme arsenicali di Stresa e di Vanzone” e val la pena di trascriverlo quasi integralmente: “Già da parecchi giorni e mesi i giornali del Lago Maggiore avevano dato notizia, in forma quasi dubitativa, tanto pareva ardita e grandiosa la cosa, del progetto di costituzione di una Società per condurre a Stresa l’acqua arsenicale sorgente in Valle Anzasca sui monti di Vanzone, e di costruire su quella incantevole riviera un grande stabilimento termale … nel quale è pure compresa la costruzione di un grande albergo e di uno stabilimento termale a Vanzone. Trattasi dunque di cosa molto importante anche per una delle nostre vallate, e per questo crediamo opportuno esporre i dettagli del progetto ed osservare gli effetti che ne posson derivare. Da Vanzone l’acqua verrebbe condotta con una tubazione di gres ceramico fino a Stresa e più precisamente fino a quella località di Chignolo Verbano che con Stresa s’intreccia, in riva al lago, quasi di fronte all’Isola Bella, il punto più affascinante e più ammirato del Lago Maggiore.

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Una vista del Kursaal di Stresa, con in primo piano la spiaggia e il lago. Nell’edificio venivano organizzate diverse manifestazioni, come mostre d’arte, opere musicali e spettacoli

In quella località la Società si è già assicurata l’acquisto di una villa principesca (N.d.R. La Palazzola), vastissima e su quell’area intende costruire un grande albergo, le terme, un elegante teatro, un gran parco per i più svariati divertimenti, un Kursaal per le feste e concerti, ed una quantità di villini; un insieme di edifizi, di terrazze, di giardini, di giuochi d’acqua, come si può desumere dal disegno di una prospettiva generale già diffuso a migliaia di copie, che sarà di una grandiosità e magnificenza tale da non temere il confronto con le più rinomate stazioni termali che già esistono in Europa. Del resto basti dire che autore del progetto è quello stesso valentissimo architetto che ha testé ornato la città di Stresa di quel superbo edificio che è il Grand Hotel Regina. Da tutto ciò è ben facile arguire lo sviluppo straordinario che sta per prendere quella sponda già tanto favorita dalla natura e dall’arte e dalla linea del Sempione Lötschberg – la gran molla di tutto – e la clientela cosmopolita e ricca che vi sarà attratta.

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La pubblicità delle Arsenical Thermes di Stresa, in inglese, sulla quarta di copertina della rivista “Verbania”. Le terme erano aperte dal primo di Marzo alla fine di Novembre. Oltre alla somministrazione della acque di Vanzone era possibile fare trattamenti come massaggi, elettroterapia, idroterapia, tremuloterapia, ginnastica svedese, tutti i tipi di fisioterapia con i più moderni macchinari. Per gli ospiti erano disponibili un ristorante, sale da te e per i concerti

Ma tutto ciò che è pur facile arguire altresì che la Società essendo proprietaria anche dell’albergo e delle terme di Vanzone, avrà il massimo interesse a richiamare anche su questi stabilimenti, e già la richiama nei suoi manifesti, l’attenzione del pubblico e ad inviarvelo nelle stagione propizia, come con tanto profitto si usa fare in Svizzera ove la corrente dei forestieri è si può dire guidata da un luogo ad un altro dalla sapiente reclame che quegli albergatori vi sanno organizzare. E quale migliore reclame per Vanzone, e per tutta la Valle Anzasca, di quella che potrà essere organizzata nel principale centro d’attrazione del vicino Verbano? Per tutta la Valle Anzasca diciamo, imperocché non è supponibile che a Vanzone ci debbano essere le colonne d’Ercole, essendo tanto vicino e tanto seducente il Monte Rosa.

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I frequentatori dello stabilimento termale, che doveva essere costruito nella frazione di Battiggio, da Vanzone si sarebbero recati a Macugnaga, per vedere le cime innevate del Monte Rosa

Dimorare a Vanzone senza visitare anche Macugnaga sarebbe come andare a Milano senza vedere il Duomo; ed ecco anche a quella estrema stazione alpina irradiarsi per forza delle cose i benefici effetti di quelle terme, e avverarsi così la profezia di un antico chimico di Domodossola, il Bianchetti, che trattando dell’acqua di Vanzone nel Novelliere Ossolano scriveva: ‘verrà stagione in cui questa sorgente aprirà un amplissimo teatro di prosperità alla Valle Anzasca e di salute agli accorrenti’. Nessun dubbio poi sull’avvenire di queste stazioni termali se si tien conto del fatto che di sorgenti d’acqua arsenicale non se ne contano che cinque o sei in Europa; che infinite sono le applicazioni che se fanno e che queste di Vanzone sono giudicate tra le più efficaci; e se si tien conto del fatto che di sorgenti d’acqua arsenicale non se ne contano che cinque o sei in Europa; che infinite sono le applicazioni che se ne fanno, e tien conto altresì delle località sommamente adatte per eccellenza di clima e bellezza di natura sulle quali stanno per sorgere: l’una su quella plaga verbanese che non ha rivali al mondo, l’altra in quella fresca e pittoresca valle che ha per sfondo la più bella montagna delle Alpi”.

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A passeggio per l’Avenida

Il 6 Marzo 1909 fu costituita a Milano, presso il notaio Guasti, la “Società Miniere e Acque Arsenicali Ferruginose”, l’ennesima che aveva lo scopo di utilizzare le acque delle miniere. Nel frattempo a Vanzone l’acqua veniva commercializzata in bottigliette per le cure a domicilio. Il trasporto dell’acqua era complicato: inserita in contenitori di vetro e di legno l’acqua veniva trasportata dalle miniere al paese per mezzo di una teleferica con un dislivello di 700 metri.

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L’acqua di Vanzone era somministrata anche in preziose bottigliette. Immagine tratta dal sito Acque Vanzonis

A Stresa le acque di Vanzone arrivavano alle Terme Arsenicali con un lungo viaggio. L’ingresso al parco termale era curioso: quattro finte garitte rotonde collegavano i cancelli. La scritta Avenida des Thermes, inserita in tre archi, accoglieva i visitatori in un improbabile esperanto. C’era un entrata per i pedoni e un’altra per le carrozze. Il collegamento con il centro di Stresa era assicurato da uno dei primi autobus a batteria elettrica. Il Kursaal si presentava come un edificio vetrato a base rotonda, alla cui sommità svettava una cupola esagonale, sormontata da una bandiera. Intorno s’innalzavano le onnipresenti palme. Oltre alla somministrazione di sei diversi tipi di acqua arsenicale, terapeutica per tutti i tipi di anemia e come ricostituente, nel Kursaal erano previsti anche massaggi, inalazioni, idroterapia e ginnastica scozzese.

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L’ìngresso delle Terme di Stresa con i due ingressi, uno pedonale e l’altro per le carrozze

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Il viale di ingresso all’edificio del Kursaal di Stresa

Stresa Kursaal nei locali anche una stazione termale ingresso autobus elettrico

Il collegamento fra le terme e il centro di Stresa era assicurato da un autobus a batteria elettrica

A fianco sorgeva il salone per le esposizioni con il ristorante, gestito dal Signor Toni, proprietario del Cova e dell’Hotel Excelsior di Varese. C’erano anche la sala da te, la stanza di lettura e la sala per concerti, dove venivano organizzate serate musicali e “tutti i tipi di divertimento”. Nel 1911 fu rappresentata l’opera buffa Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Dal Kursaal una fontana segnava l’ingresso al vialetto che portava verso la terrazza sul Lago. I turisti potevano anche tentare lo skating-ring come si leggeva sul numero 8 della rivista “Verbania”: “Siamo lieti di pubblicare le prime fotografie del Kursaal, dello Skating-ring, dello stabilimento delle Terme che si sta per inaugurare con una splendida esposizione d’arte. Il giardino mirabile, su cui sorgono i nuovi edifici, per l’attività prodigiosa dell’architetto Pagani è destinato a diventare uno dei ritrovi mondani più eleganti e pittoreschi del lago”. Sempre sullo stesso periodico si annunciava l’inaugurazione della prima esposizione d’arte: “Più di cento sono le opere iscritte, degli artisti Leonardo Bazzaro, Luigi Bolongaro, Achille Tominetti, Paolo Sala, Eugenio Gignous, Guido Boggiani, Cornelia Risi, Giuseppe Pennalisico, Filippo Carcano, Lodovico Cavalieri, Giulio Branca, Gallotti, Ernesto Bazzaro, Emilio Borsa, Vico Viganò, Francesco Vismara, Attilio Prandoni, Giovanni Cavalli, Vittorio Castagneto, Serafino Verazzi, Carlo Follini, Eugenio Pellini, Elisa Sala, Pietro Canonica Amisani, Paolo Troubetzkoy”.

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Il viale a lago del giardino delle Terme Arsenicali di Stresa con vista sulle isole borromee

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Lo ‘Skating-Ring’ nel parco delle Terme di Stresa, dove si esibivano ardite signore in gonnella

Sulla stampa locale, si leggeva: “vi sono due cose che aumentano in notevoli proporzioni la rinomanza di Stresa: lo Stabilimento Termale, detto Terme Arsenicali, per curare la bellezza della pelle, costruito in un vasto parco di 60 ettari, in riva al lago, con Kursaal, Teatro, circolo privato, tennis, tiro a segno, latteria e la ferrovia elettrica del Mottarone…”. C’era anche il Casinò, tenuto da un certo signor De Santis, che però fu costretto nel 1905 a cedere la licenza al Casinò di Sanremo. Alla fine del primo conflitto mondiale, nel 1918, il Casinò fu riaperto in Corso Umberto I ma fu poi chiuso definitivamente nel 1924 dal prefetto, per irregolarità.

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Una cartolina del Casinò Municipale di Stresa nella sede del lungolago. Chiuse subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e, al suo posto, venne costruito l’Hotel Royal

Larea delle terme era così bella, proprio in faccia alle isole Borromee, che, già nel 1912, i proprietari della Società meditavano una suddivisione in lotti, su cui edificare alcune ville. Sulle terme gravava poi il costo esorbitante del trasporto dell’acqua da Vanzone e nel ’14 lo stabilimento venne chiuso per sempre e successivamente demolito e con lui anche la passeggiata del roseto, dove fu edificata Villa Castelli.

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Già nel 1912 i proprietari della Società delle Terme si resero conto del grosso potenziale economico che avevano i terreni occupati dallo stabilimento e spezzettarono il fondo in 43 lotti

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Zaverio Calpini: da Vanzone al Messico e ritorno

A Vanzone era nel frattempo tramontata l’idea di costruire un nuovo albergo e uno stabilimento termale, ma, come si leggeva nell’“Ossola” del 27 Giugno 1914, “per iniziativa dei Signori Cassietti e Cantonetti e con accordi con la nostra Società Miniere Acque Arsenicali si sta trasformando in Hotel moderno il palazzo ex Calpini in questo comune, sulla strada che conduce a Macugnaga e ai ghiacciai del Monte Rosa. Il nuovo Albergo si denominerà Hotel Regina di Vanzone ed avrà la capacità di 60 letti. Sarà fornito di tutto il comfort moderno ed avrà una installazione di bagni arsenicali con le potentissime ed oramai note sorgenti di Vanzone, punto dissimili da quelle ben rinomate della Bourboule e di Levico … L’albergo si aprirà fra pochi giorni”.

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Il Palazzo Calpini di Vanzone era la residenza di Zaverio Calpini, ricco industriale che aveva fatto fortuna aprendo un negozio di ottica e strumenti tecnici a Città del Messico e che fu poi sindaco del paese. Il palazzo è a pianta quadrata, con quattro piani e tre terrazzi. All’interno ci sono tutt’ora bellissimi pavimenti di legno, stanze e saloni affrescati.  L’edificio fu trasformato nel 1914 in un albergo che si chiamò Hotel Regina, tenuto dal Sig. Carlo Cantonetti e consorte

Il palazzo era appartenuto al Cavalier Zaverio Calpini. Nato nel 1820, da un antica famiglia di Vanzone, era emigrato nel 1848 in Messico, dove aveva fondato col fratello Francesco la fiorente Casa Industriale Calpini, per la produzione e l’importazione di articoli di lusso, giocattoli, strumenti ottici e articoli tecnici, la cosiddetta Ditta Calpini Opticos in Madero 34. Nel 1854 aveva aperto una succursale a Guadalajara, in calle San Francisco 12.

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Stresa Vanzone Terme Kursaal Lido Acqua Cani Calpini Messico Calle Plateros

Sulla destra il negozio fondato dai vanzonesi fratelli Calpini a Città del Messico, in Madero 27

Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Stresa Vanzone Terme Kursaal Lido Acqua Cani Calpini Messico negozio

La succursale della Optica Calpini a Guadalajara

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Una scatola di cartone con l’etichetta di Casa Calpini, Messico

Nel suo ricordo postumo, pubblicato sul “Popolo dell’Ossola” n. 10 dell’11 Marzo 1905, si legge che “tutt’ora esiste prosperosa di più anni diretta dell’Egregio sig. Gabriele Garbagni, altro degno figlio di Vanzone … Nell’anno 1852, Zaverio Calpini faceva ritorno in patria e si univa in matrimonio con la signora Marietta Pirazzi che, quale sposa affettuosa lo seguiva ben tosto laggiù nell’antica patria di Montezuma. Le rare e preziose doti di mente e di cuore del Calpini e gl’importanti servigi da lui resi alla sua patria adottiva gli meritarono dal governo Messicano onori e cariche eminenti e di ciò ne fanno fede i molteplici e preziosi documenti che si conservano presso la famiglia. Alli venti marzo 1861, veniva insignito della medaglia d’oro al Valor Civile, la quale porta questa testuale dicitura: ‘Valor Civile En El Su Genero 1861’. L’alta onorificenza meritata a rischio della vita veniva accompagnata da una nobilissima lettera del Presidente di quella Repubblica. Dopo oltre trent’anni di instancabile e feconda attività, lasciava il Messico per ritirarsi in patria e godere fra la quiete della famiglia i frutti delle sue lunghe e intelligenti fatiche. Dal Messico portò preziosi oggetti d’arte e d’antichità dei quali fece dono generoso al Museo Civico di Torino e a quello di Domodossola. Vanzone abbisognava in quel tempo di buoni amministratori; del Calpini ne comprese i meriti e non indugiò ad approfittarne, chiamandolo alla carica di consigliere e più tardi a capo della sua Aministrazione. L’onorifico e difficile incarico disimpegnò con zelo e disinteressamento, con bontà, prudenza, energia e fermezza di carattere, per oltre 25 anni. Vanzone, in quei tempi, era giustamente indicato quale paese modello. Importantissimi interessi del Comune e della Confraternita, trovarono nel Calpini appoggio, difesa e salvezza. La popolazione veniva da lui considerata come famiglia sua. Come cattolico praticante non isdegnava d’intervenire in chiesa, alle funzioni religiose a cui assisteva con edificante pietà.

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Zaverio Calpini, ritratto di Sergio Zaniboni, pubblicato sul sito della Fondazione Torino Musei

Nel 1867 il Governo di Re Vittorio Emanuele II in merito alle molteplici e preziose benemerenze del Calpini, gli conferiva l’altissima onorificienza della Croce dei S.S. Maurizio e Lazzaro. L’onda veemente del suo amor patri non poteva contenersi nei ristretti confini del suo paese. La ferrovia dell’Ossola era per lui l’ideale ardentemente vagheggiato e propugnato col valido concorso di Ubaldino Perazzi Senatore del Regno, e di Ginala in allora Ministro dei Lavori Pubblici, suoi intimi e preziosi amici. A questo scopo nella primavera del 1884 il Cav. Calpini, accompagnato dell’avvocato Trabucchi, per incarico del Comitato Ossolano, recavasi a Roma e veniva ricevuto in privata udienza da Sua Maestà il compianto Re Umberto, da cui otteneva l’assicurazione di tutto il suo appoggio affinché venisse ultimato il tronco della ferrova da Borgomanero a Domodossola, la cui conseguenza doveva affrettare il traforo del Sempione per quale il povero Calpini tanto s’interessava ancora negli ultimi giorni di suoa vita. Il giorno 24 u.s. Febbraio, mentre cadeva l’ultimo diaframma del Sempione, spirava l’Anima eletta del Cav. Calpini Zaverio, le cui labbra morenti balbettavano ‘Nunc dimittis’…

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I villeggianti al Grand Hotel Regina di Vanzone

Il lussuoso Hotel Regina, dove dal 1916 era somministrata l’acqua dei Cani, era gestito dal Signor Carlo Cantonetti, figlio di Lucia Creda, e dalla sua consorte. L’albergo è tutt’ora esistente, in via Marconi 14 e funziona come casa per vacanze “Villa Regina” diretta dalle Sorelle Ministre della Carità di San Vincenzo e, fortunatamente, è ben conservato: gli ospiti possono cenare in sontuosi saloni affrescati, le camere hanno il camino e i bellissimi pavimenti di legno sono perfettamente tirati a lucido dalle Sorelle, che lo aprono solo in estate perché è sprovvisto di riscaldamento. Sul “Popolo dell’Ossola” n. 26 del 25 Giugno 1915, ovvero quasi cent’anni fa, c’era un articolo dedicato al Grand Hotel Regina: “È dal giorno 15 che è aperto e … il lavoro incomincia bene e varie comitive di gitanti ebbero in esso squisitezza di tavola e cortese accoglienza. Il Grand Hotel posto in amena posizione a vista del maestoso Monte Rosa, circondato da spazioso e verdeggiante andito, con grandioso parco ad abeti, intersecato da ben tenuti viali, con sedie e tavolini qua e là disposti, è dolce e confortante per i villeggianti; i quali nel dolce e fresco clima di Vanzone, senza strabalzi repentini di temperatura, come sovente avviene in altri luoghi climatici, potranno godersi lunga e ristorante permanenza. Non una di quelle comodità che può richiedere l’odierna signorile società manca nel Grand Hotel; grande sala da pranzo, sala caffè e bigliardo, sala di lettura e ricreazione, sala per i viaggiatori, commercianti e società sportive.

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L’Hotel Regina di Vanzone, con gli inconfondibili quadrifogli nel timpano,  in una foto dei primi di cento anni fa. L’Albergo è ancora aperto ed è gestito dalle Sorelle della Carità di San Vincenzo.

Il Grand Hotel è in condizione di poter ospitare anche personaggi eminenti, avendo appartamenti di lusso finemente arredati, ove distinte famiglie, come a casa loro, potranno trascorrere tranquilla la stagione estiva. I gabinetti per i bagni ad acqua calda e fredda sono così ben serviti ed igienicamente disposti che il villeggiante è attratto a bagnarsi e sentirsi così rinnovate le forze dopo una passeggiata. V’è pure il riparto bagni ad acqua arsenicale-mangano-ferruginosa superiore certo alle acque di tal genere di Levico e Roncegno, poste per ora, in quell’Austria che ci combatte, ma che presto il valore delle armi italiane dichiareranno per sempre nostre. E però coloro che colà si recano a rinfrancare la propria salute, sappiano che nella loro patria stessa, e precisamente a Vanzone-Ossola (Valle Anzasca) potranno avere, e fare quella cura che loro necessita. Tutto il Grand Hotel e il parco circostante sono sfarzosamente illuminati a luce elettrica. Lo Chef di cucina saprà farsi onore nell’arte sua, ed i signori villeggianti, che potranno essere serviti anche a regime a scelta, avranno a che soddisfare i loro svariati gusti. Vanzone, bello per la sua posizione, per lo splendore de’ suoi palazzi e per la squisita gentilezza de’ suoi abitanti sarà ben onorato di ospitare nel Grand Hotel Regina la nobile colonia dei villeggianti”.

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Una vista del Monte Rosa da Vanzone in una cartolina d’epoca con il timbro dell’Hotel Regina

Sul “Popolo dell’Ossola” n. 31 del 3 Agosto 1917 si legge che “il Regina Hotel si trova quest’anno, come già l’anno scorso, nel più grande imbarazzo per accontentare tutta la clientela … a completare il vantaggio delle acque e la bellezza dello spettacolo vi è l’ospitalità del sig. Cantonetti e l’ambiente pari alla sua affabilità e cortesia – poiché egli ha avuto la fortuna di poter adattare ad Hotel una splendida villa privata, per cui nessuna caratteristica osservasi comune a molti luoghi di cura che per la disposizione ed il genere del fabbricato hanno tuttavia l’apparenza di ospedali con piccole camerette, che sembrano altrettante celle conventuali. Qui invece tutto è disposto signorilmente sì da avere idea di essere ospiti di qualche gran Signore non in uno stabilimento, ed a completare l’illusione che seduce subito di fuori e nell’interno, pensano il Sig. Cantonetti e la sua gentilissima Signora. Egli, il Sig. Cantonetti, anziché un direttore di grande Albergo, appare un ospite distintissimo, che, superbo dei suoi invitati, si sforzi in tutti i modi per rendere loro più caro il soggiorno, e… più sentito il rammarico di doverlo abbandonare. Di modi squisitissimi, signorile nell’aspetto e corretto, un vero Gentleman-like, quando nella sala da pranzo avvicina i diversi tavoleggianti e con circolluzioni magari scientifiche – perché il sig. Cantonetti è un uomo di buona cultura che oltre ad essere un poliglotta è un appassionato delle sue acque delle quali parla con una competenza da meravigliare e da farlo scambiare per un chimico autentico … La clientela, come si è detto, è delle più distinte, per cui dovrà presto provvedere, come già in quest’anno ha fatto, impiantando nuovi bagni, anche ad ingrandire lo stabilimento con qualche nuovo fabbricato, che mi auguro abbia ad armonizzare col carattere signorile di villa dell’attuale. Certo un avvenire grande è sì assicurato al sig. Cantonetti – un vero ‘self made man’ – se … si saprà circondare il naturale tesoro di queste acque di tutte le maggiori comodità per raggiungerle. Un treno elettrico che percorresse tutta la vallata! Da Milano in tre ore ai piedi della Dufour, della Nordend, della Gnifetti, della Signal Cup e delle altre punte del Rosa”.

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Il giornalista di “Il Popolo dell’Ossola”,  in un articolo del 1917, dedicato al Grand Hotel Regina, immaginava che in futuro lo stabilimento termale e la costruzione di una ferrovia elettrica lungo tutta la Vall’Anzasca, avrebbero portato “drappelli di forestieri, venuti da ogni parte del mondo, per cercare nella cura delle sue acque miracolose la salute”. In alto The Indiscretion, ambientato in treno, di Constant Aime Marie Cap, 1895, Collezione Privata

La Società delle terme aveva in progetto la costruzione di tubature di gres omeglio di robusto vetro, condotte a Vanzone con S. Carlo che faranno sorgere nell’ameno sito il principale stabilimento, intorno a cui verranno a far corona altri alberghi, ristoranti, caffè, ecc. E allora il treno elettrico che percorrerà in breve la Valle Anzasca, colle frotte di turisti bramosi di contemplare davvicino le emozionanti bellezze di uno de’ più splendidi monti della terra, porterà a Vanzone drappelli di forestieri, venuti da ogni parte del mondo, per cercare nella cura delle sue acque miracolose la salute forse da tanti anni sospirata ed invano altrove cercata. È questo per ora un sogno, ma caro sogno, di cui ogni Ossolano deve desiderare la realizzazione, che potrà anche effettuarsi non appena l’attuale immane conflitto, che travolge popoli e nazione, avrà fine”.

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In apertura: il Kursaal di Stresa.

Per scaricare il pdf dell’articolo cliccare qui: Quando a Stresa si beveva l’acqua miracolosa di Vanzone

Bibliografia: Le terme arsenicali di Stresa e Vanzone, in A.A.V.V., “Almanacco Storico Ossolano”, Domodossola, Grossi, 2008; Andrea Lazzarini, Dimore di lago, Stresa, Scenari, 2011; Umberto De Petri, Cronache di Vanzone con San Carlo. Al tramonto della Belle Époque 1906-1918, Roma, Il mio libro, 2012; Umberto De Petri, Cronache di Vanzone con San Carlo. A cavallo di due secoli 1895-1905, Roma, Il mio libro, 2013. Link: http://www.acquevanzonis.it/; http://appuntiretrodatati.blogspot.it/2013_06_07_archive.html;

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Giochi d’acqua e d’aria al Lido di Stresa

Stresa Lido colorata insieme 2

Il Lido di Stresa, come testimoniano le tantissime immagini, sopravisse molti anni alle terme arsenicali. Una passerella di legno per l’approdo dei natanti si sporgeva nel lago e terminava con una pagoda rotonda su palafitte, che ospitava il ristorante. Al Lido era attraccata La Chiocciola di Carlo Emanuele Basile. C’erano poi la spiaggia, la piattaforma per l’elioterapia con la piscina galleggiante, un trampolino altissimo, uno scivolo d’acqua e lo scalo per idrovolanti, dove Forlanini fece le sue prime prove. Accadde anche una sciagura: una turista francese morì colpita da un pattino durante l’atterraggio di un idrovolante. Non mancavano i campi da tennis, le strutture per gli sport all’aria aperta, i corsi di canoa, le gare di pesca e di tiro a segno. Ancora nel 1954 il Lido di Stresa era citato nella guida Villeggiature delle Prealpi e dei laghi prealpini, come adatto al canottaggio, gare di nuoto, scuola di sci nautico e regate. Il Lido non c’è più, ma le molte cartoline, sia in bianco e nero, che colorate,  ci raccontano com’era, in questo diaporama. Basta cliccare sulla prima immagine per far partire lo slide-show.

 

 

Tempi moderni a Villadossola

3 Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Metallurgica Ossolana Sisma Villadossola Fabbrica Locali presse

Dall’opuscolo Società Anonima Metallurgica Ossolana” Villadossola – Estratto dall’Annuario della Industria Mineraria, Metallurgica e Meccanica in Italia Edizione 1916-17. In Milano, a cura di Umberto Grioni.

La Società Anonima Metallurgica Ossolana, con Sede e Stabilimenti in Villadossola, venne costruita il 5 gennaio 1907, rilevando le Officine di Bolloneria in Villadossola, fondate nel 1893, di proprietà dei signori V. & E. Fratelli Ceretti. Il capitale sociale interamente versato è di L. 1.500.000. L’area di proprietà della società è di circa 80.000 mq. compresi circa mq. 15.600 di area coperta.

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Veduta generale degli stabilimenti

Lo stabilimento di acciaieria e laminatoio occupa una superfice di circa 45.000 mq. ed è collegato da un binario di raccordo colla stazione di Villadossola; circa 17.000 mq. sono occupati dalle Officine di Bolloneria e circa 18.000 mq. di case di proprietà della Società per abitazione impiegati ed operai. Gli impianti della Società sono costituiti come segue: Acciaieria – con un forno Martin da 12 tonnellate e uno da 20 tonnellate, per la produzione di piccoli getti e di acciaio in lingotti da 35 a 80/85 kg. di resistenza.

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Laminatoio e Forno Martin

Stabilimento Acciaieria e Laminatoio

Stabilimento Acciaieria e Laminatoio

Laminatoio – con un treno medio per la laminazione di ferri di bulloneria e per il commercio, cioè: tondi e quadri da m/m 6 a 42, moiette e piatti da m/m 20 x 2 a 70 x 20, nonchè altri profilati per la fabbricazione di piastrine d’armamento ferroviario, ecc. La produzione mensile ascende a circa tonnellate 1.200.

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Case operai

Il reparto bullloneria

Reparto bullloneria

Case Impiegati

Case Impiegati

Bolloneria – Officine meccaniche – Forgie – per la fabbricazione di bulloneria di commercio, pezzi stampati e forgiati, piastre e stecche per armamento ferroviario, pali a traliccio, e per altre costruzioni in ferro, con una produzione mensile complessiva di 300/400 tonnellate.

Veduta stabilimenti

Veduta stabilimenti

10 Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Metallurgica Ossolana Sisma Villadossola Fabbrica Centrale elettrica

Centrale elettrica

La società dispone attualmente di due turbine idrauliche di circa 70 HP, di un impianto idroelettrico di oltre 200 HP e di 700 HP di energia elettrica della Società Dinamo, trasformata in una sottostazione di proprietà della Società.

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Locali viteria

9 Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Metallurgica Ossolana Sisma Villadossola Fabbrica Raccordo ferroviario

Raccordo ferroviario

Per la quantità di area disponibile, ben ubicata nei riguardi dei trasporti ferroviari e per la energia elettrica già impegnata, la Metallurgia Ossolana ha la possibilità di ingrandire notevolmente il proprio impianto, come daltronde ha già progettato attendendo tempi propizi.

O Archivio Iconografico del Verbano Cusio Ossola Metallurgica Ossolana Sisma Villadossola Fabbrica Copertina

La copertina dell’opuscolo

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In apertura: Locali presse.

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